Vizio di Gola

Vizio di Gola

150 150 Alfredo

Premessa. La mia settimana in ufficio sarà corta, da qui a mercoledì.
Scrivo oggi questo post, giusto per rendere omaggio alla sua ultima, piena settimana di lavoro con noi.
Scopriamo insieme di chi si tratta. Partendo dall’inizio.
Era l’anno dei mondiali, quelli del duemilasei.
Era l’ultimo anno di via Corsica sei.
Due stanze e un bagno in comune.
Daniela lavorava come responsabile comunicazione e raccolta fondi presso Un ponte per…
Un giorno, ci chiama e dice che vorrebbe farci conoscere un ragazzo. Art in divenire.
Perché non vederlo?
Erano, d’altronde, i tempi in cui il lavoro aumentava e di una mano avevamo bisogno.
Arrivò. Era alto, magro, timido e aveva un cd in mano. Non erano lavori, no. Era musica.
Guardammo, Agostino e io, e rimanemmo positivamente colpiti.
La stoffa c’era, serviva solo il tempo di misurarla.
Gli proponemmo la possibilità di stare in stage da noi e, in verità, presuntuosi come siamo, pensammo che ci avrebbe detto sì.
Invece, no. Ci disse, no.
Grazie, mi troverei bene da voi, di questo sono sono sicuro ma ho ricevuto un’altra (e migliore) offerta e penso valga la pena accettarla.
Il tempo è passato, presuntuosi lo siamo rimasti, due stanze sono diventate quattro.
Era l’anno degli europei, quelli del duemilaotto.
Era il secondo di via Vasi diciottoa.
E Daniela lavorava come nostra direttrice clienti.
Arriva un’email. È lui. Quello alto, magro timido, musicista ma ormai anche art.
Lavora presso un’agenzia ma vuole cambiare.
Lo (ri)vede Agostino, lo (ri)vedo anch’io, ci (ri)vediamo.
Questa volta, la proposta è un vero e proprio contratto di assunzione. A tempo determinato o indeterminato, a lui la scelta.
Scelse l’indeterminato, me lo comunicò al telefono con un sottofondo di neve che fioccava. Erano gli inizi di gennaio.
Abbiamo passato un bell’anno insieme, siamo cresciuti reciprocamente, ci siamo voluti bene e talvolta anche no. Abbiamo imparato a conoscere la sua musica ma anche i suoi strumenti.
Fuor di metafora, Riccardo va via per seguire una passione più forte (la musica, appunto) e tutti noi sappiamo quanto contino le passioni, nella vita.
Aveva chiesto un part-time ma, oggi, non abbiamo ritenuto opportuno concederlo.
Sembra quasi che noi e lui siamo tessere di un puzzle più grande, che quando non combaciano si staccano ma restano sempre nei pressi. Pronte ad essere mosse e a venirsi incontro.
Non so dove, non so come, non so quando, so dunque che ci incastreremo nuovamente.
Intanto, è l’anno dei mondiali, quelli del duemiladieci.
E che ognuno prosegua pure con i propri vizi!
Riccardo, abbandonandoci. Noi, gonfiando sempre più il petto. La nazionale, vincendo.

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