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Agostino

Tassisti su Marte, il futuro in bilico tra ride&car sharing

Partendo dalle 121 nuove tesi del Cluetrain Manifesto 2015, in un articolo precedente  abbiamo visto come le nuove tecnologie stanno stravolgendo le regole tradizionali dell’economia.

Che i mercati siano conversazioni è ormai assodato: centinaia di milioni di utenti ampliano quotidianamente, spontaneamente e dal basso, l’offerta dei contenuti, vivono contemporaneamente i processi di acquisto attraverso molteplici punti di contatto (negozi fisici, siti, pagine facebook, app etc), interagiscono direttamente sia con le imprese che con gli altri utenti/consumatori, attraverso blog, forum, siti d’opinioni e social network, ricercano pareri e consigli utili per i propri acquisti, scrivono recensioni etc.

Quali sono gli effetti? E’ presto detto: l’informazione circola più liberamente, i mercati divengono più concorrenziali, la qualità viene confrontata, ed i prezzi, solitamente, si abbassano, in sintesi gli utenti stessi si avvantaggiano. Ciò vale a maggior ragione nel caso dell’economia collaborativa (sharing economy), ovvero in quel particolare nuovo modello economico basato su pratiche di scambio e condivisione i cui esempi più famosi sono  AirbnbUber o le molteplici community di car sharing, car pooling, bike sharing, book crossing o di crowdfunding presenti in rete e non solo, di cui avevamo parlato sempre nello scorso articolo.

Anche se non tutti sono d’accordo sugli aspetti positivi del cambiamento in atto quel che è certo è si spostano gli equilibri di mercato, non più unico predominio degli operatori tradizionali, che, sempre più spesso, provano a mettere in piedi delle contromosse, come se non capissero o non volessero capire quanto i tempi siano cambiati.

Emblematico il caso dei tassisti (da qui il titolo del post), che negli ultimi mesi hanno sollevato un’ondata di proteste in tutto il mondo proprio contro Uber, l’azienda americana che attraverso UberPop, un’app per il ride sharing (corsa condivisa), mette in collegamento diretto passeggeri e autisti non professionisti o chiunque voglia condividere dietro un semplice rimborso spese un passaggio sul proprio mezzo. A Milano, in febbraio, la protesta ha addirittura avuto degli accenti sessisti nei confronti della manager di Uber Italia, Benedetta Arese Lucini.

 

L’epilogo, negativo per gli utenti(per ora), è stato la sentenza del 26 maggio scorso che ha decretato la “concorrenza sleale” di UberPop nei confronti dei taxi, imponendo un blocco per il quale l’azienda ha già fatto ricorso e che sarà discusso il 2 luglio prossimo. La sentenza da pochi giorni è diventata esecutiva ma Uber, pur sospendendo temporaneamente il servizio, non si è data giustamente per vinta e si è appellata anche al governo.

Ora, se proviamo a tirare le somme, tutto questo polverone si è trasformato in un grande boomerang per i tassisti, che certo non godono di buona fama in Italia: Uber continua a crescere e i motivi per cui i taxi non piacciono sono sempre sotto gli occhi di tutti, dalle difficoltà a reperirne uno, dati i pochi taxi/procapite di cui disponiamo (si veda in tal senso un report dell’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma) alle tariffe mediamente più alte o al limite in media con le altre capitali europee (si v. qui), senza considerare la qualità del servizio ed i particolare dei conducenti, che un’indagine a nostro avviso sempre attuale decretava tra i più scarsi d’Europa.

Resistere a Uber, ormai attivo in 200 città e 55 nazioni del mondo, sembra però impossibile (a meno che i taxi non cambino realmente), anche se qualcuno sta pensando a delle soluzioni, quali ad esempio limitare le ore di guida per gli autisti UberPop o obbligarli a fare delle assicurazioni ad hoc. Il punto è però un altro: aldilà delle tariffe economiche cosa offre di tanto irresistibile? Intanto prima di prendere una macchina UberPop si può sapere il costo del tragitto in anticipo (questa si chiama trasparenza), al termine della corsa si può pagare direttamente con la carta di credito pre-registrata online senza dover avere necessariamente con se i soldi contanti,  infine, dopo la fine della corsa, il passeggero può votare l’autista (e viceversa..ecco l’importanza del feedback!). Si spiegano tante cose da questa prospettiva, anche, non a caso, la contemporanea crescita in Italia del car sharing , dominio di Eni, Trenitalia e Fiat (con Enjoy) e Mercedes con (car2go) …che lo stop vada ad agevolare proprio questo servizio, preferito spesso ai taxi, è fuori di dubbio, con buona pace della loro lobby.

Agostino

Un vino nato dall’olio

Stessa area geografica di produzione, stesse radici storiche e culturali, stessa dimensione imprenditoriale e da ora, stessa agenzia di comunicazione.

Erminio Papalino è un bravo viticoltore della Tuscia viterbese, dove produce un eccellente vino rosso barricato, oltre a un pregiato Grechetto bianco, all’interno della tenuta agricola di famiglia. Grazie all’incontro con Pietro Re, che si era affidato a noi per la brand identity del suo olio, Erminio è arrivato a noi, facendoci assaggiare i suoi prodotti – per quanto ne capisca, buonissimi – e chiedendoci di progettare una nuova immagine coordinata e un nuovo naming per i 4 vini della casa. Le aspettative erano alte, dopo i successi dell’olio Tamía che nel corso dello scorso anno era stato premiato sia per la sua qualità, a New York e Los Angeles, come “miglior olio del mondo” e sia per il packaging creato da Estrogeni, come miglior etichetta del 2013. La sfida è stata raccolta, ovviamente, insieme al briefing di poche ma chiare parole, da cui sono emersi due valori fondamentali: il vino è di altissima qualità e quindi andrà “posizionato” adeguatamente; il vino lo fa proprio Erminio, in persona, insieme al figlio. Coltivano l’uva come i nonni, raccolgono a mano, vendemmiano.

A questo punto individuiamo le direzioni possibili da seguire: la prima, puntare verso un’immagine legata alle tradizioni e alla storia del territorio etrusco, dove ha le sue radici il vigneto della famiglia Papalino; la seconda, andare verso un concept che sfrutti il significato semantico del nome “Papalino”, usando “di sponda” i valori artistici e le forme architettoniche di cui è ricca tutta l’area viterbese (penso al Palazzo dei Papi, per esempio), immaginando tutti i benefici che un’associazione concettuale del genere potrebbe portare in termini di marketing all’estero. Per come siamo abituati a progettare, scegliamo di perseguirle entrambe; decideremo poi, insieme ad Erminio, quale “etichetta” far indossare alla sua produzione.

Così arriviamo in presentazione con un paio di proposte differenti, dalle interpretazioni grafiche differenti e con i naming differenti, ma con un unico importante risultato raggiunto: la soddisfazione di vedere il cliente piacevolmente sorpreso nel riscoprire i suoi vini “vestiti” con un abito nuovo.

Nonostante l’incertezza, comprensibile dopo la presentazione, la scelta è ricaduta sulla seconda strada, in cui abbiamo dato forma ad un’etichetta partendo dalle linee degli archi a sesto acuto che troviamo intorno alla loggia del Palazzo dei Papi e componendo il lettering “Papalino” all’interno di un ideale rosone pentalobato. Linee essenziali, effetto minimale, 4 soli colori complementari, di cui abbiamo cercato la denominazione antica per identificare ogni vino. Senauro (come il rosso vermiglio), Solidago (come il giallo dei fiori della pianta omonima), Ametis (in riferimento al colore viola del quarzo tanto usato dai romani per la decorazione delle coppe di vino) e Lazur (per ricordare il colore azzurro della lazurite, di cui sono ricche alcune colline laziali).

Agostino

Fiat, what's wrong with you?

Circa una settimana fa, al Super Bowl americano è stato proposto questo spot della Fiat:

Cosa non va in questo commercial?

È maschilista o volgare? Non sta a me giudicare questo, senza dubbio appare comunque ben centrato sul target di uomini, a cui non dovrebbe dispiacere il nemmeno velato doppio senso. Inoltre, il chiaro connotato ironico di tutto lo storytelling dovrebbe disinnescare questa possibile accusa.

È basato su uno stereotipo? Può darsi, d’altra parte gli stereotipi, con le dovute accortezze, possono anche aiutare a comprendere più facilmente alcune situazioni e gruppi di persone. E soprattutto non sembra insistere su stereotipi negativi degli italiani (che pure ne avremmo tanti).

Si sta “vendendo l’Italia”? Esatto. Questo spot sta vendendo al mondo, e in particolare a svariati milioni di americani, l’Italianità. In particolare l’italianità come se la immaginano gli americani. Dall’architettura medievale al design degli oggetti, dalle bellezze paesaggistiche alla cultura complessa e stratificata, dai panni stesi che fanno tanto “come eravamo” ai gatti sui tetti, dal prete in tonaca anni ’50 alle fontane, la convivialità, il vino, il mangiar bene… C’è persino la signora che passa la scopa, che fa tanto Bel Paese e Dolce Vita.

Tutta la comunicazione sottende quindi all’idea di italianità, a quel mix di arte e piaceri della vita che il mondo ci invidia (spesso non sapendo come ben diversa sia la quotidianità del vivere effettivamente in Italia). Fino a qualche tempo fa, non ci sarebbe stato nulla di sbagliato. Anzi il risultato complessivo mi pare piuttosto efficace, e i 13 milioni di views del video, al netto delle sponsorizzazioni effettuate, sembrano confermarlo.

Ma da qualche mese c’è una novità. La Fiat, oggi FCA, è una multinazionale con sede fiscale a Londra e sede legale in Olanda. Ovvero, la Fiat è una multinazionale straniera, con numerosi stabilimenti produttivi in Italia. Ma sempre straniera rimane, ovvero non italiana.

Non siete convinti? Allora che dire della Volkswagen? Ha oltre 10 fabbriche in Cina: questo la rende un produttore cinese? No, è un produttore tedesco, perché in Germania ha sede fiscale e legale.

In conclusione, la Fiat si sta vendendo al mondo, gratis, la nostra italianità, lei che non è più italiana per sua scelta. E quindi: cara Fiat, vuoi pagare meno tasse? Va bene, fai pure. Ma allora pagaci le royalties sul marchio Italia, visto che ti piace tanto. Oppure, riporta testa e cuore qui. Pagherai un po’ più di tasse, ma avrai anche dei valori aggiunti che tu stessa riconosci, al punto di farne il cuore della tua comunicazione.

Agostino

Dal Fundraising alla Democrazia Partecipata

Lavorando nel non profit e nel mondo della ricerca di base e applicata, abbiamo acquisito una certa sensibilità nell’analizzare un tema cruciale per il funzionamento di questi due settori. Comprendere il modo in cui funziona una raccolta fondi è determinante per assicurare sostenibilità e continuità nel tempo a un progetto sociale o di ricerca. In questo paper, vorremmo fare alcune considerazioni su una delle leve di fundraising più importanti, soprattutto per la portata della raccolta che può produrre: il 5 per mille.
Il contributo si basa sull’analisi degli ultimi dati resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate, cioè quelli sull’anno fiscale 2012. Le riflessioni che proporremo sono riferite alle implicazioni strategiche e comunicative derivanti dall’uso del 5 per mille per il fundraising di progetti di utilità sociale. Dopo una disamina generale dei dati disponibili, ci concentriamo su un target preciso di beneficiari: i comuni. Per quale motivo gli enti locali di primo livello non riescono a raccogliere in modo efficace i fondi del 5 per mille? Nel rispondere a questa domanda, in chiusura del paper, proponiamo anche una strategia per il coinvolgimento degli stakeholder territoriali, strategia che, se ben applicata, potrebbe produrre un miglioramento delle capacità di raccolta dei comuni.

Quello che avete appena letto è la premessa del paper di Alfredo Borrelli e Olivier La Rocca che analizza i dati ufficiali dell’Agenzia delle Entrate relativi alle dichiarazioni dei redditi 2012 e ne fa il punto di partenza per una riflessione propositiva sul 5X100 come fonte di finanziamento per enti locali e associazioni (ve lo avevamo anticipato qui).

Sul nostro canale Slideshare potete leggere e scaricare il paper completo in PDF: slideshare.net/Estrogeni/paper-5X1000
Se lo farete, come ci aguriamo, ci farebbe piacere ricevere poi i vostri feedback, con impressioni, integrazioni e commenti, per farne il punto di partenza di un dialogo sul tema.

Agostino

5X1000 ovvero del Social Change Management

Lavorando sempre più a contatto con il non profit, la ricerca scientifica e gli enti pubblici, abbiamo individuato nella forma di sostegno tipica del periodo di presentazione delle imposte, in vigore ormai dal 2006, un elemento di criticità e opportunità per l’intero ambito dei destinatari.
Le tendenze, così come le esperienze personali di ognuno di noi, stanno lì a dirci come solo in quel periodo si concentri la comunicazione del 5X1000 che, ricordiamo, è tecnicamente una non donazione, attraverso le classiche leve incentrate sull’emotività, anche del momento.
Poco, a nostro avviso, invece si fa e si comunica per costruire una relazione viva e costante tra causa e sostenitore nel corso dell’intero anno e finalizzata poi a considerare l’indicazione della destinazione della quota d’imposta come atto naturale e spontaneo.
Un processo di marketing che da sociale diventi istituzionale, scelte che tengano conto del contesto, della prossimità, delle disponibilità, dei fabbisogni, della condivisione, in una parola sola, delle persone.
Spostare il focus delle decisioni strategiche dalla causa al donatore, è il passaggio che secondo noi contribuirà a rendere meno dispersivi gli investimenti e più efficaci le rese.
Spostare il focus del marketing dal campo dell’emotività a quello della razionalità, è il passaggio che secondo noi contribuirà a uscire dalla fase stagnante e non sempre nobile della competitività tra dolori.
Si tratta di operare scelte coraggiose di cambiamento degli approcci da parte dei soggetti che richiedono la non donazione. Il cambiamento dovrebbe realizzarsi sia a livello tattico (azioni sul territorio mirate alla richiesta verso la popolazione) che operativo (azioni in sede mirate alla rimodulazione delle attività degli addetti).
La massificazione degli input, con azioni miste offline e online (dal tradizionale messaggio pubblicitario declinato su stampa tv mailing o non luoghi antropologicamente intesi ai più moderni e profilati mezzi web oriented), sviluppa effetti distorsivi. Tali effetti distorsivi sono diretti ed indiretti:

1) Effetti distorsivi diretti: situazioni in cui la popolazione che non è coinvolta in alcun tipo di dolore o causa, si trova in difficoltà a scegliere e quindi o non decide o segue una persona di propria fiducia;
2) Effetti distorsivi indiretti: tipico di chi lavora all’interno di una struttura dalle finalità sociali e in cui può nascere il disagio di una competizione con referenti o addirittura volontari della propria e di altre strutture. Disagio che può condurre alla disillusione verso mission e attività, con impatti seri sull’operatività dell’intero meccanismo.

A breve, pubblicheremo un paper di analisi sugli ultimi dati ufficiali disponibili e forniti dall’Agenzia delle Entrate, relativamente alle dichiarazioni dei redditi dell’anno 2012 e ci concentreremo sulle potenzialità ancora inespresse di questo strumento che, seppur contingentato nella cifra indicata di 400 milioni di euro (Legge di Stabilità 2014), è considerato fonte insostituibile di income per i potenziali destinatari. Inoltre, il paper proporrà una modalità di processo progettuale finalizzato a evitare, da un lato, aggressività nella sensibilizzazione e dall’altro, efficacia nel coinvolgimento.

di Alfredo BorrelliOlivier La Rocca

800 533 Agostino

50 sfumature di sentiment

Tre anni dopo, mi è capitato di ripensare ai primi incontri in cui raccontavo a potenziali clienti dei servizi di sentiment analysis.

Quando riuscivo ad arrivare alla fine della presentazione (caratteristica tutta italiana, nel bene e nel male), la domanda più tipica era del tipo “So what?”. Ovvero “bello, ma che ci facciamo in concreto?”.

Le possibili applicazioni erano talmente tante, secondo me, che mi trovavo (concedetemi il paragone) un po’ come nella situazione in cui si trovavano i primi commerciali dei PC, che non sapevano bene come convincere i potenziali acquirenti a comprare un oggetto che faceva tante cose diverse, ma nessuna specifica in particolare.

D’altra parte le ricerche di settore lo dicevano, che l’awareness building sarebbe stata l’attività principale su cui lavorare per far crescere il mercato.

Tre anni dopo, noto senza dubbio una maggiore consapevolezza negli interlocutori. Sarà che i Big Data sono molto di moda e sexy, anche non si tratta esattamente della stessa cosa. Sarà che i budget destinati agli investimenti digitali continuano a crescere, tra i pochi. In ogni caso, io stesso ho esempi molto più concreti da fornire, un po’ come il venditore di PC di prima che finalmente poteva mostrare un videogioco (sì, fu quella la leva vincente per l’informatica di massa degli albori). E quindi, in caso di “so what”, snocciolo cosa si può fare con la sentiment analysis:

  • Decisioni informate di marketing – non più, solo, il fiuto del creativo, ma una creatività informata e ispirata da numeri, tendenze, valutazioni sulle scelte dei competitor
  • Sentiment call to action – ovvero azioni di marketing direttamente suggerite dalle conversazioni online, per esempio intercettando gli scontenti di altri brand
  • Servizi di predizione delle vendite – che in particolare abbiamo sviluppato nel settore cinema
  • Utilizzo dei commenti dei clienti per guidare gli sviluppi – ad esempio di app e siti web per le banche digitali
  • Gestione dei social network e scelta dei materiali comunicativi ispirata dal sentiment degli utenti

Fra tre anni, cosa sarà cambiato ancora? Mi aspetto un’integrazione sempre più spinta tra servizi, con la sentiment analysis che influenza le scelte di acquisto B2B e di pianificazione media e social, con l’integrazione con i dati dei CRM aziendali, con creatività sempre più guidate dal sentiment, con servizi predittivi sempre più accurati e ad ampio raggio di applicazione. Mi aspetto sostanzialmente una pervasività della sentiment analysis, ovvero ogni impresa di una certa dimensione non ne potrà fare a meno, seppure in forme, profondità, tempi e modi diversi.

Mi aspetto insomma 50 sfumature di sentiment, perlomeno.

Agostino

50 shades of sentiment

After three years, I happened to think back to the first meetings in which I told about sentiment analysis to potential customers.

When I was able to get to the end of the presentation (interrupting and commenting is a typical Italian feature, for better or for worse), the question more typical was: “So what?”

Possible applications were so many, in my opinion, that I was feeling (pardon  the comparison) a little like the first salesmen of PC: they did not know well how to convince potential buyers to buy an item that was useful to do many different things, but not anything in particular.

Just like market researches was telling: the awareness-building would be the main activity to work on to make the market grow.

Three years later, I see certainly more awareness in stakeholders. Maybe because big data are very fashionable and “sexy”, even though this is not exactly the same thing. Maybe because budget allocated to digital investments continues to grow, one of the few. In any case, I myself have much more concrete examples to give, again a little ‘as the seller of PCs that finally was able to show a video game (yes, that was the winning lever for mass market computing). And then, in the case of “so what”, I started my list of what you can do with sentiment analysis:

  • Informed decisions marketing – no more, only, the eye for creative, but a creativity informed and inspired by numbers, trends, feedback on the choices of competitors
  • Sentiment call to action – that is to say marketing actions directly suggested by the online conversations (for example, by intercepting the malcontents of other brands)
  • Services prediction of sales – in particular we have worked on movie’s box office predictions
  • Use of customer comments for guiding developments – for example apps and websites for banks digital
  • Management of social networks, and choices on communicative materials, inspired by the sentiment of users

Three years from now, what will be changed again? I expect an ever deeper integration between services, with sentiment analysis to influence the B2B purchasing decisions, and determining web and social media planning. I expect integrations with enterprise CRM data, creativity increasingly driven by sentiment, predictive services more and more accurate and widespread.

Basically, I expect a pervasive sentiment analysis, namely that any company of a certain size will not be able to do without it, albeit in forms, depth, time and different ways.

I expect, in short, 50 shades of sentiment, at least.

930 428 Agostino

New digital banking models

Some of you maybe foresaw it, and we have to say that there was an online clue. Now we can finally tell you openly: we have been working since January with Hello bank! (if you don’t know it, it’s the online bank of BNL Group, BNP Paribas Group).

In detail, we are analyzing, month by month, online conversations about the whole Italian online banking landscape, providing our client with a complete and up to date description of Italian players online perception and of the consumers opinions about their products and services. The outcome is a  useful market picture to get marketing insights starting with data measurement, precious to evaluate current marketing actions, to correct possible critical situations and to suggest possible new activities. All the work is done using our listening platform Thread-Off.

Our Web Analytics Director Davide Magini, comments the collaboration in a press release we sent to describe this activity:

“It is a great pleasure to support the growth of a European enterprise like Hello Bank!. To support their grown path, from the debut on the Italian market, my team and I had to show a great operative dynamism, and a high service customization. Week after week we identified and classified clusters always more focused, analyzed both on the quantitative and the qualitative side, showing what we consider the key factor of our reliability. In other words, we provide the “human” contribution to the analysis, in addition to the software. That’s why we like to present ourselves as “Tailored Sentiment Analysis” suppliers.”

In the same direction we are reinforcing our presence in other mass markets, especially the entertainment one. It’s a industry where we are among the market leaders, and we are successfully experimenting a box office predictions algorithm, with the ambition of trying to reproduce the same service in other sectors.”

We asked Matteo Coppari, Head of Marketing & Sales at Hello bank!, his comment to the job we are doing together. Those are his words, and we are very glad of hearing them:

“Estrogeni’s Brandiment reports for us are the difference between lots of information hard to use and a rational synthesis giving a real absolute value. During these months we worked together, with a progressive refinement of the analysis dimensions and of the possibility of connecting the output with accurate marketing actions. So we achieved a valuable tool for our activities, seen with interest from other departments too.”

Do you want to know more? Give us a call, Tailored Sentiment Analysis doors are open for everybody.

Versione italiana qui

Agostino

Nuovi modelli di digital banking

I più attenti forse avranno già intuito qualcosa, d’altronde almeno un indizio in Rete c’era. Ora possiamo finalmente raccontarvelo anche esplicitamente: da gennaio stiamo lavorando con Hello bank! (per chi non la conoscesse, banca online del gruppo BNL Gruppo BNP Paribas).

Nello specifico stiamo analizzando, mese per mese, le conversazioni online relative all’intero panorama italiano dell’online banking, fornendo al cliente un quadro completo e costantemente aggiornato sulla percezione in Rete dei vari player italiani e dei relativi prodotti e servizi. Il risultato finale è una fotografia del mercato di riferimento che consente di ottenere interessanti insight di marketing derivanti dai dati rilevati, utili a valutare le iniziative di marketing in atto, correggere eventuali criticità e suggerire possibili nuove attività. Il tutto, utilizzando la nostra piattaforma proprietaria Thread-Off.

Il nostro Web Analytics Director Davide Magini, ha commentato così la collaborazione in corso nel comunicato che abbiamo diffuso per raccontare questa attività:

“È una grande soddisfazione affiancare il percorso di crescita di una realtà europea come Hello Bank!. Averne accompagnato il percorso di crescita, fin dall’esordio sul mercato italiano, ha richiesto da parte del mio team grande dinamismo operativo, e un’elevata personalizzazione del servizio. Siamo arrivati a individuare e catalogare cluster sempre più mirati, analizzati sia a livello quantitativo che qualitativo, in virtù di quella che consideriamo la chiave della nostra credibilità. Cioè, il contributo “umano” all’analisi, oltre a quello del software. Per questo ci presentiamo come fornitori di “Tailored Sentiment Analysis.”

È con questo spirito che stiamo consolidando la nostra presenza anche in altri mass market, in particolare nell’entertainment. È un settore dove siamo ormai tra i leader di mercato, e per il quale stiamo sperimentando con buoni riscontri un algoritmo di box office predictions, con l’ambizione di provare a replicare lo stesso tipo di servizio in altri ambiti merceologici.”

Abbiamo chiesto anche a Matteo Coppari, Head of Marketing & Sales di Hello bank!, un suo commento al lavoro che stiamo svolgendo insieme. Ecco le sue parole, delle quali non possiamo che essere felici:

“I report Brandiment di Estrogeni segnano per noi la differenza fra tante informazioni di difficile utilizzo e una sintesi ragionata che dà reale valore aggiunto. Nel corso dei mesi in cui abbiamo lavorato insieme, c’è stato un affinamento progressivo rispetto alle dimensioni di analisi e alla possibilità di correlare l’output con precise azioni di marketing. Siamo così arrivati a uno strumento prezioso per le nostre attività, e a cui fanno riferimento con interesse anche altre funzioni aziendali.”

La cosa vi incuriosisce e volete saperne di più? Chiamateci, le porte della Tailored Sentiment Analysis sono aperte per tutti.

English version here

61 52 Agostino

Alt-J fra digital e location

La band inglese Alt-J pubblicherà “This Is All Yours”, il suo secondo disco, il 22 settembre. Per il lancio, è stata creata un’app mobile (disponibile sia per Android che per iOS) che consente l’ascolto dell’album in streaming in anteprima. Fin qui nulla di nuovo, non si tratta certo del primo gruppo che  utilizza un’app per lanciare nuovi contenuti (se conoscete PolyFauna, sapete a chi mi riferisco).
La particolarità è che l’app permette agli utenti di ascoltare tutte le tracce presenti sul disco, ma esclusivamente in alcuni posti sparsi in giro per il mondo. Generalmente si tratta di parchi e monumenti, ricercabili attraverso il sito ufficiale degli Alt-J. Un esempio? A Roma, il disco è ascoltabile a Villa Ada, al Colosseo e a Villa Doria Pamphilj.
Una commistione interessante di marketing on e off line, che coniuga una fruizione digitale con la presenza fisica in luoghi ben precisi e selezionati. D’altronde da un gruppo che ha scelto come nome la combinazione utilizzata sui Mac per ottenere la delta non potevamo aspettarci nulla di meno.