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150 150 Daniela

Italian Jobs

Alcuni ricevono in eredità ricchezze. Alcuni, beni. Altri ancora, posti di lavoro.
Alcuni ne comprendono la valenza e ne godono i frutti.
Altri li lasciano, moltiplicati, alle generazioni che seguono.
Altri ricevono in eredità storie. Esempi viventi di cambiamento.
Oggi, posso dire di aver ricevuto in eredità sogni. E fame. Quella fame avita profonda implacabile che si traduce in intraprendenza, tenacia, fiera baldanza, al limite quasi arroganza. Quella fame che ho riconosciuto negli occhi del nostro CEO. Lui, che l’altro giorno -parlando del sogno americano con Francesco e Alessandro– scriveva siamo figli consapevoli del sogno americano (inconsapevole) di mio padre. E Estrogeni è figlia (anche lei consapevole) del figlio del sogno americano di mio padre…
Era il bar di Ponticelli. Quello di cui il ragazzo che lavava i pavimenti, è diventato proprietario. E poi medico.
Era la storia di mio nonno, da contadino diventato professore, poi notaio e imprenditore.
Quelle storie sono arrivate a noi, le portiamo dentro. Nessuno di noi è un miliardario, né di posizione né di nascita. Abbiamo avuto il privilegio di avere in eredità sogni. Tutto questo, a Napoli, non a Palo Alto o a San Francisco.
Abbiamo avuto in eredità la testimonianza vivente che il destino è nelle nostre mani.
Da dove siamo partiti, non lo dimentichiamo.
Da dove sono partiti gli uomini prima di noi, lo abbiamo sempre chiaro.
È per questo che oggi al di là di tutto (ma proprio tutto quello che è successo e che, talvolta anche ironicamente e solo per ipotesi, possiamo immaginare come tipicamente italiano), ciò che non perdiamo di vista è la possibilità di ripartire. Di ricominciare. Ogni volta.
Con profonda flessibilità, con quella tenacia che è rimboccarsi le maniche, avendo chiaro l’obiettivo e lo sguardo aperto sulla realtà.
E sappiamo pure che dobbiamo comportarci bene. E condividere. Con la comunità, come ha fatto mio nonno; con la famiglia, come ha fatto il ragazzo di Ponticelli; con i giovani, come facciamo da sempre, qui, in Estrogeni.
È per questo che nasce Italian Jobs. Una rubrica del nostro blog in cui, dal 21 novembre, racconteremo (e poi ospiteremo dal vivo) piccoli casi di successo a livello imprenditoriale. Storie vere (alcune esperienze le abbiamo già individuate, altre ci auguriamo arriveranno da voi), di chi è partito da un sogno e ce l’ha fatta. Nonostante viva in Italia.
Il nostro esplicito e concreto omaggio a una delle più affascinanti icone contemporanee.

150 150 Agostino

Una telefonata dal futuro

Le eccezionali cifre di questo video dimostrano che il 2010 è stato l’anno dell’esplosione del mercato mobile.

Considerando che l’anno appena trascorso rappresenta solo l’inizio di questa tendenza,  negli anni futuri la crescita continuerà ad essere sostenuta. Gli esperti sanno già dove guardare per descrivere come sarà il mercato mobile del futuro: il Giappone.
Metagrafic ce lo mostra con un infografico. La terra del sol levante rappresenta il modello più avanzato di diffusione e uso degli smartphone. Tra gli americani e gli europei, i giapponesi sono i più connessi in mobilità, non usano più SMS (ma email), sono quelli che scaricano e usano più le applicazioni e sugli smartphone ci guardano anche la Tv (il videofonino in Italia non è mai decollato per esempio). Da strumento di lavoro a commodity per tutti i momenti della giornata.  È interessante notare che l’Europa supera il Giappone e gli Stati Uniti in attività legate prettamente al tempo libero: l’ascolto della musica, la visione dei “captured video” e i giochi. Una specificità che non dovrebbe passare inosservata ai responsabili di marketing delle aziende.
Mobile Usage Comparative Report

Paul Braat, commentando l’infografico su Viralblog, afferma: “Since the mobile phone is becoming more and more nested in our lives, the importance of location based services is growing immensly”.
Giustissimo. La geolocalizzazione va a braccetto con la mobilità e la diffusione sempre più massiccia degli smartphone apre prospettive e opportunità ancora poco esplorate. Il fatto che né Gowalla, né Foursquare e simili (i servizi che più di tutti sfruttano la geolocalizzazione come loro core business) siano riusciti a monetizzare la loro idea di business andando oltre l’elemento ludico dei loro servizi, ci fa capire quanto ancora si brancoli nel buio da questo punto di vista. Il 2011 sarà l’anno per capire se esse saranno killer application. Il mercato ci crede, tanto che c’è chi, come Geotoko,  offre tools per gestire e monitorare le promozioni sui vari network geolocalizzati. In Italia, le prospettive di profitto di questo mercato si percepiscono ancora poco, ma basta dare un’occhiata a questa tabella di Mark Fidelman per accorgersi che nel mondo (Usa e Asia non a caso) questa partita ha numerosi giocatori sul fronte del mobile advertising.

Comparison Guide to Mobile Advertising Networks

150 150 Agostino

MovieCamp: il lato social del cinema

Dopo un’attesa piuttosto lunga alla Stazione di Torino Porta Nuova, io, Chiara ed Ignazio siamo finalmente riusciti a partire, ancora contenti per come era andato MovieCamp e anche piuttosto inquietati dagli indizi che intorno a noi lasciavano presagire lo zampino del diavolo (vedesi passeggero con un libro su un qualche predestinato segnato dal marchio del 666), degno coronamento del loro speech focalizzato sull’ottima social media campaign de L’Ultimo Esorcismo (qui trovate anche l’intervista post barcamp).
Pochi chilometri di binari dopo, pensiamo di darci allo scambio di post: siamo giovani e lavoriamo con il Web. I blog post sono la nostra moneta di transazione. In sintesi: mi hanno chiesto di spiegare cosa sia MovieCamp ed è con grande piacere che vi presento dunque questo progetto, nato all’inizio del 2010 su idea di Maurizio Galluzzo.
MovieCamp è la non-conference dedicata al cinema e alla produzione cinematografica che si svolge in diverse città, di norma in concomitanza con festival, manifestazioni e incontri. Lo scopo del MovieCamp è quello di far incontrare e discutere on line e off line gli operatori del settore e gli appassionati. MovieCamp è strutturato secondo la formula del BarCamp, rete internazionale di non conferenze aperte i cui contenuti sono proposti dai partecipanti stessi. Questi ultimi possono condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero, in cui chiunque può intervenire. Sul sito di MovieCamp è infatti possibile proporsi come relatore e durante gli incontri chiunque può partecipare attivamente alla discussione. Temi e format di MovieCamp nascono dall’osservazione del settore audiovisivo. Il settore del cinema e della produzione audiovisiva in generale, infatti, sta affrontando un’evoluzione piuttosto rapida sotto differenti aspetti: tanto tecnologici quanto promozionali-distributivi.
Anche le audience hanno modificato il proprio ruolo, passando da fruitori passivi ad utenti attivi che entrano attivamente nella filiera produttiva a vari livelli: con attività di crowdfounding, con campagne di pressione sulle produzioni e di attività promozionali e produttive con altri fans.
In questo contesto, i social media hanno svolto un ruolo fondamentale nel cementare le communities e nel generare nuove forme di engagement tra le audience e i prodotti audiovisivi. Il Web ha inoltre aperto nuove possibilità distributive ed ampliato il numero di canali e di devices su cui poter fruire tali prodotti. MovieCamp vuole cogliere tali cambiamenti e proporre delle occasioni di discussione e confronto con le voci più importanti del panorama italiano e internazionale su social media, cinema e marketing.
A livello formale, MovieCamp è una non-conference ed in quanto tale è dunque bottom up generated tanto nella proposta degli argomenti quanto nella gestione degli eventi.
La community si coagula e dialoga attraverso il sito moviecamp.it ed i social media ad esso connessi, ed è composta da appassionati e ricercatori – universitari e non – del settore.
MovieCamp collabora attivamente con il Distretto dell’audiovisivo e dell’ICT dell’Università La Sapienza di Roma e l’AGCP – Associazione Giovani Produttori Cinematografici. L’iniziativa, inoltre, si è già concretizzata in diversi incontri: Asolo, Venezia, Roma e Torino. Durante questi camp l’attenzione si è focalizzata soprattutto sul crowdfounding e sui cambiamenti delle audience, tenendo centrale il tema dei social media.
Sono previsti in futuro incontri durante i festival di: Torino, Bari, Bologna e Taormina.
Siamo comunque aperti ad eventuali suggerimenti e nuove collaborazioni, quindi fatevi avanti!
Alcuni materiali degli incontri già effettuati sono reperibili anche online: MovieCamp è infatti presente sui principali social network.
Potete restare aggiornati soprattutto su:
Facebook
Twitter (da qui si potrà seguire anche il live stream “testuale” dei nostri eventi)
SlideShare
LinkedIN
Inoltre tutti i barcamp sono fruibili anche in streaming (o, come accaduto a Torino, solo in streaming) a questo link.
Per ogni informazione contattateci sulla fan page di Facebook o all’indirizzo info@moviecamp.it.

150 150 Agostino

iAd in iOs4. iBanner

Un prodotto innovativo, richiede un medium innovativo. Non avendo la possibilità di generare ininterrottamente media, si cerca di plasmare la comunicazione al medium in modo rivoluzionario. Generare una comunicazione capace di stupire, ma non autocelebrativa; affascinante, ma aperta all’interazione; ludica, ma formativa.
Steve ci aveva stupiti qualche mese fa, ma oggi anche noi europei possiamo godere delle nuove prospettive di adv. Renault è la prima azienda del vecchio continente a servirsi della piattaforma adv di casa Apple. Un’interazione ricercata proprio per comunicare un prodotto futuristico, che ha l’ambizione di modificare il contesto urbano. iAd è una piattaforma pubblicitaria mobile, sviluppata da Apple Inc., che punta a mutare la comunicazione sui dispositivi mobile e in particolar modo su quelli di casa Apple (iPod, iPhone e iPad). La particolarità della piattaforma è quella di permettere un pianificazione pubblicitaria all’interno delle app. Accedere all’advertising senza mai uscire dall’app e tornarci con un semplice click. Questa la caratteristica che dovrebbe, essenzialmente, spingere l’utilizzatore a cliccare sul spot. Un’evoluzione del banner. Un’app nell’app. Un’innovazione che punta sulla curiosità di chi è già un noto consumatore di app. Ma allora queste app davvero sostituiranno il web?

150 150 Agostino

Communication for top spender

Il flash mob possiede una forte valenza comunicativa. Le esperienze proposte negli ultimi anni hanno stupito e comunicato allo stesso tempo. Si è passati  da “colossal” ad alto budget a quelli tecnologici, dai cinematografici a quelli da guinness. Il rapporto qualità/comunicazione è cresciuto esponenzialmente finché il mezzo non è diventato accessibile ai molti. La parabola discendente, ha visto la produzione di molti più contenuti di quelli di qualità. Il flash mob è stato sempre di tutti, ma non per tutti. Un evento apparentemente non strutturato, ma che ha sempre richiesto una “sceneggiatura” che permettesse il corretto funzionamento. La bolla flash mob è implosa. Un botto che ha portato però ad un upgrade concettuale, stravolgendo le fondamenta strutturali del mezzo. L’ultima campagna commerciale della SNFC, compagnia dei trasporti francesi, è sicuramente un ottimo esempio di quest’implosione. Stupire non più con folle (mob) oceaniche da gestire in pochissimo tempo (flash), ma con un evento personalizzato costruito esclusivamente per ogni singolo consumatore.
Una comunicazione  individuale.  Una comunicazione  valorizzante. Una comunicazione più di quanto voi possiate immaginare.

150 150 Alfredo

Le vacanze (di tutti)

150 150 Alfredo

Dedicato a Rocco

Si sceglie il sud
quando il nord
è miraggio
si sceglie il sud
quando il centro
è già fuga
si sceglie il sud
quando il sud
è dolore
e il sole
non dà forza
e l’ombra
non fa ombra
sui vecchi
che nessuno
ha visto partire
sui giovani
che nessuno
vedrà tornare
si sceglie il sud
quando è il sud
a scegliere

150 150 Agostino

Il silenzio comunicativo

Il 31,9% della popolazione femminile italiana, ha dichiarato di essere vittima di una violenza fisica o sessuale. Il 91.6% di queste violenze non è stata segnalata alle autorità. (Istat ’04).
Un silenzio non è generato esclusivamente dalla paura, ma in modo particolare dall’indifferenza di chi è testimone. POWA, cha da anni si oppone alla violenza sulle donne, ha deciso di servirsi di quel silenzio. Renderlo, per una volta, generatore di valori positivi.
Tramita una notevole performance comunicativa, ideata dalla  Ogilvy Johannesburg, immerge l’ignaro consumatore all’interno della comunicazione. Lo rende partecipe, portatore di valore e comunicatore silenzioso. L’azione dimostra come in situazioni di disagio individuale, l’intervento sia immediato, tempestivo, comunitario. Diverso è il comportamento, quando la vittima non siamo noi.
Il silenzio prevale sulla rabbia. Il silenzio prevale sulla dignità. Il silenzio prevale sull’uomo.

150 150 Agostino

Le pagelle di Inter-Roma 3d

Permettete? Un pensiero tridimensionale.
La fluidità, la profondità e l’alta definizione delle immagini garantite dalla tecnologia in 3d, in real time, ha compiuto un’entrata in tackle deciso sulle gambe dell’Italia calcistica. Con tempismo perfetto. La finale della sessantaduesima edizione della TIM CUP (ex coppa Italia) infatti è stata proiettata in 3d nei the Space Cinema di 4 città italiane: Roma, Milano, Parma e Vicenza, come ripetevano continuamente i due telecronisti per caso Marco Picari e Giacomo Valenti.
Da appassionato di calcio, e non da tifoso, mi sono offerto di accompagnare il sangiovannino Mattia Paiano a vedere la sua Inter, per offrirgli una spalla su cui piangere nel caso di sconfitta, e l’altra su cui vantarsi nel caso di vittoria.
Stando a quanto dicono i numeri, l’esperienza 3d è stata un vero e proprio successone, facendo registrare il tutto esaurito in ognuna delle 8 sale del circuito theSpace. Personalmente sono rimasto abbastanza deluso.
Il 3d ha dato del suo meglio prima e dopo le fasi di gioco, in cui invece l’effetto stereoscopico faceva perdere qualsiasi riferimento dimensionale in prossimità delle rispettive aree di rigore. Questo in realtà è un difetto che si ha anche quando si guarda un film 3d, solo risulta meno evidente in quanto la nostra attenzione è sempre rivolta in un punto della scena che è pressappoco centrale. Quando invece, come in una partita di calcio, gli occhi schizzano da destra a sinistra, si perde la visuale 3d, perdendo la profondità a favore di uno schiacciamento del piano laterale dell’immagine. In compenso il calcio di Totti a Balotelli lo abbiamo visto comunque benissimo, meno bene si è visto invece il gol di Milito, anche se Mattia dice di averlo sentito benissimo, così come il calcio di un tifoso romanista alla sua poltrona durante l’apice dell’esaltazione interista.
Tirando le somme (queste non fanno male a nessuno). Partita Inter-Roma: voto 4 (il calcio è tutta un’altra cosa, spero che prima o poi qualcuno lo spieghi anche a Mourinho). Partita Inter-Roma in 3d: voto 3, ma di incoraggiamento (tanto per essere coerenti).

fotosintesi della partita
150 150 Alfredo

When I web

Divertente, quest’iniziativa del Moma di New York.
Leggendo, mi sono allora chiesto cosa l’@ rappresenti per me.
Mi sono risposto domandami ulteriormente (capita spesso) quand’è che mi senta web.
Mi sento web, quando esco di casa la mattina e saluto il vicino.
Mi sento web, quando passo davanti alla scuola Charlie Chaplin e sorrido ai bambini.
Mi sento web, quando mi fermo subito dopo a salutare il venditore di calzini.
Mi sento web, quando prendo al volo l’autobus, mi siedo ma alla fermata successiva mi alzo per lasciar sedere un uomo con le buste della Sma.
Mi sento web, quando entro dal salumiere che sembra uscito da un telefilm ed è lui a decidere nella scena successiva cosa e quanto debba mangiare a pranzo.
Mi sento web, quando arrivo in ufficio e saluto i ragazzi.
Mi sento web, quando mi accaloro in discussioni con clienti e fornitori.
Mi sento web, quando Marco porta Il Messaggero (del giorno prima) e do una sbirciata al Giorno (prima) di Branko.
Mi sento web, quando il giorno dopo dico che Branko non capisce nulla.
Mi sento web, quando scrivo un post.
Mi sento web, quando leggo i post degli altri.
Mi sento web, quando Daniela entra con una scusa qualunque solo per vedermi.
Mi sento web, quando vado da Daniela con una scusa qualunque solo per vederla.
Mi sento web, quando chiudiamo un lavoro.
Mi sento web, quando faccio new business.
Mi sento web, quando fatturo.
Mi sento web, quando controllo il conto online e vedo che il cliente si è attenuto ai tempi di pagamento.
Mi sento web, quando torno a casa a piedi.
Mi sento web, quando la sera riesco a pensare ma non al giorno dopo.
Mi sento web, quando la notte penso al giorno dopo.
Mi sento web, quando la mattina ricordo i sogni che ho fatto pensando al giorno dopo.
Mi sento web, quando a colazione il latte è caldo abbastanza.
Mi sento web, quando il caffè che preparo è così buono che si può bere amaro.
Mi sento web, quando l’acqua della doccia è calda.
Mi sento web, quando sono vivo (e mi sento vivo, quando provo emozioni).
Non mi sento web, quando prevale la retorica del web.