Brandiment, o il sogno del web marketing

Brandiment, o il sogno del web marketing

150 150 Davide

L’enorme quantità di dati disponibile liberamente in rete sembra finalmente realizzare il sogno di una vita dei direttori marketing. Conoscere il proprio cliente, così bene da poter capire non solo se è soddisfatto o meno delle scelte fatte, ma anche se e come procederà al prossimo acquisto. Ma siamo sicuri che sia così? O sul web c’è piuttosto enorme rumore di fondo, buzz dicono gli americani, che non consente di distinguere fenomeni di reale consistenza dal chiacchiericcio generalizzato?
Sono proprio gli americani, col loro riconosciuto pragmatismo, a fornirci delle indicazioni chiare su come procedere. È da tempo, almeno un paio d’anni, ovvero un’eternità sulla rete, che gli analisti più avveduti ripetono come un mantra che tutto si sta spostando sul web, e che il marketing delle aziende “tradizionali” deve assolutamente attrezzarsi con delle strutture di intelligence della rete, o comunque essere supportato nel cambiamento da professionisti esterni. Il CRM soprattutto, la gestione della relazione col cliente, nelle aziende più evolute si arricchisce a tal punto da cambiare nome, diventando Social CRM, ovvero un CRM integrato da tutte le informazioni raccolte in rete.
Arriviamo così al punto decisivo: l’integrazione delle informazioni aziendali già esistenti. Raccogliendo uno spunto fornito in un recentissimo report Forrester, possiamo quindi dire che nell’analisi delle conversazioni online c’è un percorso, che va dal semplice crawl, raccogliere dati “passivamente” e meccanicamente, ad un ascolto proattivo (walk), che si affina sempre più attraverso la combinazione dei dati (run) fino a raggiungere l’integrazione nei database aziendali già esistenti (fly). Viene così fornito, in ultima analisi, un contributo enorme alla definizione delle strategie di marketing, e al loro fine tuning una volta che vengono messe in campo. Non si tratta più solo o “semplicemente” di migliorarsi, ma di evolvere verso nuovi modelli di business, sempre più centrati sul cliente e sulle sue aspirazioni. In questo senso Kotler ha parlato di marketing 3.0, un marketing in cui l’opinione del cliente è considerata rilevante in tutte le fasi del ciclo di vita di un prodotto, dalla valutazione finale a risalire via via fino alla stessa ideazione di nuovi servizi e prodotti.
È partendo da queste considerazioni che nasce la Business Intelligence di Estrogeni, prima come struttura organizzativa, due mesi dopo anche come piattaforma integrata progettata in tecnologia php 5, lo stato dell’arte per le applicazioni web dinamiche. È uno strumento in grado di rilevare puntualmente il sentiment online e al tempo stesso di esprimere in maniera chiara il digital brand value di un’azienda in rete. Ovvero, in grado di supportare sia l’operatività che le strategie di marketing. Brand e sentiment quindi, in quello che abbiamo chiamato, in una parola, Brandiment. Un nome sintetico, per uno strumento che permette la sintesi dello stream senza fine dei dati della rete.
Nel web 2.0 tutto corre ad una velocità impressionante, e per un’azienda affidarsi a tentativi artigianali di costruzione della propria immagine rischia di essere un boomerang. Esserci invece con professionalità e visione è una sfida che vale la pena correre, soprattutto se è vero, come qualcuno ha detto, che “il futuro è l’unico posto dove possiamo andare”. In quel posto noi ci saremo, vogliamo andarci insieme?

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