Articolo di :

Alfredo e Virgilio

1024 819 Alfredo e Virgilio

Se il cinema è indipendente, il marketing è intelligente

Oggi, sono stati pubblicati i risultati di un bando del Mibac (Ministero per i beni e le attività culturali – Direzione Generale per il Cinema) gli esiti del bando per la concessione di contributi selettivi destinati a progetti di distribuzione nazionale di opere cinematografiche.
Come molti di voi sanno, per anni, abbiamo lavorato con le principali realtà del settore (Bim, Lucky Red, Officine UBU, 20th Century Fox, Warner Bros., Walt Disney Company, Universal Pictures, per ricordarne alcuni), cercando sempre di offrire spunti di creatività e innovazione, nell’ambito digitale, alle strategie di comunicazione digitale.

A un certo punto, il feeling si è interrotto, un po’ per stanchezza reciproca e molto per il peso che hanno acquisito nel tempo opzioni massive rispetto a scelte mirate ma la passione per il cinema, in noi, non è mai venuta meno. È andata di pari passo con l’inclinazione professionale verso il marketing intelligence.

Non avendo interlocutori di peso nel mercato, abbiamo applicato il nostro modello quali/quantitativo a Own Air, la produzione/distribuzione di famiglia e a un progetto audiovisivo a cui abbiamo dedicato tante energie.

Ecco, oggi, siamo felici di dirvi che il Mibac ha premiato il nostro approccio e, contemporaneamente, siamo contenti di condividere la proposta progettuale, nella speranza che sia di stimolo per tutti. Grandi e piccoli, multinazionali e indipendenti. Perché i film sono prodotti, i prodotti hanno un’anima, le anime sono il respiro di un profilo. Unico, particolare, solo.

STRATEGIA PROMOZIONALE DI LANCIO – GENNAIO/GIUGNO 2018

Roma Golpe Capitale è un film non solo indipendente dal punto di vista produttivo, come ormai tanti sul mercato (e come ormai tanti sul mercato, sostenuto da una piccola campagna di crowdfunding in fase di start up) ma indipendente anche in fase distributiva.


Figura 1. Meme per campagna di crowdfunding

Indipendente e totalmente innovativo, per il panorama cinematografico italiano. Indipendente, perché non è stato affidato a un operatore della tradizionale catena distributiva.

Innovativo, perché – essendosene della distribuzione strategicamente e tatticamente fatto carico lo stesso produttore – ha rappresentato (forse) il primo caso di film prodotto, distribuito e comunicato da uno stesso soggetto (Own Air).

La prima uscita in sala è stata effettuata il 1 febbraio 2018.

In un’ottica di ottimizzazione e valorizzazione delle risorse, come si conviene al cinema indipendente e, più in generale, a operazioni di mercato competitivo, abbiamo strutturato un piano di promozione basato su un’attività mirata di comunicazione, focalizzata sull’awareness del titolo (inteso come brand).

Figura 2. Logotitolo del film

Tecnicamente, all’interno di un più generale approccio tecnico improntato ai dettami del marketing intelligence – pur non rinunciando a un tradizionale apporto di ufficio stampa – , abbiamo applicato i principi fondamentali del SEO Performance, mutuandoli dai classici mass market, quali banking, tlc, food.

Attraverso la creazione di un sito dedicato www.ownair.it/romagolpecapitale, non a caso allocato sulla piattaforma madre di Own Air e di una pagina Facebook ROMA GOLPE CAPITALE, Roma Golpe Capitale è divenuta una locuzione ricercata organicamente (non indotta, cioè, da investimenti pubblicitari ma condotta dalla domanda di conoscenza e dalla curiosità provocata e, quindi, da un efficace passaparola) sul principale

motore di ricerca (Google), all’interno del target potenziale più interessante (adulti, elettori, testimoni diretti e partecipi delle vicende affrontate nel film).


Figura 3. Numero di persone che parlano della pagina Roma Golpe Capitale suddivise per età e genere (fonte Facebook)

Osservando il periodo di attività dal 1 gennaio al 30 giugno 2018, intervallo nel quale si è svolta l’attività distributiva, la ricerca organica su Google della query “Roma Golpe Capitale” ha generato 6.600 impression, stimolando 1.063 clic, ottenendo quindi un CTR del 16,11%.


Figura 4. Dati di ricerca organica per Roma Golpe Capitale (fonte Google Search Console integrato a Google Analytics)

Osservando lo stesso periodo di attività sulla pagina Facebook del film, riscontriamo una copertura organica generata dai 141 post pubblicati (di cui solo 3 sponsorizzati), pari a 369.278 utenti, i quali hanno generato 43.500 interazioni (tra reazioni, commenti, condivisioni, recensioni; a proposito di queste ultime, è da evidenziare come siano state rilasciate dagli stessi utenti 94 recensioni, tutte a 5 stelle), per un tasso di engagement pari all’11.78% (per pesarne la portata, basti considerare che Ammorre e Malavita, miglior film al David di Donatello 2018, film di ben altro spessore produttivo, totalmente generalista e con investimenti, social e non, presumibilmente massicci, ha generato un tasso di engagement pari al 9,2% – cfr AMMORE E RENDIMENTO.

Figura 5. Recensioni degli utenti (fonte Facebook)

Nello specifico della comunicazione a sostegno delle proiezioni, abbiamo realmente vissuto ognuna di esse come un evento, creando momenti ad hoc, legati da una coerente impostazione grafica.

Questo ha offerto la possibilità, sia a noi che ai nostri fan, di catalizzare, intorno a ogni singolo luogo, il pubblico interessato.

Figura 6

Figure 7 e 8


Figure 6-7-8-9. Meme per promozione delle singole proiezioni

Corollario della modalità di promozione individuata e perseguita, sono state le 42 proiezioni effettuate in molte città d’Italia (Roma, Napoli, Palermo, Milano, Torino, Cesena, Forlì, Teramo, Perugia…), per un incasso totale di 15.156€.

Per una migliore comprensione della portata del fenomeno Roma Golpe Capitale e la relativa efficacia della promozione posta in essere nel panorama distributivo italiano, area documentari, abbiamo analizzato l’andamento omologo (cioè, sui medesimi ambiti di comunicazione) di due opere vincitrici, rispettivamente, del David di Donatello 2018 e del Nastro d’Argento 2018: La lucida follia di Marco Ferreri e Diva!.

Il seguente grafico compara la ricaduta dell’impatto della comunicazionesui social tra Roma Golpe Capitale e Diva!, nel periodo 1 aprile 2018 – 30 giugno 2018 (Diva! è uscito in sala il 7 giugno, distribuito da Officine Ubu, per un incasso totale di 7.641€).

Sull’ascissa, il numero totale di interazioni; sull’ordinata, il tasso di engagement; la dimensione della bolla segnala il numero dei fan.

Figura 10. Tasso di engagement comparato tra Diva! e Roma Golpe Capitale (fonte Fanpage Karma, elaborazione su dati Facebook)

Il seguente grafico, invece, compara i trend di ricerca su Google dei titoli La lucida follia di Marco Ferreri, Roma Golpe Capitale e Diva!, nel periodo 1 gennaio 2017 – 30 giugno 2018. (La lucida follia di Marco Ferreri è uscito in sala il 27 novembre 2017, distribuito da Istituto Luce Cinecittà, per un incasso totale di 3.941€).

Figura 11. Trend di ricerca per query La lucida follia di Marco Ferreri, Roma Golpe Capitale e Diva! (fonte Google Trends)

È interessante e utile notare come Diva! generi un basso tasso di ricerca organica, la qual cosa dimostra quanto sia importante, già in fase di scelta del titolo di un film, individuare locuzioni sì pertinenti ma anche altamente posizionanti, per genere e tema, così da creare, sin da subito, un sostrato di conoscenza e riconoscibilità.

In conclusione, abbiamo costruito un grafico che sintetizza e illustra bene le potenzialità di questo nuovo modello di promozione, incentrato sull’auto-distribuzione spinta e trasversale, in virtù del quale, in un unico soggetto, si ritrovano le figure solitamente diversificate di produttore, distributore e comunicatore.

Un modello che potremmo definire cinema end-to-end e che, nel medio periodo, potrebbe rappresentare un’alternativa e, al contempo, una soluzione per tutte le produzioni indipendenti e di qualità, altrimenti destinate a non approdare mai in sala (soprattutto, quando sostenute da contributi selettivi, sarebbe una sconfitta per l’intera industria culturale italiana).

Nel dettaglio del grafico, partendo da dati ufficiali Cinetel (incasso totale, numero di presenze, giorni di programmazione, città di uscita), abbiamo riportato, sull’ascissa, l’incasso medio per giorno di programmazione e, sull’ordinata, l’incasso medio per città.

In entrambi i casi, premiante, in termini di ritorni economici e quindi di interesse e partecipazione del pubblico, è stata la strategia posta in atto per Roma Golpe Capitale, rispetto sia a Diva! che a La lucida follia di Marco Ferreri.

Figura 12. Ritorni della promozione per La lucida follia di Marco Ferreri, Roma Golpe Capitale e Diva! (fonte Cinetel, elaborazione Own Air)

980 540 Alfredo e Virgilio

Il valore dei beni intangibili in un percorso di protezione e sviluppo aziendale

La protezione degli asset aziendali costituisce un’esigenza fondamentale per qualsiasi azienda.
Quest’affermazione, così come formulata, potrebbe ottenere senza fatica una posizione di rilievo nell’ambito della classifica delle ovvietà del linguaggio di impresa, riferite ad intenti tanto sbandierati quanto poco praticati o, comunque, realizzati con modalità poco proattive.

Tranne che in rari casi virtuosi, infatti, la protezione aziendale continua a essere caratterizzata da un approccio piuttosto datato caratterizzato da due elementi: la difesa fisica dell’azienda – riferita, pertanto, soprattutto agli asset materiali – e l’utilizzo di strumenti dedicati di natura inibitoria o coercitiva (sistemi antintrusione, procedure e check list da osservare da parte dei dipendenti, ecc.).

Questa funzione organizzativa, poiché spesso strutturata come una sorta di polizia privata, finisce con il costituire quasi un corpo estraneo dell’azienda e il maggior ostacolo alla sua integrazione è costituito dalla cultura e dal modus operandi che caratterizza gli operatori.

Una grossa opportunità di cambiamento è stata rappresentata dalla relativamente recente introduzione della sicurezza informatica, che si è proposta fin da subito con visioni, approcci e metodi radicalmente diversi e innovativi.

Purtroppo, finora, le esperienze maturate non hanno fatto registrare quella virtuosa osmosi che avrebbe consentito di fare un salto di qualità al modo di interpretare e attuare la protezione aziendale.

Tuttavia, facendo leva anche sulle indicazioni in merito ad Automazione, digitalizzazione, globalizzazione del recente Piano Nazionale Impresa 4.0 approntato dal Ministero dello Sviluppo Economico, è auspicabile che passi avanti in tal senso vengano effettuati.

Al di là degli stimoli o delle decisioni dirigistiche, restiamo però convinti che le innovazioni, nella maggior parte dei casi, non sono studiate a tavolino ma sono il frutto di situazioni impreviste, favorite da contaminazioni, esigenze di mercato e, ovviamente, dalla capacità di traguardare il futuro individuando non solo i potenziali pericoli ma anche le correlate opportunità.

In questo senso, una delle opportunità potrebbe essere costituita dalla sentiment analysis, un processo di monitoraggio interno ed esterno in grado di rappresentare un formidabile input per l’innovazione di processo, al fine di reingegnerizzare e riconsiderare , ampliandolo, il concetto di protezione aziendale, rispetto ai tanti tentativi di miglioramento incrementale risultati spesso vani.

Si tratta di fare propria una mutazione culturale che incide sui classici processi (valutazione, decisione, condivisione) e porta in primo piano la quantificazione di entità fino a oggi poco ponderate e misurate, anche per assenza di strumenti adeguati.

Un cluster di innovazione aziendale che consente di sostenere le attività di crisis managament, attraverso una costante osservazione di flussi di informazione non condizionata, in grado di evidenziare picchi di allerta negativa e neutralizzare, anticipandola, l’eventuale ricaduta sul posizionamento istituzionale o addirittura sulle decisioni d’acquisto da parte dei destinatari dei beni.

La discontinuità con il passato è focalizzata, non a caso, proprio sui parametri a cui abbiamo prima fatto cenno e che sono universalmente riconosciuti da decision maker: asset e strumenti.

In relazione agli asset, rispetto ai beni materiali vengono valorizzati prioritariamente quelli immateriali. Per questi ultimi, allo stato attuale, vi è una maggiore consapevolezza del loro ruolo e, conseguentemente, le aziende devono individuare, valutare e gestire gli asset intangibili in quanto essi sono in grado di incidere in misura rilevante sul vantaggio competitivo rispondendo a diverse esigenze quali:

  •  l’applicazione dei principi contabili internazionali (IAS 38) per la loro valutazione economica;
  •  la comunicazione del loro valore al mercato dei capitali (le varie Borse Valori);
  •  la formulazione di strategie per creare valore sociale in senso lato (anche responsabilmente sociale, con impatti su uomini e territorio);
  •  la pianificazione e il controllo degli investimenti in beni immateriali (marketing, R&D, ICT, risorse umane), sempre più rilevanti sia dimensionalmente che strategicamente;
  •  la definizione del loro ruolo crescente nella differenziazione del prodotto/servizio.Dopo aver creato un proprio portafoglio di beni intangibili, ogni azienda deve naturalmente proteggerli e qui entra in campo l’innovativo strumento della sentiment analysis.
    Essa consiste nell’osservazione, estrazione, analisi semantica, ponderazione, polarizzazione e classificazione delle opinioni che gli utenti esprimono in maniera sincera e non indotta all’interno della blogosfera, relativamente a prodotti/servizi/testimonial/offerte/dirigenti, per arrivare a pesare e misurare, anche in chiave comparativa, la brand reputation.

    model

    Ma qual è il collegamento con la protezione aziendale?
    Per rispondere, bisogna partire dal fatto che la prospettiva di tale funzione organizzativa mira tradizionalmente a tutelare ciò che è contenuto nel perimetro aziendale (e quindi, ciò che sta dentro). Il maggior rilievo attribuito alla tutela dei beni intangibili porta a modificare questa prospettiva: occorre proteggere il bene nel momento di maggiore vulnerabilità che, per i beni immateriali, così come per gran parte di quelli materiali, coincide con quello in cui essi escono dall’azienda ed entrano in contatto con gli stakeholder (consumatori, clienti, autorità regolatrici, organi di stampa specializzata, investitori, ecc.).

     

    reputation-graph-model

    In definitiva, possiamo affermare che la sentiment analysis ci permette di tutelare i beni intangibili di un’azienda, in primo luogo la sua reputazione, attraverso la possibilità di:

    •  analizzare la percezione online: possono crearsi situazioni in cui anche un solo cliente insoddisfatto può dar vita ad un’eco di insoddisfazioni in rete verso il brand;
    •  comprendere il peso online di un brand/prodotto/personaggio: i commenti che gli utenti pubblicano in rete si diffondono rapidamente, alimentando contenuti che verranno poi condivisi e segneranno in qualche modo il brand in questione (sia positivamente che negativamente);
    •  misurare il ritorno delle attività di marketing: in seguito alle attività di comunicazione, in modo particolare sui social media, diventa fondamentale tenere traccia di tutte le opinioni a riguardo e ricavare una visione d’insieme sul tono delle conversazioni.Un processo integrato tra virtuale e reale consente quindi di fornire un potente supporto non solo per la protezione del bene – collocandola nettamente in una prospettiva di prevenzione – ma anche per il suo sviluppo.*Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Giuseppe Nucci, esperto di Risk Management. Articolo pubblicato il giorno 10 ottobre 2017 sul sole 24 ore

     

980 652 Alfredo e Virgilio

Ammore e rendimento

Per anni, siamo stati impegnati nella comunicazione per il settore della distribuzione cinematografica.
Abbiamo esplorato un po’ tutte le possibilità che il digitale è andato via via proponendo, dalla metà del primo decennio del 2000 in avanti.
Sostenuti dalla voglia di osare di alcuni responsabili marketing, abbiamo avuto la fortuna di introdurre la pratica del film raccontato attraverso un blog, l’occasione di testare formati creativi fino ad allora inusuali, il piacere di realizzare interazioni tra street e online marketing.

Per un certo periodo, forse in via troppo sperimentale per il panorama italiano, importandolo dall’applicazione nel settore del digital banking, abbiamo spinto molto sul tema della reputation, attraverso attività di sentiment analysis legate al singolo titolo, in un’ottica sia di misurazione dei ritorni o dell’impatto del messaggio che, addirittura, di predizione dell’andamento al box office.

Oggi, che non abbiamo in portafoglio alcuna commessa legata al settore dell’entertainment ma che al cinema restiamo comunque legati, sia a livello personale che professionale, osserviamo con il giusto distacco e una costante attenzione il dibattito intorno alle evoluzioni di mercato.

Difronte a dati o andamenti, notiamo uno spirito critico legato a vecchie interpretazioni, che poco si addicono alle trasformazioni che il settore sta vivendo, in termini di offerta ma soprattutto di domanda.
Continuano a ripetersi schemi di proposizione e pianificazione sempre uguali, una predilezione per la quantità dell’audience superiore alla ricerca di una qualità della profilazione, un processo di assessment incentrato sulla leva del prezzo, senza però coglierne i valori e le ragioni dei singoli pesi che lo compongono o dell’elasticità che offre.

Commentare il lunedì mattina l’andamento del box office comparando sic et simpliciter il totale rispetto alla settimana o all’anno precedente, senza tenere conto dell’incidenza dei costi totali di gestione del lancio di un film (in cui, parte non secondaria è appannaggio della comunicazione), ha pochissimo senso economico/finanziario. Così come proporre al medesimo prezzo film che, a monte produttivamente o a valle commercialmente, risultano budgettizzati in maniera fortemente disomogenea, ha altrettanto pochissimo senso finanziario/culturale.

Tutte queste considerazioni, ci hanno condotto a stilare una piccola analisi comparativa e incrociata (base dati online e offline) tra due film che, in comune, hanno solo la data d’uscita (5 ottobre 2017).
Si tratta, infatti, di Blade Runner 2049 (Warner Bros Italia) e Ammore e Malavita (01 Distribution), classificatisi rispettivamente primo e quarto al box office stilato da Cinetel, tra il 5 e l’8 ottobre 2017.

La domanda che ci siamo posti è: se, nell’ambito del vasto campo del marketing, la comunicazione ha un senso, è possibile lavorare per ottimizzarla e valorizzarne i ritorni? È possibile incidere quindi in qualche misura sui costi di lancio di un film, rendendo così più sostenibile l’andamento al box office? La gestione, più o meno efficiente, degli strumenti di comunicazione, quale impatto ha o potrebbe avere sulla resa del film in sala?

CONTESTO ED EVIDENZE
Abbiamo analizzato le pagine ufficiali Facebook dei due film (per Blade Runner 2049, la directory italiana), a partire dall’11 settembre 2017.
Ciò che colpisce a prima vista (ma è puramente un dato quantitativo), è il numero di fan.
156.000 circa per Blade Runner 2049 e 20.577 per Ammore e Malavita.

Scendiamo di un primo livello e scopriamo che il numero di post pubblicati è di 71 per Blade Runner 2049 e 43 per Ammore e Malavita.
Siamo ancora nell’ambito del quantitativo, che dice poco ma lo dice bene.

Scendiamo di un secondo livello e raggiungiamo il confine del qualitativo. Diciamo quali/quantitativo. Parliamo, quindi, del totale delle reazioni (like, reaction, commenti, condivisioni). Esse sono 35.323 per Blade Runner 2049 e 51.902 per Ammore e Malavita (s’inizia a percepire un’inversione di tendenza e anche notevole, tra i due film, i due pubblici, i due toni di comunicazione).

Scendiamo di un terzo livello e andiamo nel campo dell’interazione dei post. Questo sì che è un valore interessante, sta a significare in termini percentuali quanto i fan trovano mediamente interessante la comunicazione della pagina. Ebbene, il primato va nettamente ad Ammore e Malavita, con il 6%, rispetto a Blade Runner 2049, che fa registrare lo 0.32%.

blade-runner-49-social-media-marketing-ammore-e-malavita

Figura 1 Dato percentuale trasformato in valore discreto. Confronto relativo all’interazione dei post (Fonte: Facebook Graph – elaborazione Estrogeni; periodo d’osservazione: 11 settembre – 8 ottobre 2017)

Scendiamo ancora di un quarto livello e approdiamo al dato forse più interessante, in una prospettiva di correlazione con l’andamento in sala. Parliamo dell’engagement. Non era così scontato prevederlo, se ci si fosse fermati a considerare target e serialità di uno dei due ma risulta ancora più performante Ammore e Malavita, con un bel 9,2%, rispetto allo 0,82% dei Blade Runner 2049.

 

grafico-a-bolle-fan-facebook-blade-runner-2049-al-cinema

Figura 2 Rappresentazione di un grafico a bolle per rendere possibile il confronto delle variabili Numero di post, Engagement, Numero di fan (Fonte: Facebook Graph – elaborazione Estrogeni; Periodo d’osservazione: 11 settembre – 8 ottobre 2017)

A memoria di chi ci legge, ricordiamo anche l’esito in sala: Blade Runner 2049 ha chiuso con 1.995.294 euro, pari a 269.993 spettatori, per una media sala di 2.561 euro; Ammore e Malavita ha chiuso con 590.913 euro, pari a 90.981 spettatori, per una media sala di 2.164 euro.

Figura 3 Comparazione quali/quantitativa. Scelto 100 come tetto il valore di Blade Runner 2049, su di esso è stata comparata la variazione percentuale di Ammore e Malavita su tutti i cluster (Fonte: Facebook Graph - elaborazione Estrogeni; Periodo d’osservazione: 11 settembre - 8 ottobre 2017)

Figura 3 Comparazione quali/quantitativa. Scelto 100 come tetto il valore di Blade Runner 2049, su di esso è stata comparata la variazione percentuale di Ammore e Malavita su tutti i cluster
(Fonte: Facebook Graph – elaborazione Estrogeni; periodo d’osservazione: 11 settembre – 8 ottobre 2017)

SCENARIO

Ogni tipo di analisi porta con sé riflessioni e proiezioni. Ogni tipo di evidenza serve a misurare il passato e immaginare il futuro. Predicendolo? Non necessariamente, meglio dire inquadrandolo. Ancora di più, interrogandolo.

In una visione quantitativa ideale, confrontando i dati del box office con il numero dei fan, il dato che emerge è che il 57,77% dei fan di Blade Runner 2049 ha convertito il like alla pagina in acquisto del biglietto, rispetto al 22,61% di Ammore e Malavita.

Invece, in una visione qualitativa ideale, confrontando i dati del box office con gli effetti delle azioni di social media marketing (leggi Engagement), possiamo affermare che 1.893 persone/fan di Ammore e Malavita (il 2% del totale di spettatori) hanno poi convertito una qualsiasi reazione ai singoli post in acquisto del biglietto, rispetto alle poco meno di 1.300 persone/fan di Blade Runner 2049 (lo 0,47% del totale di spettatori).

Non sta a noi dire se questi tassi di conversione siano sostenibili o meno, dovremmo conoscere le strategie iniziali e i ritorni attesi. Sta a noi (e a chiunque abbia a cuore il futuro del cinema italiano), costruire scenari competitivi.

Se la comunicazione della pagina Facebook di Blade Runner 2049 fosse stata più coinvolgente, avesse mostrato un tasso migliore, anche di un solo punto, di Engagement e Interazione con i post, il box office ne avrebbe guadagnato? Se sì, di quanto?
Se la comunicazione della pagina Facebook di Ammore e Malavita avesse intercettato più fan e, nel caso, fosse stata in grado di mantenere lo stesso livello di coinvolgimento, il box office ne avrebbe guadagnato? Se sì, di quanto?

E più in generale, ha ancora senso investire nella gestione di una pagina Facebook dedicata al singolo film? Non si rischia, ormai, di rendere omologante e superfluo uno strumento che, invece, nasce per creare relazioni strette e personalizzate?

Ognuno può divertirsi a offrire una risposta, i dati sono a disposizione, così come i parametri.

Quello che ci sentiamo di affermare è che la comunicazione è un valore e un’elevata qualità della comunicazione contribuisce a ridurre il gap di investimenti. Se sai coinvolgere gli utenti, se sai profilarli, se sai tenerli vivi, se sai selezionare argomenti e toni coinvolgenti, potrai sperare di avere maggiori ritorni qualificati al box office.

Chiudiamo con un esempio, non potevamo resistere al fascino dell’ipotesi.

Se l’engagement di Blade Runner 2049 fosse stato => di Ammore e Malavita, oggi conteggeremmo circa 14.352 persone/fan tra quelli che hanno convertito il like in acquisto del biglietto (un ipotetico 5,31% del totale di spettatori reali).

Di conseguenza, ciò implica che, a parità dell’engagement derivante dalle altre campagne non social, Blade Runner 2049 avrebbe riscontrato un numero di spettatori in più pari a circa 13.060, per un valore di 96.000€ (un +4,8% rispetto all’incasso reale).

Il dato diventa interessante considerando che, dal confronto dell’Ad Value delle due pagine (Ammore e Malavita = 31.000€; Blade Runner 2049 = 19.000€), risulta un gap di soli 12.000€.