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Nostalgia 2.0

I social network come Youtube e Facebook fungono da deposito di memorie felici dove i ragazzi condividono quotidianamente le proprie memorie d’infanzia. Questo facilita la comunicazione e la condivisione di ricordi, e contribuisce a far nascere anche in giovane età il senso di nostalgia proprio degli adulti e degli anziani. I ragazzi, oggi, grazie anche al contributo dei nuovi media, crescono più rapidamente, e altrettanto rapidamente consumano il presente e immagazzinano memorie. Memorie che si sedimentano in una sorta di passato-recente e se stimolate, attivano facilmente il senso di nostalgia. Questa la spiegazione di Maria Rita Parsi – psicologa esperta nelle problematiche dell’età evolutiva dei minori e degli adolescenti – sul proliferare delle vecchie serie televisive nei palinsesti di mezzo mondo. E mentre scorro l’articolo di Stefano Pesce su Repubblica, ripenso a quella nostalgia del tempo presente lamentata da Pasolini. All’impossibilità di cogliere la vita nella sua pienezza, suscitando nel momento stesso in cui la si possiede già un sentimento di perdita. Singolare appare che la risposta sia allora offerta dalla riproposizione dell’identico, specie se affidato ai non luoghi di cui si diceva. Spazi aperti per guardare al futuro e generare nuove conoscenze. Forse, la faccia triste di un progresso che troppo spesso sembra sorriderci.

 

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Qual è il passato di informazione?

Permettete? Un pensiero stampato.
La mezz’oretta post pranzo è sempre la più tragica. È bastato che il buon Franco ci suggerisse di guardare l’hp di Repubblica per far ripartire il cervello alla velocità con cui si ripristina il Mac dallo stand by.
Sciopero a Atene: 3 morti in una banca in fiamme Guerriglia al Parlamento
era il titolo della notizia, sorretto da una foto che proponeva un manipolo di poliziotti impegnati in zuffa su uno sfondo infuocato. Un’istantanea bellissima, tragica. Bellissima perché tragica. Tragica perché istantanea. Scattata poche ore fa, è già sul web. Fornita a noi, coinquilini dei greci nel mediterraneo, che possiamo già leggerla e impegnarci in una discussione che accenda la funesta mezz’oretta.
Non è di Atene che voglio parlare. Ma di quella foto, di quell’articolo istanteneo. Della velocità con cui si muove l’informazione, e del modo in cui la carta stampata non riesce a stare al passo. Il problema è logico-strutturale. Né di canale, né di mezzo, né di linguaggio, né di professionalità. Domani andrò (è un’ipotesi…) a comprare il giornale e leggerò le notizie di ieri.
Fa notare il buon Franco che sul web l’articolo non sarà mai approfondito, o non leggerai mai l’articolo di una grande penna. D’accordo. Ma intanto ho letto la notizia il giorno stesso in cui è accaduto il fatto, con buona probabilità di aver già soddisfatto la mia curiosità/necessità di essere aggiornato, e quindi potrei non essere più interessato alla stessa notizia. Un giorno di ritardo in un mondo dell’informazione che corre così veloce e in cui le persone connesse nel mese di marzo sono state 23 milioni (11,5% in più rispetto ad un anno fà, fonte Audiweb), è un tempo abissale. Probabilmente è una questione di cambiamento culturale. Probabilmente, fino a 10 anni fa, un impiegato prima di andare in ufficio, accompagnava i figli a scuola, prendeva un caffè al bar e si fermava al chioschetto di fiducia dove il giornalaio tendeva il braccio con il quotidiano pronto in mano. Oggi chi ha più il tempo di staccare gli occhi dallo schermo per leggere un giornale con notizie vecchie di un giorno?

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Il simbolo perduto

Permettete? Un pensiero simbolico.
Sono a Varese, fuori fa freddo, quindi meglio prendere un po’ di caldo prima di riuscire, e fare quattro saldi in giro per i negozi (:DDD). Sono nell’ufficio di una mia amica, ma qui dai pc aziendali non si va né su Facebook, né su Youtube. “Nè! Terun! ki se laùra.” Beh, almeno Repubblica.it lo posso leggere (fiù..) e allora becco questo articolo.
Lance e carte di credito ecco i simboli della civiltà, interessantissimo di Enrico Franceschini che parla di una lista redatta dal direttore del British Museum di Londra, Neil MacGregor, che ha selezionato i cento oggetti che hanno fatto la storia dell’Homo Sapiens, in collaborazione con la Bbc che ne farà un programma radiofonico settimanale a partire da fine gennaio.
Continuo a leggere e scopro che è un articolo teaser. Infatti, la lista non compare, è segreta (shhh…). Sarà oggetto del programma radiofonico, tuttavia qualche items è stato svelato. Ciascuno di essi fotografa un momento dell’evoluzione umana, una situazione o un evento che hanno condizionato i nostri antenati e ne hanno influenzato il cammino successivo. Una svolta tecnologica, come per esempio la lancia acuminata, sorella della clava, con cui l’uomo primitivo cominciò a cacciare e combattere, imparando ad assottigliare un ramo d’albero con una roccia fino al punto da renderlo un’arma letale. Oppure un cruciale passaggio di comunicazione e cultura, come la stele di Rosetta, la pietra – uno dei tesori del British Museum, di cui l’Egitto ha recentemente chiesto la restituzione – che permise di comprendere e tradurre finalmente i geroglifici. Solo l’ultimo simbolo, il centesimo, non è ancora stato trovato e i curatori della lista hanno pensato bene di chiedere al pubblico di esprimere il proprio parere.
Un articolo teaser è fatto per suscitare interesse e curiosità intorno all’argomento. E questo lo ha fatto. Mi sono chiesto cos’altro ci potrebbe/dovrebbe essere nella lista? – Vediamo.. la tv, internet, telefono, telefonino, cinema, macchina fotografia. Uff…
Poi mi sono chiesto, cosa ci sarebbe nella mia lista? Ovvero quella che ha reso me un uomo sapiens (aspetto anche in questo caso una battuta di Alfredo).  – Ri-vediamo:
– l’isola del tesoro (il primo libro che ho letto);
– il commodore 64 (e da lì tutte le varie console della sony);
– il pc (doh..);
– il mac (:D);
– l’adsl (= internet a casa 24h24);
– l’iphone (= internet ovunque 24h24)
– braveheart ’95 di Mel Gibson (il primo film che vidi al cinema)
– holly & benji (anche se sono rimasto deluso quando poi ho scoperto che il campo di calcio non è lungo 1,5 km);
– destro a volo di Van Basten nella finale dei Campionati Europei del ’88 (ho scoperto una nuova religione, il calcio);
– i videotutorial (di qualsiasi genere dalla grafica all’editing alla cucina);
– il marketing non convenzionale.
Vabbè 10 possono bastare. I vostri quali sono invece? O cosa non dovrebbe mancare nella lista di Neil MacGregor?