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chiara pascali

Agostino

Guestbook. Intervista a Claudio Gallo

Quanto volte vi sarà capitato di cercare quel vinile, quel pezzo, quel sound che si adattasse al momento? Steremood, abbandonati i vinili, semplifica, amplifica e innova la voglia di farsi “contaminare” dalla musica. Prima di partire per un lungo viaggio selezionate un mood e vivete l’esperienza.

Quale motivo vi ha spinto a scegliere la musica come centro della vostra idea imprenditoriale?

Come molti (ma mai troppi), apparteniamo a quella razza di persone a cui la musica (e più in generale l’arte) fa star bene. Poterne avere a che fare quotidianamente e far star bene altre persone è il nostro sogno.

Come funziona Stereomood? Di quali tecnologie vi avvalete?

Stereomood nasce come un aggregatore di blog musicali, a volte gestiti da singoli (come The Needle Drop), a volte con dietro testate giornalistiche (come Pitchfork). Hanno tutti in comune una grande passione e trascorrono il proprio tempo ricercando e promuovendo band emergenti che troverebbero altrimenti poco spazio nei canali tradizionali. Uno strumento di ricerca “legge” questi blog all’interno di Stereomood e aggrega le le tracce musicali più recenti, pronte ad essere taggate dalla nostra community.

Quali sono i vostri obiettivi di crescita?

Non c’è alcuna intenzione di competere con giganti come Spotify o Deezer, il nostro obiettivo è piuttosto quello di continuare a ritagliarci una nicchia significativa di pubblico attento e affezionato e l’uscita recente delle applicazioni mobile e dell’imminente rinnovo del sito si muove in questa direzione.

Come risponde il mercato italiano?

È nella nostra top 10, dietro a realtà musicali più attente come USA, Canada, Francia, UK e Germania e grandi paesi affamati di musica come Messico, Brasile e Russia.

Qual è il mood di Stereomood?

In questo periodo ci piacerebbe essere nel mood “beach party” ma invece saremo “busy as a bee” per ancora un bel pò.

Agostino

Guestbook. Intervista a Pierfrancesco Li Donni

L’ospite di oggi è Pierfrancesco Li Donni, giovane e talentuoso regista palermitano, autore del lungometraggio Il secondo tempo, un documentario sulle stragi di Palermo che videro coinvolti i giudici Falcone e Borsellino. Il film è prodotto da Emma Film e Own Air. Un montaggio di contenuti extra è stato presentato ieri sera a Torino per la Biennale sulla legalità. Pubblichiamo questa intervista per celebrare il ventennale della morte di Falcone che ricorre oggi, la testimonianza di Piero e le sue note di regia, sono a nostro avviso un modo concreto di ricordare e riflettere sull’accaduto.

Cosa ti ha spinto ad approfondire e scegliere come soggetto cinematografico del tuo film gli agguati a Falcone e Borsellino?

Ho sempre pensato di fare il mio primo film a Palermo, la città in cui sono nato, farlo era come un ritorno alle origini, un tributo ai luoghi dell’anima, alla sua gente, alla sua storia: fare un film su Palermo non significa per forza parlare di mafia e di antimafia, ma volevo fare anche un film su quello che da bambino e adolescente avevo vissuto. Crescere nella Palermo degli anni novanta ha dato a tanti ragazzi della mia generazione la possibilità di vivere in una città in perenne cambiamento e questo cambiamento è stato possibile grazie al sacrificio di due grandi figure, quella di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Mi porto nel cuore il ricordo di quegli anni, le mobilitazioni, la rinascita del centro storico, la gioia di vivere una città che non era più una città di morte, che andava riscoprendo se stessa e i suoi vicoli. Palermo era un laboratorio politico, nel senso più nobile del termine. Ho sentito il bisogno di raccontare all’Italia e ricordare ai miei concittadini quello che Palermo e la sua gente  era stata capace di fare dopo le bombe del 1992, ma ho sentito anche il bisogno di raccontare la mia amarezza per una città che stava lentamente dimenticandosi di quegli anni. Lo vedevo nella quotidianità, nei riti stanchi delle commemorazioni, nei comportamenti di tutti i giorni. Per questo il film si chiama “Il Secondo Tempo”, perché è un film su una città che avrebbe potuto essere e non è stata. “Il Secondo Tempo” può essere un punto di non ritorno, ma anche “il cosa si fa” quando finisce un’emergenza democratica e ricomincia la quotidianità.

Ne Il secondo tempo è centrale il ruolo del cantastorie, Salvo, quale affinità tra questi storici personaggi della tradizione orale siciliana e il tuo ruolo di regista?

Quando ho incominciato a pensare a questo film non sapevo bene cosa avrei raccontato, ma sapevo benissimo cosa avrei escluso dal racconto. Volevo uscire da un’idea stereotipata di città fatta di mercati, coppole e marranzano , ma era necessario ricominciare dalla storia profonda della città e dall’atavica contrapposizione tra ricchi e poveri, tra padroni e sottomessi: per farlo avevo bisogno  di trovare una figura di raccordo, capace di spiegare storie antiche, ma soprattutto di inserirsi nel racconto della contemporaneità. La figura di Salvo si sviluppa partendo da queste considerazioni, e  in un film fatto di emozioni e protagonisti terreni, Salvo diventa una figura onirica, coscienza collettiva della città e presente.

Nel film ricostruisci i fatti del ’92 alternando nel montaggio filmati di repertorio e scorci della Palermo di oggi. Qual è la tua percezione di cambiamento? Quale la valenza delle giovani generazioni che hai deciso di inserire in alcuni passaggi del tuo film?

Ringrazio innanzitutto Fabio Lanfranca per avermi dato l’opportunità di utilizzare le immagini d’archivio del suo “1992: Forse non è mai accaduto”, detto ciò, credo che Palermo abbia conosciuto momenti migliori di questo, ma sicuramente un cambiamento c’è stato; c’è un’immagine nel film d’archivio, che vedendo e rivedendo mi continua a colpire, ed è quella di una signora che a un certo punto, a una commemorazione, qualche settimane dopo l’attentato a Falcone grida al microfono “Io chiedo a questa cittadinanza non più parole emotive, ma fatti…”, ecco mi sembra che Palermo, e in generale l’Italia, abbiano il vizio di reagire sempre troppo emotivamente, senza essere consequenziali, ovvero di non saper trasformare l’emozione in fatti concreti capaci  di cristallizzarsi nel tempo.
Per quanto riguarda i ragazzi all’interno del film, avevo bisogno di raccontare una Palermo vera, senza sovrastrutture, la Palermo di chi la vive ogni giorno. La scelta dei ragazzi è in questa direzione: non c’è un giudizio su una generazione, c’è una constatazione di come una generazione, in questo caso cresciuta in periferia, viva la sua città e la viva all’interno di una sua complessità, dove  primeggiano noia, esuberanza e mancanza di punti di riferimento.

Il tuo film supera la contingenza dei fatti per ampliare la prospettiva su quelle che sono state le conseguenze, immediate e postume, generate dall’attentato ai due giudici. Le manifestazioni, il comitato dei lenzuoli, la liberazione di Palermo vecchia, una scelta che rende il tuo film diverso da quelli prodotti finora. E’ stata solo una scelta di taglio narrativo o ha un significato più profondo?

La Palermo delle stragi di mafia è stata raccontata tante volte e molto spesso sotto aspetti che questo film non ha voluto appositamente trattare: quelli della ricostruzione politica e giudiziaria. Volevo raccontare la Palermo dell’anima e delle emozioni, evitando per una volta, di dare troppo spazio, alla nomenclatura antimafia. E poi c’erano  storie affascinanti che meritavano di essere  raccontate e che in pochi conoscevano, quella del Comitato dei Lenzuoli ad esempio, o quella dei due fotografi, che mi hanno permesso di avere un approccio stilistico e narrativo più  a quello del film di finzione.

Che tipo di accoglienza e quali reazioni ti aspetti dal pubblico? 

Non lo so ancora, la fortuna di un film può dipendere da tanti fattori, credo che questo film abbia comunque una forte valenza simbolica e riesca a fotografare una Palermo invisibile e diversa da come la si immagina. Non è soltanto un film sulle stragi, ma un lavoro sullo stato di salute di una città, un viaggio nelle sue viscere e nelle sue suggestioni. Sono sicuro che il pubblico saprà apprezzare questo sforzo, il mio desiderio comunque, è quello di portare in giro il più possibile questa storia, che un po’ è anche la mia.

Daniela

Rumors

Un tempo di post così ne scrivevo tanti e spesso. Per parlare di noi, dell’ufficio, delle cose in corso e in essere. Dei progetti futuri, delle serate e dei sabati trascorsi al lavoro, contenti perché parte di un processo di crescita. Importante.
Poi le cose sono cambiate, si sono – in parte e per fortuna – istituzionalizzate, si sono burocratizzate perché eravamo diventati in tanti. Ma non solo. Era cambiato qualcosa.
Oggi, però, ad un tratto, mentre ero in cucina per la mia pausa mela mi sono accorta che, per la prima volta, da tanto, nel nostro ufficio, non regnava il silenzio.
Sì, sentivo le voci di Agostino, Lucia, Chiara. Il telefono che squillava, Franco che si alzava per parlare con Davide, Antonio che veniva in stanza per definire gli ultimi dettagli del layout.
E, all’improvviso, mi è stato chiaro che il silenzio degli ultimi mesi, ahimè, quello che tutti gli ospiti sottolineavano con piacere non era un bel silenzio. Era stasi. Era blocco. Era assenza.
Oggi, c’è movimento in ufficio. Quel flusso dinamico e stimolante che dobbiamo augurarci ci sia sempre.
No. Non è cambiato molto. C’è sempre la crisi, la tredicesima da saldare, il mutuo da onorare, le cause in corso per il recupero crediti, i clienti persi e le tentate vendite fallite, i tanti ami gettati e non ancora rientrati, la preoccupazione per il futuro e la necessità, condivisa, che tocca cambiare barca e equipaggio per sondare i nuovi mari che ci aspettano.
Eppure, stamattina, forse per questo, forse nonostante questo, forse, soprattutto per questo, qualcosa finalmente si muove.
Ci sono più attività in corso: per il nostro cliente Own Air siamo on air (…) con due campagne di promozione. Stasera, dopo una lunga attesa, parteciperemo alla prima puntata della trasmissione di Sabina Guzzanti, di cui seguiamo blog e pagina FB, dopo averla incubata e immaginata per tanto tempo. Un lavoro certosino costruito, passo dopo passo, a partire da Draquila.
Sono in preparazione le presentazioni per gli appuntamenti della prossima settimana che vedranno Alfredo, Lorenzo, Davide e me in giro, a Milano, per promuovere e promuoverci.
Per noi, stiamo trasferendo il sito Estrogeni su nuova piattaforma e lavorando a due nuovi titoli che usciranno in sala tra aprile e maggio.
Oggi non c’è silenzio in ufficio. Quel silenzio che è bello quando indica concentrazione, meditazione, studio.
Che da oggi ci sia più spesso, il dolce rumorio del lavoro.

150 150 Daniela

Eject

Il noleggio dei VHS ha fatto parte della mia adolescenza. Sotto casa di mio nonno, prima di tornare a casa, ci si fermava a prendere il film e si organizzava la serata. Non era mai una cosa così.
Era un rito. Preparato nei minimi dettagli.  Si sceglieva, di solito, una cena adeguata. Di quelle ipercaloriche che oggi mi concedo raramente.
Poi è arrivato Blockbuster. E il piccolo rito è diventato un evento. Ci si dedicava il sabato pomeriggio. Quando i cinema erano troppo affollati o non proiettavano film in linea con il mood del momento.
A scegliere, di solito, erano sia i ragazzi che le ragazze. Con il risultato che il momento della scelta era rimandato ad un attimo prima della visione.
Erano i classici, i cult, i cartoni, le commedie romantiche, gli ultimi titoli che avevamo perso.
un buffet sempre aperto, pop corn, patatine, puff e cocacola a portata di mano. Luci spente, divani comodi e la visione aveva inizio. No, di certo non era la sala, ma la magia era la stessa.
Quante serate passate così da Eli, Francy, a casa da me.
Sono passati anni, Blockbuster ha chiuso, e, all’improvviso, circa sei mesi fa, una nuova azienda, una vera e propria start-up, bussa al nostro ufficio per chiedere consulenza e attività di comunicazione.
Il progetto mi ha subito rapito: lanciare, in Italia, una piattaforma VOD per il noleggio di film. Qualcosa tra Mubi e iTunes. Una vera e propria distribuzione cinematografica online. Un servizio per tutti coloro, e sono tanti, che non riescono ad andare a cinema come e quanto vorrebbero.
Film inediti, never seen on screen – come recita il claim -, film usciti ma per poco tempo e in poche sale, film amati e che vorresti rivedere, film in lingua originale, film in versione integrale.
Questa l’idea, Own Air il nome dell’azienda.
Un noleggio, due/tre giorni per vedere il film, la comodità del web e delle nuove tecnologie che ti consente di averlo con te dove e quando vuoi. Facili da scaricare, in alta qualità (high definition), a prezzi concorrenziali, da gustare, comodamente, sul divano di casa tua.
Oggi Ownair è online con sito, testata giornalistica, Facebook e Twitter. E dal nove dicembre, è pronta a partire con il primo titolo in un’esclusiva e innovativa formula day&date. In bocca al lupo!

p.s. L’unica seccatura – all’epoca – era riconsegnare il film nei tempi giusti, pena pagare il costo di un nuovo noleggio o trovare il film non disponibile, perché qualcun altro, come te, era in ritardo nella consegna.
Ora, invece, il file si autodistrugge dopo l’utilizzo. Cosa volere di più?!?

 

150 150 Agostino

La Top 10 Cinema di Estrogeni

Il 27 Ottobre, in concomitanza con il Festival Internazionale del Film di Roma, abbiamo lanciato la nostra Settimana del Cinema. Vi abbiamo riproposto molti dei post sui film che abbiamo scritto in questi anni, alcuni relativi a film per i quali abbiamo contribuito alle rispettive campagne di lancio, altri invece che parlavano di film che ci hanno semplicemente appassionato e incuriosito. Oltre a segnalarveli e invitarvi a rileggerli, ci faceva però piacere interagire con voi in maniera anche più coinvolgente, per questo vi abbiamo invitato a votare i nostri post su Facebook attraverso like e commenti per aiutarci a costruire la nostra top 10 dei post sul cinema. Ringraziamo tutti quelli che hanno giocato con noi, due di loro hanno anche vinto una nostra t-shirt (i nomi li trovate in fondo al post). Eccovi la classifica sulla base delle vostre preferenze:

1. “I Metallica potrebbero suonare Tchaikovsky” di Francesco su Il Concerto.

2. “Un crack e i suoi derivati” di Matteo su Il Gioiellino.

3. “Mio marito non è in target” di Daniela su One day.

4. “21147…” di Chiara su Milk.

5. “Lussuria” di Estrogeni su Lussuria.

6. “Guestbook. Intervista a Wim Wenders” di Chiara su Pina 3D (e non solo…).

7. “The Eagle” di Antonio su The Eagle.

8. “Certi film” di Daniela su Niente Paura.

9. “Vuoti a perdere” di Francesco su Draquila.

10. “Hysteria. Ovvero, vibrazioni riuscite” di Giuseppe su Hysteria.

A vincere le t-shirt sono Daniele Magliocca e Anna Simone, vi contatteremo al più presto per la spedizione: complimenti e grazie per aver preso parte alla nostra Settimana del Cinema 🙂

150 150 Agostino

Professione stagista

Durante gli anni dell’università ho dovuto spesso giustificare la scelta del mio percorso di studi, di fronte a quelle persone che ritenevano (e ritengono) Scienze della Comunicazione una Laurea di serie B.
Allo stesso tempo però, devo ammetterlo, una volta terminata l’Università, nel momento in cui mi sono affacciata al mondo del lavoro, ho pensato che forse quelle stesse persone non avevano poi tutti i torti.
Ma ho continuato a ripetermi che tutto quello in cui ho creduto ed investito mi avrebbe pur portato da qualche parte. Ed è così che ho continuato ad inviare curricula, finché non mi sono detta: “perché non mandarne una copia anche ad Estrogeni?”, l’agenzia che seguivo da quasi un anno e mezzo attraverso il suo blog e la sua pagina Facebook.
Non lo credevo possibile eppure mi fissano un colloquio, al termine del quale Daniela mi dice che nel giro di un paio di settimane verrò contattata qualunque sia la risposta. La telefonata arriva e l’esito è positivo: il 28 Ottobre inizierà il mio stage.
Il primo giorno è stato dedicato allo studio delle attività, ma anche allo svolgimento dei primi compiti, sotto la guida attenta e paziente di Chiara. Certo, può capitare che ti venga svelato il finale del libro che stai leggendo, ma pazienza, sono “inconvenienti” che si possono sopportare!
Inizia una nuova avventura, e porto con me tanta voglia di imparare ed il desiderio di non deludere né me stessa né chi ha creduto in me.

150 150 Daniela

Wohin gehen Sie?

All’inizio era il sito in inglese. Per andare a Londra.
Poi è stato il soggiorno a Milano. Per respirare un’aria più trendy.
Poi le delegazioni giapponesi e quella turca. Per aprirci all’Oriente.
Poi il primo lavoro per Bayer Garden e quello per l’olio Pietro Coricelli. Per diventare internazionali.
Poi le piattaforme di marketing e business intelligence. Per dare forza alle posizioni.
Caso? Coincidenze? Fortuna? Non ci credo, non ci ho mai creduto.
Se le cose accadono è perché dietro c’è un’intuizione, un disegno, un progetto, una visione.
Se le cose accadono è perché c’è qualcuno che si muove.
Se le cose accadono è perché la voglia di sperimentare e crescere e non accontentarsi ce la portiamo dentro.
Come la fame, quel sentimento tutto napoletano che ti fa andare a vedere. Che ti fa studiare e lavorare, giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo, per costruire la strada che porta lontano.
Oggi una delegazione di Estrogeni, il nostro Ceo insieme a Lorenzo, Davide e Antonio, è a Dortmund.

Due appuntamenti, con due realtà tedesche.
Due appuntamenti da cui, ci auguriamo, arriveranno nuove opportunità di business. Di certo, nuove conoscenze. Nuovi mondi.
Due appuntamenti, frutto di un lavoro certosino. Di un intreccio di relazioni e know how immaginato, pensato, ricercato, costruito. In modo appassionato.
Al primo appuntamento, si parlerà di comunicazione, infrastrutture e nuove tecnologie.
Al secondo, invece, di porcellane, social e promozione 2.0.

Cosa porteremo a casa, non lo so. Cosa abbiamo già acquisito, però sì. Una bella fetta di sogno.

150 150 Agostino

Agorà, l’INPS diventa social

La XXII edizione del Forum della Pubblica Amministrazione ha ospitato ieri un dibattito su Agorà, il primo caso di corporate network pensato per la pubblica amministrazione ed in particolare dedicato ai dipendenti INPS.
L’incontro è stato aperto da Valeria Sandei, AD di Almawave, società del Gruppo AlmavivA specializzata in innovazione tecnologica, che ha sperimentato con Agorà di INPS il proprio modello di Social Enterprise.
Il Social Network è attivo dall’otto ottobre 2010 ed è accessibile a tutti i 28.000 dipendenti INPS dislocati nelle oltre 500 sedi territoriali.
La necessità della PA di dotarsi di un sistema di corporate networking è, secondo Guido Ceccarelli (Responsabile Area Portale INPS), finalizzata ad ampliare l’ecosistema aziendale e avviare nuove pratiche di governance che facciano emergere reti e centri di eccellenza.
Ogni dipendete ha accesso ad una home page personalizzata, My Agorà, in cui è libero di organizzare i propri widget a seconda delle necessità.
I widget racchiudono l’insieme delle funzioni a cui l’utente può accedere. Blog, forum e wiki rappresentano la parte della conoscenza dinamica, contenuti che l’utente può creare e modificare. Faq, normative, circolari costituiscono invece la comunicazione istituzionale; web seminar, tutorial, e-collaboration, la parte multimediale.
Le community presenti e a cui l’utente può accedere, sono state create dall’azienda con il fine di raggruppare per aree tematiche gli scambi di conoscenza, sono di fatto delle comunità professionali verticali su unità organizzative e aree di processo.
Tutti i contenuti, prima di essere pubblicati, sono validati da un team di esperti e nel monitoraggio sono coinvolte anche alcune delle direzioni generali.
I numeri presentati nell’incontro di oggi fanno ben sperare in un segnale di cambiamento, su 28.000 dipendenti INPS, 5.000 hanno registrato il proprio profilo, 100 hanno creato il blog, 13.000 le sessioni di instant messaging avviate, 40 i link (relativi alla stessa intranet e sito web istituzionale) scambiati.
Sicuramente un passo in avanti per la pachidermica amministrazione pubblica italiana, rimane tuttavia la caratterizzazione prettamente autoreferenziale dell’intero sistema.
Grandi assenti, per una struttura che si definisce social, sono dei plus quali: entertainment, utility e facility.
Integrare l’ambizione di favorire la crescita professionale con la possibilità di riuscire a far esprimere anche altri aspetti della personalità di ognuno.
Per definizione il social network crea una forte osmosi tra personale e professionale, sarebbe dunque interessante promuovere l’azione spontanea dei dipendenti, attraverso la condivisione di contenuti che possano anche esulare dalle tematiche istituzionali, ma che possano comunque fornire all’azienda una lettura del sentiment interno.
Forse controllare le discussioni piuttosto che gestirle implica uno sforzo di energie inferiore, ma è certo che il miglioramento deriva sempre dal confronto.

150 150 Agostino

Professione giornalista

Ricordo l’intransigenza di Aldo Fontanarosa, professore di Teorie e Tecniche del linguaggio giornalistico, (A.A 2000/2001) con chi non sapesse elencare, in sede d’esame, le famose regole del giornalismo, a cui Alberto Papetti dedicava un intero capitolo del suo libro Professione giornalista. Regola numero 1: attendibilità delle fonti. Un giornalista deve sempre verificare le sue fonti prima di diffondere una notizia. Motivo per cui oggi, alla notizia della morte di Bin Laden, uno dei principali quotidiani italiani associava una foto falsa pubblicata in rete già dal 23 settembre 2006. Un privilegio tutto italiano, nessun altro mezzo di informazione estero aveva infatti foto a testimonianza dell”accaduto. Naturalmente il pubblico del web non si è lasciato sfuggire l’occasione di dimostrare quanto la rete sia attenta ai contenuti e alla loro veridicità, si è dunque scatenata la caccia al falso e di conseguenza la delegittimazione della fonte. Come risponde il giornalismo italiano a tutto questo? Elimina la foto in home page e diffonde un nuovo articolo, la foto l’ha diffusa la tv pakistana. Come a dire: non sono stato io.