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Daniela

401 301 Daniela

Guestbook. Intervista a Annamaria Bubamara

Ho conosciuto questa bottega virtuale per caso.
Mi ha affascinato la mission: “creare prodotti (fasce portabebè lunghe, mei tai e fasce ad anelli) belli e di qualità, fatti con amore e precisione, con costi di vendita contenuti”. Ci ho ritrovato qualcosa di familiare.
Poi ho scoperto che dietro quel buffo nome si nascondeva un altro esempio di sud operoso, una famiglia semplice e appassionata che crede nei valori dell’equità e del risparmio.
Quando poi ho scritto per proporre l’intervista e Annamaria mi ha risposto in poche ore con grande passione e professionalità non ho avuto dubbi: valeva davvero la pena intervistarli.
Benvenuti nel mondo del babywearing.

Quando ti ho contattato mi hai detto non siamo un’impresa, ma una piccolissima minuscola realtà, una piccola bottega. Raccontaci allora cos’è questa bottega, quando e perchè è nata, la ragione di questo nome così dolce.

Bottega Bubamara è nata, si può dire, assieme alla nostra prima figlia che oggi ha tre anni… Se non fossimo diventati genitori, se io non fossi diventata madre, probabilmente adesso non starei rispondendo a queste domande! Da neomamma, e con una bimba particolarmente bisognosa di contatto, ho avuto modo di provare e verificare i tanti benefici del portare i bebè in fascia (in inglese babywearing, “indossare” i propri figli mediante l’ausilio di appositi supporti, dai lunghi teli di tessuto ai marsupi ergonomici), argomento che già col pancione mi aveva tanto incuriosito e appassionato… Dall’entusiasmo verso quest’esperienza connessa con uno stile di maternità più naturale è partita la spinta per tenere un blog, dove raccontare e condividere gioie, segreti e consigli di vita vissuta relativi al nostro essere “genitori canguro”; al tempo stesso, ho iniziato a creare nel tempo libero le stesse fasce che cucivo per me e i miei figli, per poi venderle occasionalmente ad amiche reali e soprattutto virtuali, conosciute in rete.
Un anno fa, la svolta: Bottega Bubamara è diventata, con passione e dedizione, una piccola ditta che realizza e vende on line fasce porta bebè e altri articoli inerenti con la pratica-filosofia del portare i bambini. Ma prima ancora, come io e mio marito amiamo dire, è una bottega, un laboratorio dove con materiali e mezzi diversi proviamo a dare forma alla nostra voglia di creare e sperimentare, partendo dalla scelta delle stoffe, passando attraverso le foto e i video tutorials che realizziamo fino ad arrivare alla gestione e alla cura del nostro blog.
p.s: Bubamara (che in serbo vuol dire “coccinella”), è il personaggio di un film di Emir Kusturica che io e mio marito adoriamo, “Gatto nero, gatto bianco!”

Ti ho conosciuto attraverso la rete. Bottega Bubamara è, infatti, una bottega virtuale. È stata una scelta voluta o casuale? Qual è il ruolo della comunicazione digitale nel vostro lavoro? Quanto contano i social network nella promozione dei vostri prodotti?

La scelta di avere il negozio solo on line (almeno per ora!) un po’ è stata la naturale evoluzione dell’essere nati come blog, un po’ ha risposto alle nostre esigenze finanziarie, o meglio, alle nostre necessità di budget: un negozio virtuale, almeno ai nostri livelli, ha dei costi di gestione e mantenimento decisamente più contenuti rispetto a quelli di un’attività provvista di locale… Avere un negozio su internet, inoltre, ha diversi vantaggi, primo tra tutti a mio parere la possibilità di potersi portare il lavoro dove si vuole: basta avere un computer portatile, o anche uno smartphone, ed è fatta, e per una mamma sempre di corsa e con mille cose da fare può essere molto comodo! La tecnologia informatica e internet in generale hanno rappresentato davvero una grande risorsa e opportunità per me a livello lavorativo: attraverso i forum e i gruppi di discussione sui social network (Facebook sopra tutti), postando sulla nostra Pagina sociale contenuti multimediali come foto, video e link vari dal web, ho avuto e ho tuttora la possibilità di presentarmi con quello che faccio, mostrando il mio lavoro, con i valori e gli ideali che esso sottende. Grazie a questo tipo di reti riesco inoltre a dialogare direttamente con la potenziale cliente, la comunicazione che si riesce ad instaurare mi permette di capire meglio cosa si cerca, cosa si vuole da una fascia porta bebè: ciò mi permette di offrire il supporto giusto, di fornire una consulenza più accurata e mirata ai bisogni della mamma che mi contatta (mi è anche capitato di consigliare di non acquistare la fascia!)

La tua è un’azienda familiare. Come si conciliano affetti e professione? Quali sono i vantaggi e le difficoltà di una scelta di questo tipo?

La nostra bottega nasce dall’essere prima di tutto una famiglia! Quando è venuta al mondo la nostra bambina ho perso praticamente il giorno dopo il posto di lavoro, così come tante altre mamme: da quel preciso momento ho saputo che avrei fatto di tutto per dimostrare, a me stessa e alla società, che la maternità non è la fine del percorso lavorativo che si è cominciato in gioventù, bensì l’opposto, ovvero una risorsa, una spinta propulsiva verso nuove o rivisitate carriere. Mariti e figli, purtroppo, vengono ancora considerati come “zavorre”, ostacoli alla crescita professionale della donna, nella nostra esperienza, invece, diventano addirittura chiavi di volta, elementi portanti di tutta l’attività: ognuno apporta il proprio prezioso, indispensabile contributo a Bubamara, dai bambini che si divertono un mondo a girare i nostri video tutorial al papà che scatta le foto e cura la grafica del blog! Lavorare esclusivamente in casa, a stretto contatto con tutta la famiglia, mi consente di poter seguire giorno per giorno la crescita dei bambini, ma anche di gestire meglio vari aspetti della vita casalinga, dalla pulizia alla spesa… Tra gli svantaggi: non riesco mai a staccare del tutto, e da Bubamara, e dalla casa in generale! I momenti liberi sono davvero pochissimi, e spesso mi ritrovo a fare le ore piccole la notte perché è l’unico momento in cui riesco a lavorare tranquilla!

Cosa consiglieresti a chi ha un sogno e vuole creare impresa?

Consiglierei innanzitutto di interrogarsi su quanto sia importante e quanto ci si creda, in quel sogno. Se vai a dormire tutte le notti pensando a come sarebbe bello farcela, e a come poter fare per realizzare il tuo sogno, se al mattino poi è il primo pensiero che fai non appena apri gli occhi e vedi il sole filtrare dalle imposte, se ti sorprendi a parlarne sempre con la famiglia, con gli amici… Se ti ritrovi giornate intere a fare conti e a immaginare possibili investimenti con i soldi che sei riuscito a mettere da parte lavorando negli anni, se il lavoro sodo non ti spaventa, ma anzi, non vedi l’ora di buttarti a capofitto nella concretizzazione della tua idea… Beh, forse hai abbastanza energia e passione da poterti mettere in gioco!! Il nostro Paese, il mondo intero, in questo momento storico, hanno bisogno di idee nuove e di persone coraggiose da poterle mettere in pratica… In bocca al lupo!

273 177 Daniela

Guestbook. Intervista a Francesca Napolitano

Ci sono persone che incontri e ti sembra di conoscerle da sempre.
Ci sono persone che incontri e sei subito in sintonia.
Ci sono persone che incontri e pensi che qualcosa vi lega e vi legherà sempre.
Con Francesca è stato così. Da subito. Quando l’ho conosciuta era account in un’importante agenzia, oggi è un’insegnante di tai-chi, con una scuola tutta sua.
Una piccola donna, con una determinazione e una passione grande, diventata impresa.

Nel post di presentazione ti citavo: “qualunque cosa fosse successa, dicevi, avrei sempre inseguito il mio sogno… non avrei potuto fare nient’altro nella vita.” Raccontaci come sei arrivata qui. Da dove sei partita? Qual è stata la molla che ti ha spinto a lasciare tutto e a dedicarti al tuo sogno?

Per questa prima risposta ci ho messo del tempo… volevo iniziare con una citazione… ce ne sono tantissime sui sogni… e cosi mi sono persa…
Non so bene cosa mi ha portata qui..una serie interminabile di “coincidenze” condite da passione per quello che facevo, una costante analisi lucida delle cose che succedevano introno a me e senz’altro l’amore.
La molla, beh, la crisi; la crisi che in altre lingue, e proprio in cinese ha lo stesso ideogramma di opportunità, mi ha fatto agire nel momento giusto. La crisi ha praticamente affondato la società per cui lavoravo e in quel momento con la forza e la speranza necessaria per affrontare cose “impossibili” e un’incrollabile fede ho messo tutto in discussione, indirizzando le forze piano piano verso quello che prima era una scappatoia, un hobby che cresceva dentro di me. Ma succede proprio cosi ai guerrieri che credono… se si lavora bene e con pazienza piano piano la vita quotidiana e il sogno cominciano ad unirsi finchè il sogno non prende il posto principale nella nostra vita. Ci vuole amore coraggio e anche qualcuno che ti dia forza, che creda in te. Credo che mio padre sia stato fondamentale in questa svolta. Perche parlando con lui, mi sono convinta, convincendolo, che non c’era altra strada per me e convincendo lui il sogno ha preso forma.
Sono dell’idea che se tutti facessero il lavoro che amano, se tutti riuscissero a riconoscere il proprio talento (che tutti hanno, ma proprio tutti), il mondo sarebbe un posto migliore. Quindi la cosa difficile direi è proprio capire qual’è il genio che abbiamo dentro e che dev’essere coltivato.

Tana: perchè questo nome?
Il luogo è una Tana, una vecchia cantina del 600. Al di sotto di Tana abbiamo scoperto 35 metri di vuoto e la discesa nella Napoli sotterranea… quindi è una Tana nel verso senso della parola.
Ma Tana è anche il luogo di iniziazione dei monaci e degli sciamani. Luoghi importanti di potere raccontati in moltissime leggende di svariati paesi.
Tana è poi TAi chi NApoli…
Ma se ci penso ne escono tanti altri di motivi.

Musica in fascia, yoga per le mamme, tai chi: anche nella scelta delle attività – forse familiari a Roma – ma per ora meno note a Napoli, continui a scommettere e rischiare. Cosa ti muove?

L’ascolto mi muove, bisogna praticare l’ascolto per riconoscere i dettami della natura e non contrastarla… perché a contrastarla facciamo del male a noi e a chi ci sta vicino. Una visione ampia, aperta libera e intelligente della vita prevede l’ascolto, che è su di noi e quindi è silenzio ed è la scoperta di un modo davvero nuovo e pieno di cose ricche. Il silenzio ci avvicina a Dio e ci da innumerevoli risposte… questa è la prima cosa che mi spinge a scegliere queste discipline: imparare a stare insieme nell’ascolto e nel silenzio.
Il secondo, ma non secondo di importanza, è l’arte, TANA nasce dal desiderio di praticare l’arte del TAI CHI CHUAN e del CHI KUNG e prosegue aprendo le porte a tutte quelle attività che basano la loro ricerca sull’unione tra mente e corpo, sull’esplorazione nella ricerca della bellezza in un mondo dove è tanto difficile dare valore a ciò che è armonico ed è raro trovare chi persegue questa armonia che pur è essenziale per l’evoluzione dell’essere umano in una certa direzione. La ricerca e lo studio costante della bellezza sono arte.
Tana diviene quindi un luogo dove rallentare i ritmi quotidiani nella ricerca dell’equilibrio e della salute; un luogo dove condividere in libertà il piacere dello studio e dell’ascolto del corpo, dove la ricerca del gesto possa diventare forma d’arte, espressione armonica, emozione. Un luogo per tutti, dove ci si possa incontrare e da dove non si abbia fretta di andar via.
In un momento di crisi cosi forte puntare su questo secondo me non è rischioso. È solo lento, ma funziona, le persone si avvicinano perche comprendono ormai che la loro serenità non proviene piu dall’esterno.

Tana vive in rete. Tana comunica attraverso i social network. Come convivono discipline antiche e lente con la moderna e iperveloce comunicazione digitale? Quanto ti aiuta, in questo aspetto, il tuo passato nel mondo della comunicazione?

Il passato aiuta sempre, in ogni caso. Qualsiasi cosa avessi fatto prima mi avrebbe aiutato in qualsiasi scelta fatta poi, quindi la risposta è sì.
La tecnologia è una cosa pazzesca, tutti dovrebbero comprendere che grazie alla teconologia e al nuovo modo di comunicare siamo tutti connessi, ed essere connessi e uniti fa diventare forti e piu consapevoli. Se la teconologia davvero fosse al servizio della nostra evoluzione sarebbe come fare un salto quantico… le antiche discipline convivono oramai con le ultime scoperte della fisica quantistica, gli scienziati ci dicono oggi le stesse cose che antichi maestri hanno raccontato migliaia di anni or sono… sarebbe utile discutere a lungo di questo argomento, ma sia chiaro la tecnologia deve essere fonte di aiuto e noi essere intelligenti e saperla usare.

Quali sono i sogni di tana ancora da realizzare? cosa insegneresti a chi ha un sogno e vuole creare impresa?
I sogni sono tantissimi, c’è sempre un obiettivo dietro un’altro, e questo è ciò che ci mantieni vivi.
A chi ha un sogno direi: persegui il tuo sogno strenuamente, non essere caparbio ma lucido e nota i cambiamenti nel tempo e la direzione che il tuo sogno prende, perché il tuo sogno si realizzerà senz’altro ma potrebbe essere diverso da quello che hai immaginato in principio quindi sii aperto a ciò che la strada ti propone; contornati di persone buone e sincere che ti aiutino nella realizzazione, sii sempre coerente e sopratutto non raccontare il tuo sogno a nessuno fino a che non si realizza 😉

Daniela

Guestbook. Intervista a Alessandra Cecere

Un terreno. Un allevamento di bufale. Un’azienda di famiglia in una terra difficile e una scommessa. Vinta: rinnovare Ponterè, trasformando un’azienda agricola e zootecnica in un progetto sostenibile e socialmente responsabile. Ce lo racconta Alessandra Cecere che, insieme al fratello Nicola, ha reso speciale il processo di allevamento biologico. Alcune regole ( tutelare e valorizzare l’ambiente, animali allo stato semibrado, concimi e mangimi bio, una sola mungitura al giorno, vitelli allattati con latte materno, riproduzione naturale) e tanta passione hanno reso possibile un sogno.
Partiamo da qui, dal sud operoso, per condividere le esperienze di chi in tempo di crisi non si tira indietro ma si sforza di mettersi in gioco con immaginazione pari alla concretezza. In due parole, facendo impresa.

Siete tra le aziende dell’associazione Libera, fattoria didattica, spazio per arte ed eventi, il tutto in un mercato con una concorrenza molto elevata sul territorio, territorio che – a sua volta – è un campo difficile dove presentarsi con valori come quello di Libera: insomma un posizionamento complesso. Fra le due cose (mercato e impegno sociale), qual è stata e qual è la più difficile da affrontare? cosa significa per voi essere socialmente responsabili?

Sicuramente il Mercato, diffondere il concetto di qualità e far percepire ai consumatori che ciò di cui si cibano, se di qualità, ha un valore economico è molto difficile! Noi agricoltori siamo impegnati su molteplici fronti: qualità, salute, gusto, contenimento dei prezzi dei prodotti alimentari, tutela dell’ambiente e del territorio, benessere animale, in più in una terra dove la pubblica amministrazione non ti agevola i percorsi e quindi devi fare tutto da solo!
Ma vedi Daniela l’agricoltura interessa tutti, anche te, il tuo futuro, il tuo bambino perchè crea benessere per l’intera collettività e quindi non si tratta solo di avere cibi buoni e salutari ma anche di avere un’ambiente intorno a noi pulito, curato e sano! Ecco perché anche l’impegno sociale! Sostenere un’organizzazione che si occupa di diffondere messaggi giusti nel nostro territorio attraverso il concetto del lavoro, dell’onestà e della giustizia sociale inteso come contributo anche al territorio, ed in un territorio come il nostro, sarà un bene anche per i nostri figli!
Noi abbiamo avuto l’opportunità di poter sostenere l’iniziativa di Libera perché abbiamo latte biologico (quello che loro cercano) ma tanti altri avrebbero voluto sostenerli (e lo diciamo con gioia) ma i percorsi per convertire un allevamento sono molto lunghi e difficili.
Per noi essere socialmente responsabili significa anche occuparci non solo del nostro profitto ma della crescita complessiva del nostro territorio attraverso il coinvolgimento di tutti (come ti dicevo prima); non a caso stiamo progettando una rete di Fattorie Didattiche della Regione Campania “Fattorie di Felix” che vede impegnati nella costituzione del progetto oltre noi la Masseria Giosole di Capua e L’Ape&ilGirasole di CastelCampagnano, un progetto in cui crediamo molto e che si pone come obiettivo di riunire le forze di tutte le imprese che fanno didattica per diffondere l’importanza della nostra agricoltura.

Pontere è un’azienda in pieno sviluppo. La crisi, in questo senso, è stato uno stimolo? Quali altri progetti sono in preparazione?

Si! Negli anni 2007 – 2009 abbiamo attraversato un momento molto difficile nel nostro settore, ancora oggi le conseguenze si sentono in maniera dura! E’ stato in quegli anni che abbiamo deciso di dare una svolta concentrandoci anche sulla comunicazione del nostro lavoro e della nostra terra; e quindi l’apertura alla didattica, alle visite ed ai seminari informativi sull’agricoltura, seminari che devono essere “leggeri” per gli estranei del settore altrimenti si rischia di allontanare il consumatore annoiandolo ed allora con la nostra passione cerchiamo di coinvolgere coloro che vengono in visita a Ponteré facendogli vivere per un giorno la nostra azienda e trasferendo loro la nostra passione!
I nostri progetti per il futuro prevedono:
• sostituzione delle coperture delle stalle con pannelli fotovoltaici con l’obiettivo di diventare azienda agricola ad impatto ambientale “ZERO”.
• ospitalità intesa come piena integrazione nella natura (visite ai pascoli, passeggiate in bicicletta, in riscio’, dimostrazioni produttive sugli orti e sull’allevamento etc.) con visite didattiche per i bambini e gli studenti di scuole elementari medie e superiori e di turisti;
• giornate didattiche per famiglie con laboratori del «fare»
• centro di formazione
• centro di cultura
• rete di Fattorie Didattiche
• ampliamento e sviluppo dei prodotti cosmetici naturali (al momento produciamo saponi artigianali e bagnodoccia al miele ed al latte di bufala)
Il nostro obiettivo è di diventare un’Impresa Agricola all’avanguardia, perseguendo la sostenibilità economica, ambientale e sociale, creando una stretta sinergia tra società civile e società rurale.

Ci conosciamo da sempre, ma abitiamo in città diverse. Facebook mi ha fatto scoprire chi sei e cosa fai. Quanto conta l’utilizzo dei social network in un mestiere antico come quello della cura della terra?

Il nostro è un mestiere antico, ma noi giovani siamo all’avanguardia e riteniamo di poter dare una svolta in questo senso!
I social network possono avere un ruolo fondamentale, perché ci avvicinano alle città ed ai cittadini!
Le persone secondo me non cercano le notizie, a meno che non ne abbiamo la necessità; è difficile che vadano a visitare i siti internet, pertanto cerchiamo di raggiungerli noi!
E poi riteniamo che oggi diffondere la conoscenza dell’origine dei prodotti agroalimentari sia il futuro!! Sapere che una mozzarella è prodotta con un latte di cui si conoscono i metodi di produzione è secondo noi vincente!

E, ovviamente, da mamma non posso che farti questa domanda. La tua è un’azienda di famiglia. Da un anno anche tu sei madre. è pura coincidenza che il lancio di Ponteré coincida con il compimento di un anno della tua bimba? la maternità è stato uno stimolo? Come riesci a conciliare i due ruoli di madre e imprenditrice?

Il lancio di Ponteré è iniziato in realtà quando siamo riusciti a renderla fruibile per i visitatori e mi riferisco a tutte le normative necessarie per poter ospitare! I progetti risalgono, come ti dicevo, ad anni precedenti!
La nascita di Laura è stata sicuramente uno stimolo, come lo sono per Nicola, Mario ed Augusto!
Ponteré per noi è un progetto per il futuro, per il nostro futuro e quello dei nostri figli. Speriamo che un giorno non debbano decidere di andare altrove per cercare lavoro, ma possano scegliere di fare questo lavoro e di vivere nella nostra TERRA!
Conciliare il mio lavoro con il ruolo di madre? Non lo trovo affatto difficile, siamo una famiglia, una squadra e ci diamo una mano!! Anche questo insegna l’agricoltura; insegna ad aiutarsi, insegna il rispetto, l’importanza della semplicità e delle cose naturali, l’importanza di contribuire con il proprio lavoro ad un insieme e non soltanto a se stessi! Insegna che la famiglia è il centro di tutto! So che questo lavoro può dare qualcosa di più a me ed ai miei figli, qualcosa non inteso come semplice profitto ma come insegnamenti e principi.

Daniela

Italia, impresa diretta

Come spesso capita, tutto nasce da uno spunto, un’esigenza, un’emozione, da una quotidianità che, per me, mai come adesso, è creatività pura.
La nascita di un figlio ti scombussola e sconvolge. Nulla è (e sarà) più come prima. Nulla può essere fermo. Tutto cambia ed evolve. Velocemente.
E così, io che i cambiamenti li vivo apparentemente con timore ma in fondo con gusto e curiosità, sento che è arrivato il momento di mettere insieme sogni, pezzi di vita e scoperte e partire.
Riparto da qui, da questo luogo virtuale che ha ospitato spesso righe e pensieri intimi. Ma non parlerò di me.
Nasce oggi una nuovo rubrica: uno spazio in cui racconterò storie di chi, con tremore ma senza timore, ha seguito un sogno e assecondato un cambiamento. Spesso, creando impresa.
Mi sono guardata intorno e mi sono accorta che tra persone vicine avevo tanti esempi belli da raccontare.
Uomini e donne che, come scrive Francesca di Tana, “qualsiasi cosa fosse successa io avrei sempre e comunque cercato di inseguire il mio sogno… non avrei potuto fare nient’altro nella vita”.
Sarei potuta partire dall’intervistare il nostro CEO ma lasceremo la sua voce per ultima, a chiusura di un percorso che mi auguro si possa arricchire di voci e testimonianze vicine e lontane.
Le interviste che pubblicheremo raccontano di un’Italia, e non solo, creativa e operosa.
Di piccole/medie aziende che i social e la rete in genere aiutano a comunicare e a far conoscere.
Sono storie diverse ma che nascono da un cambiamento. Subito o cercato. La perdita di una persona cara, la maternità, un bisogno improvviso, la crisi e il licenziamento, l’eredità di uno spazio o un progetto da far fruttare e portare avanti.
Tutto parte da una scommessa. Apparentemente folle. Di certo coraggiosa e impegnativa.
La prossima settimana, martedì, si parte.

Daniela

Break Heaven

Ogni quattro anni ci sono gli Europei.
Ogni quattro ad Estrogeni, una socia va in maternità.
Ogni quattro anni ci sono le Olimpiadi.
Ogni quattro anni c’è un anno bisesto.
Ogni quattro, qui, capita un agosto così.

Mentre il mondo, in Italia, sembra fermarsi, mentre le città si svuotano e gli uffici chiudono ecco che, per noi, arriva un’inversione, un cambiamento, una svolta. Tutta estiva.
Ci accade periodicamente: nel 2004 con la prima sede, una stanza e mezza in condivisione, tre Mac, 1 tavolo e quattro sedie. I primi lavori. I primi clienti.
Nel 2008 quando rinunciammo, con piacere, alle ferie per curare la campagna di lancio del Soratte Outlet Shopping. Un’estate a definire budget, piani attività, campagne, eventi. Alla temperatura torrida corrispondeva la bollente attività in essere nelle nostre stanze, allora piccole e scarsamente popolate.
Oggi, dopo quattro anni, lunghi complessi vissuti intensamente, agosto ci coglie tra gli addii di chi va via, i saluti dei nuovi arrivi interni ed esterni, preventivi firmati, progetti avvitati e contratti stranieri.
E se non mancano le note stonate – tra una causa di lavoro e un decreto ingiuntivo fatto al cliente moroso – è solo per ricordarci che tutto cambia e si evolve.
L’anno scorso, con Alfredo, giravo per le strade dell’Europa, puntando al nord. Oggi, che un cucciolo di 2 mesi ci fa girare solo il giorno e la notte, andiamo in Cambogia con i tessuti e le creazioni riciclate di Smateria, attraversiamo la Germania con il design di Porcelaingres, esploriamo l’immobiliare con un progetto digitale ambizioso come pochi, assaggiamo l’olio e i vini che amiamo,  ci mettiamo alla prova con la Tv, senza tralasciare la passione di sempre, il cinema, ma con clienti nuovi.
Questo fuori. Dentro, invece, riscopriamo la sintesi, l’essenzialità. Nel 2008, ci espandevamo: nuove risorse, nuovi spazi, nuovi progetti. Oggi, invece, ci snelliamo. Scegliamo di essere pochi, con più uomini, come agli inizi, con i soci sempre più operativi, come quando si tirava tardi tra uno spot e un piano media, tra un evento di domenica e una cena con il cliente. Oggi che gli anni passano (i figli invecchiano, ahimè), andare leggeri diventa necessità e ne facciamo virtù.
Da lunedì, come scrivevo in un altro post di mezza estate, saremo aperti per ferie. Solo una settimana, cinque giorni. Il resto, lo racconteremo via via.

Daniela

L’amore ai tempi di internet

Lo facevamo di giorno e di notte. Veloce e lento. Sui tavoli dei bar, in pizzeria. Poteva essere lungo o corto, appassionato o arrabbiato, intimo o corale. Era un’esigenza irrefrenabile che ci aveva contagiato. E non potevamo resistere. Ma come fate, ci chiedevano? Ma quando trovate il tempo e le forze? E noi, divertiti e stupiti, ci guardavamo e continuavamo. In treno, sul bus, dopo il cinema, in Italia, all’estero, per festeggiare un compleanno o un evento, per trovare il lato positivo di un sabato passato in ufficio. Era per cogliere l’emozione, per fissare l’attimo, per condividere successi insuccessi e sfide. Per raccontare quello che presentazioni e brochure non avrebbero potuto contenere. Era un bisogno che, con Alfredo a stimolare, Davide a razionalizzare e ottimizzare e Andrea a progettare e programmare, avevamo scoperto di avere. Simile eppure diverso, a tratti simbiotico, trovava sbocco nei post di questo blog. È stato diario,cronaca, racconto di pezzi di vita e di agenzia. Una grande redazione a più voci che via via si è specializzata, riservandoci sempre la possibilità di spazi tutti nostri, a volte intimi  e a volte goliardici, a volte lieti e a volte meno. È stato il nostro modo inconsapevole all’inizio, consapevole poi, di leggere e commentare i fatti del mondo: quello piccolo dell’agenzia e quello grande dell’ambiente esterno. È stato il collante con chi, lontano e vicino, ci ha seguiti nella crescita. È stato un modo semplice e intuitivo (lo abbiamo scoperto poi) per far conoscere chi siamo e cosa facciamo. È stato vetrina, strumento di autopromozione e diffusione, palestra interna per chi arrivava in agenzia e, spesso a fatica, si confrontava con la complessa arte della scrittura. È stato contenitore e incubatore. Televisione e amplificatore, cassa di risonanza dalla coda lunga. Quante volte ci siamo stupiti che persone e clienti sapessero di noi perché avevano letto i post su campagne lavori, eventi gare e progetti. Quanto volte lo abbiamo difeso e promosso da chi – mente matematica – lo considerava perdita di tempo e esercizio di vacuo narcisismo. In tanti, si sono dovuti ricredere. Con il tempo che rende tutto misurabile e evidente. Nato da un’intuizione, reso possibile dall’impegno di quanti vi ci si sono dedicati (e penso a Vittorio e al suo tocco originale per tanti post e ai clienti che ci hanno permesso di condividere i loro lavori), oggi è un modello per molti. Un corporate blog che pochi avevano e che molti studiavano. Sperimentazione consapevole, attesa paziente, costanza negli aggiornamenti, varietà di voci stili temi e punti di vista, apertura agli ospiti, definizione di sezioni, appuntamenti e interviste sono stati gli elementi caratterizzanti di un’attività che ci ha sempre divertito. Tra un post di servizio e uno di approfondimento, festeggiamo oggi la festa dei blog con un ringraziamento speciale a chi, ancora, continua a seguirci. Perché in fondo, il bello è tutto lì. Raccontare su una grande lavagna online, sapendo che altri ti leggono in una contagiosa condivisione di informazione.

Daniela

Tra pubblico e privato

Lunedì scorso mi sono commossa. Di fronte alla passione e alla professionalità di Luciana, infermiera di ostetricia che presentava i vantaggi dell’allattamento al seno e spiegava, con parole semplici, quello che tanti non dicono.
Dopo di lei, invece, ho sperimentato la serenità di Fabio. E la capacità di smontare tanti miti che rendono difficile un momento bello della tua vita.
Ero con Daniela, Annalisa, Silvana, Maria Vittoria, Fabiana e Federica. Mamme in attesa. Sconosciute fino a quindici giorni fa. Sette donne. Tutte più o meno della stessa età. Sette donne che abitano vicino e che, a breve partoriranno. Ero al corso pre-parto. Un corso pubblico, organizzato dal consultorio della mia Asl di riferimento.
Come mi è capitato per altri motivi e come sto sperimentando in questo mese di corso, offrire un servizio pubblico di qualità, se si vuole, è possibile.
Obiettivo è offrire informazioni e servizi. Favorire, se possibile, la nascita di una rete di amicizie o conoscenze perché le mamme siano più preparate e meno sole.
Ho lavorato al Tribunale per i diritti del malato. Ho sperimentato la sanità che funziona e le tante cose che non vanno (liste di attesa, errori, strutture fatiscenti, personale impreparato). Eppure quando incontro, dal vivo, sulla mia pelle, la sanità buona, quella che lavora con efficacia ed efficienza, non posso che sorprendermi.
La qualità di un’istituzione la fanno le persone. Quegli operatori coinvolti, che scelgono di vivere il posto pubblico con serietà e dedizione. Con passione e voglia di aggiornarsi.
Le tre ore del lunedì e del venerdì sono proprio belle:
• mi consentono di imparare a conoscere il territorio
• mi offrono servizi di aiuto, concreto e personalizzato, alla gravidanza
• mi proiettano in una dimensione cittadina territoriale che in una grande città rischia di perdersi
• mi sostengono nel periodo tra i più belli e complessi della vita di una donna
• sfatano miti, chiariscono dubbi, offrono serenità.
Questa è l’Italia che mi piace. Quella per cui mi viene voglia di pagare le tasse. L’Italia che, a fatica, investe in prevenzione e diffusione di conoscenza. L’Italia a misura d’uomo. E di bambino.
Una proposta così va sostenuta, incoraggiata, promossa. A loro – e all’avventura che mi preparo a vivere – dedico questo post. In attesa di rivederci dopo il mio congedo di maternità.

150 150 Daniela

Altri tempi

Oggi si conclude il periodo di stage di Serena.
Quando le abbiamo fatto il colloquio ci aveva colpito per l’educazione e la preparazione.
L’unica, quel giorno, e tra le poche -in generale- a saper leggere un annuncio, a saper ragionare su una campagna.
L’unica, e tra le poche, a cui parole quali head, teaser, claim erano familiari. Non sconosciute.
Oggi è il suo ultimo giorno qui da noi. È l’ultimo giorno di stage di Serena che si è inserita, in ufficio, con discrezione e determinazione. Sensibile, puntuale, tenace, veloce nel capire situazioni e apprendere indicazioni. Silenziosa ma presente, bastava dirle una cosa una volta per essere certi di non doverla più ripetere.
Questo è l’ultimo giorno dello stage di Serena e, come scriveva il nostro CEO su Facebook, non possiamo far altro che registrarne il termine.
La situazione attuale non ci consente di tenere Serena con noi. Di proporle un contratto. Ci abbiamo provato e sperato fino a ieri sera, ma, a malincuore, la sostenibilità della nostra struttura ci impone di prendere altre strade. Di continuare nella difficile scelta di ridurre l’equipaggio per solcare, più leggeri, le acque difficili che stiamo affrontando. Lasciamo andare una risorsa valida, augurandole, ne siamo certi, un futuro professionale degno delle sue capacità.
Confidiamo che il cammino fatto insieme sia stato utile, che le attività ed esperienze condivise siano state formative, che l’opportunità di permanenza, anche se breve, in un ufficio sia bagaglio spendibile altrove.
A Serena, l’augurio che mi dedicai, lasciando un posto di lavoro tanto amato: oggi le nostre strade si separano. ci rincontreremo, chissà dove, chissà quando, lieti del pezzo di strada percorso insieme. In bocca al lupo.

Daniela

Forza, nove

Il 2 aprile di un anno fa, ci trasferivamo e io scrivevo un post, raccontando del nuovo ufficio.
Il 3 aprile di nove anni fa, nasceva Estrogeni.
Il 23 marzo, giovedì della scorsa settimana, eravamo a Milano e, reduci da un incontro con la direttrice mktg di RCS, ci spostiamo in via Gabrio Casati, nella sede di un noto studio legale internazionale. Il nostro interlocutore, partner e vecchia conoscenza scolastica di Alfredo, accogliendoci in uno di quegli spazi dove un cameriere ti offre il caffè in tazze di ceramica accompagnato da biscottini e cioccolatini, guardandoci con simpatia (eravamo con Lorenzo e Davide), a proposito di Brandiment ci diceva “è proprio un bel progetto… è una cosa innovativa, grande, di sicuro successo, voi lo presentate con umiltà ma forse non vi rendete conto ci sono delle potenzialità enormi”.
Beh, tutto è nato lì. Da quella frase buttata quasi per caso, voi lo presentate con umiltà.
Voi che siamo noi. Noi che, normalmente, come rimproveriamo al nostro CEO, andiamo in giro senza l’aria di chi se la tira. Noi che siamo apprezzati perché abbiamo scarpe grosse e cervello fino. Noi che abbiamo un modo di porci che vive delle nostre radici, di gente che si è fatta da sola. Giorno dopo giorno. Porta sbattuta dietro porta sbattuta. Gente che ha alle spalle storie di cadute. E di riprese.
Voi lo presentate con umiltà. Poteva dire un’altra parola, quell’uomo che ti conosce da poco ma a sufficienza per essersi fatto un’idea. Quel partner che di te conosce i numeri (perché di mestiere fa quello), quel professionista che, masticando il diritto, ha imparato a cercare il rovescio. Ecco, di fronte a te, arriva uno che, quasi riflettendo ad alta voce, ti restituisce – chiaro – chi sei e cosa fai.
E così, nasce questo post. , perché se ci sono cose da festeggiare vuol dire che in ufficio ci sarà qualcosa di buono da mangiare.
Insomma un post tutto nostro perché il nuovo ufficio, la nascita di Estrogeni e gli incontri a Milano, per presentare le nuove avventure nelle quali ci siamo imbarcati, nascono da lì. Dall’umiltà. Dal modo semplice di porci, certi della nostra qualità. Della nostra pulizia e trasparenza. Della passione e della dedizione. Della faccia che ci giochiamo. Tutti i giorni.
Solo così, solo alla luce di quella rivelazione, potranno essere comprese le nostre scelte, i nostri silenzi, le decisioni apparentemente irrazionali, le sfide che accettiamo o rincorriamo. Le cose che facciamo.

 

Daniela

Rumors

Un tempo di post così ne scrivevo tanti e spesso. Per parlare di noi, dell’ufficio, delle cose in corso e in essere. Dei progetti futuri, delle serate e dei sabati trascorsi al lavoro, contenti perché parte di un processo di crescita. Importante.
Poi le cose sono cambiate, si sono – in parte e per fortuna – istituzionalizzate, si sono burocratizzate perché eravamo diventati in tanti. Ma non solo. Era cambiato qualcosa.
Oggi, però, ad un tratto, mentre ero in cucina per la mia pausa mela mi sono accorta che, per la prima volta, da tanto, nel nostro ufficio, non regnava il silenzio.
Sì, sentivo le voci di Agostino, Lucia, Chiara. Il telefono che squillava, Franco che si alzava per parlare con Davide, Antonio che veniva in stanza per definire gli ultimi dettagli del layout.
E, all’improvviso, mi è stato chiaro che il silenzio degli ultimi mesi, ahimè, quello che tutti gli ospiti sottolineavano con piacere non era un bel silenzio. Era stasi. Era blocco. Era assenza.
Oggi, c’è movimento in ufficio. Quel flusso dinamico e stimolante che dobbiamo augurarci ci sia sempre.
No. Non è cambiato molto. C’è sempre la crisi, la tredicesima da saldare, il mutuo da onorare, le cause in corso per il recupero crediti, i clienti persi e le tentate vendite fallite, i tanti ami gettati e non ancora rientrati, la preoccupazione per il futuro e la necessità, condivisa, che tocca cambiare barca e equipaggio per sondare i nuovi mari che ci aspettano.
Eppure, stamattina, forse per questo, forse nonostante questo, forse, soprattutto per questo, qualcosa finalmente si muove.
Ci sono più attività in corso: per il nostro cliente Own Air siamo on air (…) con due campagne di promozione. Stasera, dopo una lunga attesa, parteciperemo alla prima puntata della trasmissione di Sabina Guzzanti, di cui seguiamo blog e pagina FB, dopo averla incubata e immaginata per tanto tempo. Un lavoro certosino costruito, passo dopo passo, a partire da Draquila.
Sono in preparazione le presentazioni per gli appuntamenti della prossima settimana che vedranno Alfredo, Lorenzo, Davide e me in giro, a Milano, per promuovere e promuoverci.
Per noi, stiamo trasferendo il sito Estrogeni su nuova piattaforma e lavorando a due nuovi titoli che usciranno in sala tra aprile e maggio.
Oggi non c’è silenzio in ufficio. Quel silenzio che è bello quando indica concentrazione, meditazione, studio.
Che da oggi ci sia più spesso, il dolce rumorio del lavoro.