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alfredo borrelli

Agostino

Fuori campo

Amiamo entrambi il calcio, in sé e per sé. Come significante e significato.
Il titolo di apertura di oggi è Varone sul mercato.
La cronaca. Dopo tre anni e mezzo di permanenza a Roma, le trattative del mercato invernale privano Estrogeni di un punto di riferimento sia in campo che nello spogliatoio. La rescissione è consensuale, il calciatore ha rilasciato una dichiarazione in cui dice di aver fatto una scelta di vita. La società lo ringrazia, ricorda i suoi innumerevoli successi, la sua dedizione e lealtà e formula gli auguri per le migliori fortune in quel di Milano.
Il commento della società. Sarà difficile sostituire una persona come Alessandro, l’ultimo dei componenti la rosa di Via Vasi, lo diciamo con la convinzione di chi non ama i goleador né i fenomeni dentro e fuori dal campo, con l’ammirazione di chi invece ha avuto nella sua stanza, sin da bambino, i poster e gli occhi di Scirea, libero gran classe mai sopra le righe eclettico efficace performante fedele uomo.
Buona fortuna, il campo della vita va oltre i 110 metri canonici, un posto sugli spalti per rivederci lo troveremo. Finché un pallone ci sarà.

197 146 Agostino

Gianna Gianna Gianna sosteneva, tesi e illusioni

Quando ero piccola, in una delle mie vite fa, una giornata come questa -con l’uscita di una nuova banconota- si sarebbe trasformata in un piccolo evento e sarebbe diventata, nelle mani della sapiente maestra delle elementari, preziosa occasione per parlare di letteratura (ci avremmo fatto un tema), economia (ne sarebbe scaturito un problema), educazione civica e sociologia (la presentazione veniva fatta alla classe e ne seguiva una discussione) e arte (si tratta pur sempre di un oggetto colorato). Oggi, che come Alfredo ricorda spesso, mi avvicino a varcare la soglia degli anta, ricordo con tenerezza quei momenti e con consapevolezza tiro le somme sulla fortuna di aver avuto: un’insegnante capace di trasformare una notizia – apparentemente astratta per noi studenti delle scuole elementari, i soldi non li usavamo direttamente – in una mattinata ricca di spunti e provocazioni, sul contributo di genitori attivi e propositivi, sulla capacità unica, e spesso sottovalutata, dei bambini di cogliere apprendere ricordare. Ecco, oggi, quella lezione, quel metodo, quello sguardo sulla realtà tradotto in ore di lezione belle spensierate e profondamente istruttive sono il dono più prezioso (e utile) che mi ritrovo tra le mani. Un approccio creativo che funziona ancora, nella vita personale e professionale: partire da una notizia, adattarla al contesto (e all’interlocutore e alla situazione) e trasformarla in un evento, un prodotto, una relazione. In quest’inizio di scuole, anni e cicli, in questi anni in cui la parola merito risuona più e più volte senza una reale finalizzazione, almeno di quelle che auspichiamo tutti, mi piace rivalutare il concetto di metodo aperto e creativo, quello di cui non diventi schiavo, quello che applichi con intelligenza e adesione alla realtà. Quel metodo che, in fondo, è alla base di ogni educazione e idea di convivenza.

Agostino

London calling

Quando ieri mattina Davide mi ha girato la risposta del non cliente che ci chiedeva sorpreso come avessimo fatto a centrare anche la previsione d’incasso (che gli avevamo inviato in maniera speculativa) in un week-end complicato e legato a mille variabili come il primo di questo pazzo agosto, tre sono stati i pensieri.  Allegro, nostalgico, desolato.
Il primo, per la proattività di Davide e Martina. Il secondo, per il contributo fondamentale che in questi anni, a impiantare gli strumenti di feed catching alla base dei nostri modelli di analisi e predittività, ci ha dato Antonio. Il terzo, per tutti quegli spazi virtuali di discussione professionale in merito a nuove occasioni di lavoro che una volta erano forum costruttivi e positivi mentre oggi si sono ridotti a sfogatoi di legittime frustrazioni ma spesso inconcludenti rimostranze (per intenderci, quei posti dove abbiamo inserito le caratteristiche che insieme ad Antonio avevamo elencato per individuarne il successore e apriti cielo, un profluvio di … e se conoscevo tutti questi linguaggi, stavo ancora qui a cercare lavoro? … ma come potete pensare che un programmatore serio conosca tutti questi linguaggi? … dovreste pagarmi oro e invece si tratterà della solita misera paghetta da precario… senza ovviamente neanche essersi presi la briga di venire a vedere di che si tratta, semplicemente inviando un CV e magari avere l’occasione per confrontarsi con chi tutte quelle competenze le possiede ed è la dimostrazione che è possibile averle e con un regolare contratto di assunzione ma tant’è, questa è l’Italia con il dito puntato e la testa all’indietro che va di moda e poco possiamo farci).
Non amo le false retoriche e quindi non nego che Antonio abbia deciso di lasciarci dopo più di tre anni perché il nostro sentiero ormai tracciato di consulenza sempre più raramente tattica poco spazio gli garantiva e gli avrebbe garantito per coltivare la sua vera e naturale passione per lo sviluppo. La vera retorica mi porta invece a ricordare le tante cose belle fatte insieme, oltre a Thread-off, a partire da Reportime e dalle riunioni serali a casa della Gabanelli, per continuare con Own Air e le lunghe discussioni sulle potenzialità del download rispetto a quelle dello streaming e arrivare ai giorni nostri con la messa online di due corposi progetti di e-commerce (Romeairportbus e Quareco).
Lui è nel frattempo riuscito a infilarci in mezzo una bella dieta e io no ma questa è un’altra storia, tutta ancora da digerire. Con un tè più che con un caffè.

Agostino

#voiceover2014

Un anno di social sentiment applicato al cinemaQuando mi chiedono come è nato il lavoro sul sentiment, lo racconto così. Lavoravamo per Wind, Alfredo insegnava all’Università. Tra gli studenti, alcuni si appassionano, ci seguono, chiedono la tesi e, tra una riga e l’altra, arrivano a Roma, da Fisciano per fare uno stage. Tra loro c’è anche Vittorio, oggi chef a New York, che sulla scia di un piccolo lavoro social per Infostrada (con annessa partitella a tennis con il mitico Mike), suggerisce ad Alfredo di approfondire il sentiment.
Inizia così, una colonna su un foglio excel e tanta fantasia.
Il resto, accade. Purtroppo, avviene la morte proprio di Mike e in onda andavano gli spot con Leonardo, ultimo testamento del presentatore. Ma la rete non lo sa. E si infastidisce.
Si parla di sfruttamento, sì  e allora segnaliamo la cosa ai nostri referenti . La risposta dell’azienda, si traduce in una lettera di Fiorello al Corsera.
Ecco, il nostro lavoro di analisi aveva trovato uno scopo. Il resto, come sempre, è stato intuizione mista a tenacia mista a sano realismo, che poi sono le specialità della casa.
Ecco oggi, quello che abbiamo iniziato cinque anni fa, quello che abbiamo sognato e progettato è diventato realtà.
Quella predittività che senza prenderci troppo sul serio raccontiamo ai nostri interlocutori, l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle.
In questo progetto, c’è tutta l’essenza di Estrogeni. Il giovane laureato che suggerisce uno spunto, l’imprenditore che intuisce le potenzialità e ci scommette, rischiando in prima persona, l’operatività e la ricerca di professionalità. Poi, per le circostanze strane della vita incontri Davide e il progetto assume più corpo, incontri Antonio e l’excel si trasforma in un software, poi arriva Aldo e il progetto lo presenta al cinema, poi arriva la banca internazionale e poi arriva la politica. E poi incontri Lorenzo e il progetto vola oltre Manica, ma quella sarà un’altra pagina, un’altra storia.
Nel mentre c’è tutta la fatica, gli insuccessi, i dubbi, le criticità, i perfezionamenti, i test, i canali di sviluppo.
Tutto si raffina, tutto si testa, tutto si migliora. Ecco, domani, presenteremo un anno di sentiment analysis al cinema, dove ormai siamo leader di mercato ma racconteremo tanto di noi, di quello che eravamo e continuiamo ad essere, di quello che siamo, di quello che ancora progettiamo di diventare. Ormoni in continua evoluzione, Estrogeni in una continuità e mescolanza di saperi.

Agostino

Quella volta

Quella volta che un amico mi disse c’è un bravo studente che si sta laureando con me e avrebbe bisogno di fare uno stage per conoscere il mondo non profit. Quello studente era Domenico.
Quella volta che un musicista bussò alla porta per farci vedere il suo cd fatto di copertine di cd e dicemmo vieni ma lui andò altrove e poi due anni dopo disse posso venire e noi dicemmo vieni. Quel musicista era Riccardo.
Quella volta che Giuseppe mi disse che Sergio conosceva un neolaureato in economia con grande passione per il web marketing. Quel neolaureato era Davide.
Quella volta che facemmo le prime selezioni per stagista e da Ateneo Impresa arrivò una timida ragazza con una Louis Vuitton e io, per sciogliere, le dissi ma se uno ha una Louis Vuitton che bisogno ha di lavorare? E lei mi freddò, è falsa. Quella ragazza era Alessia.
Quella volta che cercavamo uno stagista account e ci ritrovammo nella stanzetta in fondo a via Vasi a scoprire la vena copy di un poeta con la coppola e i capelli lunghi. Quel poeta era Matteo.
Quella volta che una volta e una seconda volta vedemmo un’art che è nata il 3 Aprile e che però non avevamo posto allora e lei ci disse mi piacete, vengo anche gratis. Quell’art era Giada.
Quella volta che da Ateneo Impresa arrivò il curriculum di una giovane adulta e noi cercavamo proprio un’adulta ma giovane e quindi l’offerta incontrò la domanda e viceversa. Quella giovane adulta era Chiara.
Quella volta che un mio laureato venne a Roma un giorno con tanti dubbi e un papà molto presente, attento e a Roma poi i suoi giorni sono diventati tanti e adesso many. Quel laureato era Vittorio.
Quella volta che un altro mio laureando si presentò in sala riunioni con la barba, la felpa e l’amore che stava a Roma e disse vorrei provarci e quel provarci è diventata una tesi e la tesi un lavoro. Quel laureando era Francesco.
Quella volta che un uomo con la bandana, pacato, dolce ma che sapeva il fatto suo bussò e disse ci sono e ci è stato davvero fino all’ultimo. Quell’uomo con la bandana era Andrea.
Quella volta che stavo a Londra e arrivò un bel curriculum, voleva fare il copy ma in testa aveva numeri, grafici, ricerca, intelligenza artificiale. Quel curriculum era Antonio.
Quella volta che andammo a fare una lezione alla Sapienza e tra gli studenti c’era una ballerina che sapeva muoversi bene, con piedi, mani e cms. Quella ballerina era Alessia.
Quella volta che da Londra arrivò un altro bel curriculum, voleva fare l’account e sapeva farlo. Quell’altro bel curriculum era Teresa.
Quella volta che da Palermo passando per Londra Chiara ci segnalò un libro in una mano che camminava e sapeva di musica e analytics. Quel libro era Ignazio.
Quella volta che non avevo programmato di trovarmi di fronte una persona così piena eppure così giovane ed è stata una sensazione bellissima. Quel che non avevo in programma era Simone N.
Diceva qualcuno che dove c’è disordine, ci sono delle storie in attesa, basta solo mettere le cose nel giusto ordine. La storia di Estrogeni è fatta soprattutto dalle tante persone che hanno contribuito in questi dieci anni a farla crescere (e che qui, ho ricordato solo in parte e mi scuso allora con Francesco M, Giuseppe, Francesco D, Pietro, Jelena, Mattia, Sabrina, Rosalinda, Anna Rosa, Antonio, Serena, Simone, Massimiliano, Luisa, Gabriele, Paola, Maria, Laslo, Valentina). Il futuro lo faranno Alessandro, Antonio, Davide, Martina, Vincenzo, Chiara. Con loro, l’appuntamento è nel 2023.

Daniela

Italia, impresa diretta

Come spesso capita, tutto nasce da uno spunto, un’esigenza, un’emozione, da una quotidianità che, per me, mai come adesso, è creatività pura.
La nascita di un figlio ti scombussola e sconvolge. Nulla è (e sarà) più come prima. Nulla può essere fermo. Tutto cambia ed evolve. Velocemente.
E così, io che i cambiamenti li vivo apparentemente con timore ma in fondo con gusto e curiosità, sento che è arrivato il momento di mettere insieme sogni, pezzi di vita e scoperte e partire.
Riparto da qui, da questo luogo virtuale che ha ospitato spesso righe e pensieri intimi. Ma non parlerò di me.
Nasce oggi una nuovo rubrica: uno spazio in cui racconterò storie di chi, con tremore ma senza timore, ha seguito un sogno e assecondato un cambiamento. Spesso, creando impresa.
Mi sono guardata intorno e mi sono accorta che tra persone vicine avevo tanti esempi belli da raccontare.
Uomini e donne che, come scrive Francesca di Tana, “qualsiasi cosa fosse successa io avrei sempre e comunque cercato di inseguire il mio sogno… non avrei potuto fare nient’altro nella vita”.
Sarei potuta partire dall’intervistare il nostro CEO ma lasceremo la sua voce per ultima, a chiusura di un percorso che mi auguro si possa arricchire di voci e testimonianze vicine e lontane.
Le interviste che pubblicheremo raccontano di un’Italia, e non solo, creativa e operosa.
Di piccole/medie aziende che i social e la rete in genere aiutano a comunicare e a far conoscere.
Sono storie diverse ma che nascono da un cambiamento. Subito o cercato. La perdita di una persona cara, la maternità, un bisogno improvviso, la crisi e il licenziamento, l’eredità di uno spazio o un progetto da far fruttare e portare avanti.
Tutto parte da una scommessa. Apparentemente folle. Di certo coraggiosa e impegnativa.
La prossima settimana, martedì, si parte.

150 150 Alfredo

Fatica non sprecata

Per una volta, una delle poche in quasi trent’anni di amicizia, raccolgo la provocazione di Peppone e faccio mio, a modo mio, il titolo di un bel libro del sociologo inglese Frank Furedi.
La fatica è quella di insegnare, la fatica sprecata è quella di provare a creare una scuola di valore in un mondo in cui valori perdono valore. Insomma, un bel rebus, in cui le parole ruotano intorno a concetti quali istruzione, educazione, responsabilità, amore per il mondo.
Scriveva Hannah Arendt che “l’educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l’arrivo di essere nuovi, di giovani”.
La fatica non sprecata è, dunque, la sensazione di averci provato e per certi versi, esserci riuscito.
Non mi sarebbe mai passato per la testa di sfogliare le 262 impegnative pagine del volume, se oggi (che ho un figlio, un essere nuovo anch’egli) non avessi voluto dedicare un post al nostro Francesco.
Quando la mattina arrivavo di corsa a Salerno per iniziare la lezione alle 8.30, mi trovavo tutti i ragazzi fuori dall’aula e tra i ragazzi, tra i più presenti e incuriositi, all’inizio come all’intervallo e come alla fine, c’era un ragazzo alto, capelli lungi e lisci, occhiali spessi, barba lunga, una felpa generalmente e passi lenti ma pensanti. Quel ragazzo, era Francesco.
Me lo sarei ritrovato poi una mattina dell’aprile 2009, nella piccola sala riunioni di via Vasi, al termine di una chiacchierata con Antonio e Vittorio, che mi ferma, si sistema la felpa e timidamente mi chiede se può stare da noi un po’, giusto per respirare il clima dell’agenzia.
Quel po’, arriva a oggi, 30 luglio 2012. Più di tre anni a dialogare, confrontarci, stimolarci, talvolta scontrarci, dal QrCode diffuso nei bagni pubblici di Stoccolma per lanciare Uomini che odiano le donne al 110 e lode con cui si è laureato, passando per presentazioni ai clienti, gestione campagne, pianificazioni, amministrazione, new business, gare. Del resto, il clima della nostra agenzia è sempre stato molto trasversale (dall’equatoriale al glaciale) e io ho sempre immaginato che lasciarlo respirare per intero, all’ultimo arrivato così come al primo, contribuisse ad allargare i polmoni della professionalità per affrontare spazi più ampi e strutture più profonde.
Sulla copia delle tesi che ho nella libreria di casa, c’è una dedica che recita “Per te che hai creduto in me”. Avendo creduto in te, Francesco e credendoci ancora molto, adesso che hai deciso di intraprendere nuove vie, proprio adesso che noi stiamo intraprendendo nuove vie, non posso non pensare alla tanta fatica fatta e considerarla tutt’altro che sprecata. Buona fortuna, anima 2.0

Daniela

L’amore ai tempi di internet

Lo facevamo di giorno e di notte. Veloce e lento. Sui tavoli dei bar, in pizzeria. Poteva essere lungo o corto, appassionato o arrabbiato, intimo o corale. Era un’esigenza irrefrenabile che ci aveva contagiato. E non potevamo resistere. Ma come fate, ci chiedevano? Ma quando trovate il tempo e le forze? E noi, divertiti e stupiti, ci guardavamo e continuavamo. In treno, sul bus, dopo il cinema, in Italia, all’estero, per festeggiare un compleanno o un evento, per trovare il lato positivo di un sabato passato in ufficio. Era per cogliere l’emozione, per fissare l’attimo, per condividere successi insuccessi e sfide. Per raccontare quello che presentazioni e brochure non avrebbero potuto contenere. Era un bisogno che, con Alfredo a stimolare, Davide a razionalizzare e ottimizzare e Andrea a progettare e programmare, avevamo scoperto di avere. Simile eppure diverso, a tratti simbiotico, trovava sbocco nei post di questo blog. È stato diario,cronaca, racconto di pezzi di vita e di agenzia. Una grande redazione a più voci che via via si è specializzata, riservandoci sempre la possibilità di spazi tutti nostri, a volte intimi  e a volte goliardici, a volte lieti e a volte meno. È stato il nostro modo inconsapevole all’inizio, consapevole poi, di leggere e commentare i fatti del mondo: quello piccolo dell’agenzia e quello grande dell’ambiente esterno. È stato il collante con chi, lontano e vicino, ci ha seguiti nella crescita. È stato un modo semplice e intuitivo (lo abbiamo scoperto poi) per far conoscere chi siamo e cosa facciamo. È stato vetrina, strumento di autopromozione e diffusione, palestra interna per chi arrivava in agenzia e, spesso a fatica, si confrontava con la complessa arte della scrittura. È stato contenitore e incubatore. Televisione e amplificatore, cassa di risonanza dalla coda lunga. Quante volte ci siamo stupiti che persone e clienti sapessero di noi perché avevano letto i post su campagne lavori, eventi gare e progetti. Quanto volte lo abbiamo difeso e promosso da chi – mente matematica – lo considerava perdita di tempo e esercizio di vacuo narcisismo. In tanti, si sono dovuti ricredere. Con il tempo che rende tutto misurabile e evidente. Nato da un’intuizione, reso possibile dall’impegno di quanti vi ci si sono dedicati (e penso a Vittorio e al suo tocco originale per tanti post e ai clienti che ci hanno permesso di condividere i loro lavori), oggi è un modello per molti. Un corporate blog che pochi avevano e che molti studiavano. Sperimentazione consapevole, attesa paziente, costanza negli aggiornamenti, varietà di voci stili temi e punti di vista, apertura agli ospiti, definizione di sezioni, appuntamenti e interviste sono stati gli elementi caratterizzanti di un’attività che ci ha sempre divertito. Tra un post di servizio e uno di approfondimento, festeggiamo oggi la festa dei blog con un ringraziamento speciale a chi, ancora, continua a seguirci. Perché in fondo, il bello è tutto lì. Raccontare su una grande lavagna online, sapendo che altri ti leggono in una contagiosa condivisione di informazione.

Martina

Partenza Intelligente

Fino a poco più di quattro mesi fa non conoscevo Estrogeni, poi tra i vari appunti utilizzati per la mia tesi di laurea ho trovato un nome e un sito web che hanno attirato la mia attenzione. Ho inviato subito il mio curriculum e dopo neanche due settimane dalla laurea, Davide mi contatta per un colloquio. L’incontro va bene ma mi dicono che nel caso in cui si fossero sbloccati alcuni progetti, mi avrebbero ricontattata.
Pensavo che la cosa fosse nata e morta lì (generalmente, le aziende quando ti dicono che richiamano nel 90% dei casi non lo fanno), invece qualche settimana fa ricevo una graditissima e-mail da Davide che mi chiede di vederci una seconda volta. Inutile dire quanto sia stata felice di varcare di nuovo il portone di via Nomentana 222 e così, superati alcuni intoppi burocratici, l’11 giugno ho iniziato ufficialmente il mio stage.
Al fianco di Davide, Ignazio, Antonio e Alessandro (e soprattutto con la loro supervisione), sto iniziando a muovere i miei primi passi nella divisione di Business Intelligence, prendendo confidenza con la piattaforma Thread-Off.
La voglia di imparare è tanta e la strada di fronte a me è lunga ma qui ho la sensazione che il viaggio appena intrapreso sarà pieno di bei momenti e l’accoglienza dei primi giorni ne è la dimostrazione. Inoltre, essendo tra le poche donne di Estrogeni, mi sento anche un po’ coccolata.
Sono quindi pronta a non deludere le aspettative di Davide, che ha riposto in me la sua fiducia, e di Alfredo che si è fidato del giudizio di Davide.