Mi scusi, per il Design scendo alla prossima?

Mi scusi, per il Design scendo alla prossima?

150 150 Agostino

Da un paio di giorni mi ritrovo a fare lavoro domestico. Non stendere i panni e lavare i piatti, per adesso, ma provando a seguire i progetti e l’attività di Estrogeni direttamente da casa mentre combatto contro un terribile virus che – di comune accordo con Matteo, Giada, Antje e Riccardo – mi tiene lontano dai loro monitor. Capita rare volte di lavorare a un progetto, che sia un logo o una campagna, mentre di là sento i bambini lottare con armi sofisticatissime contro droidi-ragno e astronavi del pianeta Alderaan ed è piacevole quando, ogni 5 minuti, si affacciano curiosi a sbirciare quello che sto facendo lasciandomi commenti spontanei e determinanti, sia per il progetto che per la visione del nostro lavoro. Stavo inserendo una icona disegnata con due profili umani e un punto interrogativo dentro una semplice cornice fotografica, a sostegno di una parte testuale su un’anta della nuova brochure/contenitore per l’iniziativa ” Familia. Fotografia e filmini di famiglia”. Improvvisamente, sbuca alle spalle mio figlio più grande, 7 anni, dicendo “di chi sarà mai quella fotografia, boh, non si sa” e l’altro più piccolo, 5 anni, ribatte “forse è di Berlusconi e della sua fidanzata?”.
Perfetto, il segno è inequivocabile e il messaggio arriva chiaro. Nel frattempo, una email di Alfredo mi invita a guardare una bella gallery fotografica con i lavori di Bob Noorda, pubblicata sul Sole 24ore e il cerchio si chiude.
Quando si discute di segni chiari, memorabili, memorizzabili, semplici, intuitivi, diretti, razionali, nessuno di noi che pensi di voler affrontare bene questo lavoro o voler capire fino in fondo quale importante responsabilità sociale abbia chi si definisca “comunicatore, progettista, designer”, può fare a meno di riguardare e studiare tutto il lavoro di questo padre del design contemporaneo. Era olandese, il vecchio Bob, di educazione razionalista ma lavorava a Milano dalla fine degli anni ’50, dove piano piano cominciò a valorizzare, con eccezionale chiarezza formale ed essenzialità espressiva, la corporate identity dei più grandi gruppi industriali dell’epoca. Avete mai comprato un libro da quelli che hanno una strana “F” rossa obliqua sulla maniglia delle vetrine? O da quelli con la “A” rossa? Magari avete fatto la spesa nei supermercati delle cooperative, rosse. Almeno la benzina, sicuramente ricoscerete l’icona del self service dei distributori e se guardate un po’ più in alto, c’è pure un cane a sei zampe che sputa fuoco (in realtà non era il suo, ma di Luigi Broggini che lo aveva disegnato nel 1952 e di cui Noorda curò il restyling e la comunicazione aziendale quando Agip entrò a far parte dell’Eni).  Ci sono! Una metropolitana l’avrete senza dubbio presa!
Bene, proprio nel sottosuolo, dove la comunicazione diventa spesso determinante, dove devo capire, senza equivoci, come si chiama la mia fermata, dov’è l’uscita o le scale per risalire, Bob Noorda creò il suo capolavoro, inventandosi le famose fasce colorate identificative per ogni diversa linea e sostituendo i cartelli indicanti il nome delle fermate con una fascia colorata lunga tutta la stazione. Dentro, in bianco e ripetuto ogni 5 metri, il nome della stazione, in modo che i passeggeri capissero dove si trovavano anche con il treno in movimento. Questa soluzione, studiata per Milano, lo portò anche a lavorare per le metro di San Paolo, New York e ormai tutte le stazioni del mondo adottano praticamente questa stessa intuizione visiva. Qui c’è gran parte del senso di responsabilità sociale del designer. Nei suoi lavori, il punto di riferimento per chi lavora guardando alla sintesi, studiando segni chiari e intuitivi. Per tornare ai bambini, Bruno Munari disse, commentando il logo per la Regione Lombardia progettato da Noorda, che il segno “è giusto perché ha forza, si memorizza bene, anche un bambino riuscirebbe a ricordarlo”.
Me lo ricordano continuamente i due che ho nuovamente alle spalle, anche se devo ancora capire la storia di Berlusconi e della sua fidanzata.

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