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Lisbeth Salander

150 150 Agostino

A vele spiegate

C’era una voce che circolava in rete. La voce è diventata notizia. La notizia è destinata a scuotere le basi del rapporto instaurato finora tra gli utenti e la rete, vista come istituzione. Un avvenimento così importante da portare ad interrompere il mio silenzio.
Svezia, rivoluzione web arriva il provider pirata titola un articolo comparso oggi sulla Repubblica. La nuova ventata di liberalismo 2.0 giunge ancora dal Partito Pirata – che della libertà totale e incondizionata di godere di ogni tipo di prodotto culturale gratuitamente ha fatto la sua bandiera – che oltre ad ospitare sui propri server The Pirate Bay, la community di scambio digitale più frequentata del mondo (inaccessibile dall’Italia, ma non per i più esperti), è deciso ad andare oltre. Deciso nel dare agli utenti un’alternativa.
Il Partito Pirata ha annunciato infatti la creazione di un proprio ISP, “un provider di connettività per accedere alla Rete in forma completamente anonima e senza lasciare tracce”. Mossa solo apparentemente finalizzata a far passare notti infernali ai professionisti della sicurezza elettronica e agli integralisti del copyright.
La realtà è diversa. Il Provider Pirata non sarà per tutti. Sarà gestito dagli utenti esperti, da pirati, e ognuno dovrà provvedere autonomamente a risolvere eventuali malfunzionamenti del proprio collegamento.
La prospettiva offerta da Gustav Nipe, responsabile del provider per PiratPartiet, è chiara, condivisibile e user oriented.
L’obiettivo non è quello di offrire un’isola di illegalità ma una via di fuga dai provider ufficiali le cui operazioni sono da sempre corrotte da logiche di mercato alle quali il più delle volte l’utente non può che soccombere.
“Non sono un libertador. I libertadores non esistono. Sono i popoli che si liberano da sé”.
Ricordando Guevara.

150 150 Agostino

Scheletri nell’armadio Ikea

L’essenza portante del marketing non è altro che una storia raccontata. Le grandi storie riescono da sempre a catturare l’immaginazione di un vasto pubblico e il marketing non fa altro che ricreare delle storie capaci di ottenere la stessa attenzione. Sono storie che possono riguardare contesti reali ma che semplicemente sono coerenti e credibili. Le grandi storie puntano sui sensi mai sulla logica. Sono capaci di catturare l’attenzione del pubblico nel momento in cui vengono raccontate. Le grandi storie sono quelle che rispettano la visione del mondo degli “ascoltatori”. Poi ci sono quelle storie che cozzano con quella visione, ma non la respingi. La prendi in considerazione e la confronti con la tua visione.
La Svezia nella mia visione è sempre stata la nazione più democratica d’Europa. Uno di quei posti in cui andresti a vivere rischiando l’ipotermia per la maggior parte dell’anno. Poi scopri che anche quello stato sociale che si impegna tanto per annullare le differenze sociali, ha dei grossi scheletri nell’armadio, vecchi e nuovi.
A spolverare questi scheletri ci ha pensato, attraverso avventure romanzate, il giornalista svedese Stieg Larsson, esperto conoscitore di associazioni di estrema destra e del movimento neonazista. Nella sua creazione, Larsson mette a nudo la società svedese e lo fa non per screditare la sua nazione, ma per proteggerla da chi la vuole solo sfruttare. La portatrice di questi valori è la protagonista Lisbeht Salander.
Lisbeth è una donna venticinquenne  dal carattere molto complesso, introversa e decisamente asociale. Quasi sicuramente affetta dalla sindrome di Asperger, una tipologia di autismo caratterizza dalla difficoltà di relazionarsi socialmente e da una lieve alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione delle realtà. Una personalità dalle molte sfaccettature, segnata dai molti flashback del passato segnato da violenze, ricoveri e perizie psichiatriche, che la ritengono capace di  badare a se stessa. Un personaggio impenetrabile, difficilmente comprensibile e amabile. Un personaggio borderline che si muove tra la follia e la genialità. Uno spirito guida capace di abbattere quei legami malavita-Säpo-stato, che inquinano il paese. Capace di spazzarli come dei semplici castelli di carta. Nell’ultimo capitolo delle serie viene messa a fuoco la potenza di Lisbeth. Una potenza devastante basata sulla personalità del personaggio e non sulla sua presenza scenica. Una Lisbeth che per quasi tutta la durata della pellicola, appare limitata nei movimenti e nelle decisioni. Chiusa a chiave, sotto custodia, murata, ma mai inattiva. Pronta a mettere in atto la sua folle genialità per smascherare i legami illeciti e distruggere quelle strutture inadatte alla democrazia.
Una sorta di dea contemporanea ma senza la bellezza ostentata dall’Olimpo. Una donna dall’apparenza vulnerabile, ma che non teme di soccombere in una vita fatta di solitudini e violenze. Pronta ad alzarsi ad ogni sconfitta e reagire, una fenicie alata che dal suo essere dark emana una luce immensa.
Una storia da vedere.

150 150 Agostino

Che uomini conosce Cassini?

Permettete? Un pensiero oleoso.
Dopo il grande successo cinematografico di Uomini che odiano le donne