Formazione

scuola-di-classe-roberto-contessi
300 173 Agostino

Le confessioni del prof non sono più un segreto

Era appena cominciata l’estate di un anno fa, quando il professor Contessi ci raccontava, in questa lunga intervista, i problemi e le verità inconfessabili che nessuno voleva ascoltare e soprattutto affrontare, per migliorare la qualità dell’insegnamento nella scuola pubblica.
Oggi queste confessioni sono diventate un libro dal titolo “Scuola di classe”, e Roberto Contessi in persona lo presenterà nei prossimi giorni in due librerie romane.
scuola-di-classe

Per chi volesse partecipare, gli appuntamenti sono:

mercoledì 16 novembre ore 18.00

laFeltrinelli

via Vittorio Emanuele Orlando (Piazza Esedra)

con la partecipazione del prof. Tullio De Mauro e Marco Panara (La Repubblica)

venerdì 02 dicembre ore 18.00

Libreria Koob

via Luigi Poletti 2 (Piazza Mancini)
A questo link è possibile scaricare la recensione del libro di Roberto Contessi pubblicata sul quotidiano Il Corriere della Sera.

Qui il video in cui il prof. Contessi presenta il suo libro:

1024 634 Vincenzo

Nuove frontiere del lavoro. Il nostro intervento all’Università Europea di Roma

Mercoledì 11 maggio saremo all’Università Europea di Roma, per partecipare a una conferenza dal titolo: “Stress, lavoro e benessere nell’era dei social network”, nella quale interverranno Marco Di Lullo e Davide Magini.

All’interno del convegno, docenti, ricercatori e professionisti affronteranno da vari punti di vista il tema del lavoro ai tempi dei social network. Nello specifico si parlerà di work-life balance, smart working, telelavoro, gestione dello stress lavoro correlato, corporate communities, talent retention.

Quali sono gli elementi che producono una maggiore o minore produttività sul lavoro? Come cambia il contesto professionale con lo sviluppo di nuove tecnologie e quali sono gli effetti di questi cambiamenti sul nostro modo di lavorare? Quali sono le skills organizzative e relazionali che i nuovi manager devono possedere?

Nel corso del convegno i relatori daranno risposta a questi e ad altri quesiti, mettendo in campo la loro esperienza sul tema.
Di seguito tutti i dettagli dell’iniziativa.

Stress lavoro e benessere nell’era social

I nostri contributi, nello specifico, si focalizzeranno sulle nuove forme di aggregazione online e sulla percezione dello stress e del lavoro sui social netwok.

Nel suo intervento Marco affronterà il tema delle communities aziendali e dei loro più recenti sviluppi, mentre Davide presenterà la ricerca “Stress, tempo e lavoro: le percezioni degli italiani attraverso un’analisi di sentiment online“.

Entrambi i contributi sono stati pubblicati nel volume “Stress, lavoro e benessere nell’era dei social network. Linee di pensiero e d’azione”, per la collana “Scienze e Tecniche Psico-sociali per il Lavoro, l’Impresa e le Organizzazioni” della Franco Angeli, che sarà presentato nel corso della conferenza.

Qui un breve approfondimento sul nostro contributo.

Chi volesse partecipare è pregato di inviare una mail di conferma a info@estrogeni.net.

A questo link trovate invece l’evento completo, con le informazioni sulla sede.

Agostino

Confessioni segrete di un prof.

Per chi, come me, ha figli adolescenti alle prese con l’esame di terza media, la scelta delle superiori e le incertezze sulle regole con cui la scuola garantirà la qualità dell’insegnamento sono argomenti di discussione continua con gli altri genitori o con gli stessi insegnanti. Ma i prof ce la raccontano tutta su come funziona la scuola? Secondo Roberto Contessi, grande amico di Estrogeni e professore di storia e filosofia da 10 anni, ci sono tante cose che sono sotto gli occhi di tutti ma che nessuno vuole guardare, in una sorta di amnesia collettiva. Che non fa bene a nessuno. 

Professor Contessi, assistiamo ormai quotidianamente alle manifestazioni di protesta contro il “ddl buona scuola” di Renzi, da parte di docenti e sindacati. C’è qualcosa che non ci hanno raccontato?

L’opinione pubblica vede ma non guarda come funziona la scuola dei propri figli e i professori che scendono in piazza non la raccontano fino in fondo. Ma c’è di più: spingendo a fermare la riforma di questo governo, di fatto intendono conservare la situazione attuale.

Cominciamo forte. E per quale ragione non vorrebbero cambiare? Sono decenni che si parla di cambiamento nella scuola pubblica.

Perché siamo previlegiati: quando siamo in classe possiamo lavorare oppure no, insegnare oppure no, applicare criteri trasparenti oppure no, riempire le nostre ore di chiacchiere oppure no. Non c’è nessuno che valuta, nessuno che controlla e gli strumenti di ispezione si muovono solo in casi eccezionali: molestie, incidenti, pericolo di vita. Per il resto, vige l’anarchia dietro ogni corridoio: sono 10 anni che insegno, in sei scuole romane diverse, e questo è il quadro.

Beh, detto direttamente da un prof, comincia a farmi venire i brividi, se penso che il prossimo anno il mio tredicenne dovrà iniziare il liceo. Quale scuola lo attende?

Una scuola classista.

Consideriamo un dato: le materie fondamentali per ogni indirizzo (matematica, fisica, disegno tecnico, latino, greco, e così via, più le lingue straniere) sono quelle dove i ragazzi vanno peggio: in alcune classi sono anche 18 su 20. Cosa avviene? I figli dei ricchi o che provengono da famiglie attente sono supportati da insegnanti di ripetizioni e genitori volenterosi, mentre i figli dei poveri o che vivono in case con pochissimi libri (magari non per colpa loro) continuano ad andare male. I professori in media se ne infischiano: molti il pomeriggio fanno ripetizione ai ragazzi che vanno male nelle classi dei loro colleghi, alimentando il mercato della formazione privata. Rigidamente in nero ed esentasse.

E meno male che sono i primi a criticare i fondi alle scuole private!

Qui mi pare che ne abbiano fondato una parallela, o sbaglio?

Certamente, e poi sono i primi a scioperare contro il cambiamento, a ragion veduta dal loro osservatorio: perché mai abolire un sistema privo ci controlli, cosi ben oliato? Devono garantire la presenza in aula 18 ore a settimana: questo significa che chi non fa nulla ruba uno stipendio da 1.500 euro in su per un part-time, e chi lavora anche oltre le 18 ore guadagna lo stipendio medio di un dipendente pubblico – incluso liquidazione, contributo pensione, ferie, malattia.

Io che sono un libero professionista me le sogno di notte, certe cose.

Che razza di scuola è? Premia i ragazzi che non hanno bisogno o quelli che possono pagarsi le ripetizioni, mentre ignora chi non è portato e chi non è sostenuto. Mi domando, ma il preside che ruolo ha in tutto questo?

I presidi buonisti convincono i professori a sanare magicamente le insufficienze: chi non sa scrivere o far di conto spesso viene promosso di riffa o di raffa, ovviamente subendo il danno maggiore. Sarà per lui difficile passare i test universitari o trovare lavoro, perché la sua promozione con l’inganno lo marchia a vita.

I presidi rigidi, invece, confermano le valutazioni catastrofiche dei professori. I ragazzi bocciati a volte capiscono che devono cambiare registro, mentre spesso iniziano il vagabondaggio scolastico: in assenza di un sostegno o di un orientamento, cambiano istituto più volte e, nei casi più felici, prendono un titolo inutile da 3 anni in 1 in un diplomificio.

Immagino i problemi che sorgeranno più in là quando dovranno affrontare il mercato del lavoro, giusto?

Questo è il vero punto: questa scuola fa male ai nostri figli, li intossica. I ragazzi con un diploma di cartone sono gli ignoranti che popolano le nostre strade: non leggono, non conoscono un metodo di studio, non sanno prepararsi per un concorso, per un esame, non sanno prendere appunti, vagano su Internet solo nel reparto spazzatura e vanno ad ingrossare il parcheggio dei disoccupati, il frutto avariato della scuola di oggi. Questa è la normalità dell’istruzione dei nostri figli, questo è il tanfo che si leva dal luogo dove dovrebbero imparare.

Aiuto, che disastro! Ma a questo punto non sarebbe meglio cambiare, a prescindere, con Renzi o senza Renzi?

Attenzione però, non bisogna gridare al disastro solo quando ci va di mezzo il mio bambino biondo con gli occhi azzurri: la scuola dovrebbe fornire un servizio di qualità a prescindere da chi si iscrive. E anzi: dato che nelle scuole pubbliche passano buona parte dei giovani, dovrebbe essere il posto più monitorato d’Italia.

E invece?

E invece non combinare nulla fa comodo anche ai genitori, a tutti noi quando siamo genitori, perché vogliamo una lavatrice cui consegnare i nostri figli zotici per poi andarli a riprendere puliti e formati. Il pesce puzza dalla testa, Agostino, ricordiamocelo e nessuno ha la bacchetta magica.

E il cambiamento?

Nessuno si immagina che la riforma del Governo Renzi sia un farmaco miracoloso, ma le piazze protestano perché la responsabilità di valutare l’insegnamento viene sottratta ai professori e data in mano al preside: non giriamoci intorno. Oggi la responsabilità dell’operato dei professori è in mano a essi stessi, sotto il titolo di autonomia della docenza, così ognuno nello stesso tempo agisce e giudica se stesso, generando uno dei più grandi conflitti di interesse del mercato del lavoro.

La riforma Renzi assegna al preside la responsabilità per la valutazione dei prof, per riconoscere più soldi a quelli che lavorano di più e per scegliere, tra coloro che sono abilitati, i professori che ritiene più affidabili per le supplenze.

Questo punto mi sembra fondamentale. Possiamo sperare che arrivi finalmente la fine dell’impunità per svogliati ed incapaci?

Di sicuro, dire no significa coprire proprio quest’ultimi e favorire una scuola classista, appoggiata per di più da chi si dichiara democratico, finendo per smarrire il senso stesso di questa parola. L’uguaglianza tra cittadini deve forse valere per me che sono professore e non per i miei alunni? Devo bocciare i più sfigati, gli svantaggiati, e promuovere chi ha un vantaggio naturale o sociale? Proprio perché individua in modo chiaro un centro di responsabilità, la Riforma del Governo Renzi è, seppur timidamente, l’inizio del cambiamento.

Professor Contessi, le squilla il cellulare. Sarà Renzi che vuole chiederle ripetizioni. Con fattura, mi raccomando.

150 150 Agostino

Cercasi stagista graphic designer

Estrogeni offre uno stage semestrale e retribuito in ambito graphic design a partire dagli inizi di gennaio.

Requisiti minimi:
– Buona conoscenza della lingua inglese;
– Predisposizione al design per il web e i social network.

Requisiti preferenziali:
– Provenienza Istituto Europeo di Design, corso quadriennale;
– Ottima valutazione finale al termine del corso di studi.

Se interessati, scriveteci a info@estrogeni.net

Se invece il vostro ambito di interesse è in ambito social/analytics, avete ancora la possibilità di candidarvi per questa posizione.

150 150 Agostino

Cercasi stagista web marketing

Estrogeni offre uno stage in ambito web marketing/web analysis a partire da metà dicembre-inizio gennaio.
Requisiti minimi:

– Conoscenza del web, dei social media e delle loro dinamiche;
– Conoscenza base di FB Ads e Google Adwords;
– Ottimo inglese;
– Voglia di imparare facendo.

È inoltre considerata requisito preferenziale la conoscenza della lingua tedesca.
Se interessati, scriveteci a info@estrogeni.net

150 150 Agostino

Antonio sta cercando te

A Estrogeni, stiamo cercando un web designer/developer junior a cui offrire uno stage di 6 mesi, retribuito. Requisito minimo per candidarsi, è la conoscenza base dei seguenti linguaggi:

  • PHP
  • Java
  • Javascript
  • Ajax
  • HTML
  • XML
  • CSS

Costituirà titolo preferenziale, aver utilizzato:

  • WordPress
  • Joomla
  • Software di video editing
  • Photoshop
  • Flash
  • CMS generici

Se pensi di soddisfare i requisiti richiesti, inviaci la tua candidatura con una mail a recruiting@estrogeni.net, entro e non oltre il 31/05. Antonio ti aspetta!

150 150 Agostino

Recruiting 2.0

Ci piace condividere un’esperienza/esperimento che abbiamo lanciato qualche settimana fa attraverso Facebook, precisamente da questa nota. Dovendo cercare un nuovo web developer abbiamo deciso, invece di pubblicare il solito annuncio, di ispirarci alla Facebook Hacker Cup e utilizzare qualcosa di più creativo per coinvolgere le persone potenzialmente interessate.
Abbiamo quindi realizzato un gioco che si componeva di tre livelli, ognuno dei quali richiedeva competenze specifiche e crescenti per passare al livello successivo. Ogni livello consisteva in un form di log-in attraverso il quale inserire una username e una password necessarie per accedere al livello successivo. Il giocatore, non conoscendo le credenziali necessarie a superare il livello, doveva affidarsi alle proprie competenze tecniche per scovare delle vulnerabilità create appositamente e sfruttarle per accedere al livello successivo.
Nel primo livello era necessaria una conoscenza di base dell’html e di javascript per capire il funzionamento del form e quindi trovare la username e password all’interno del codice della pagina. La username e la password erano inserite in chiaro nel codice all’interno di una condizione che se verificata permetteva l’accesso al secondo livello. Dei tre, era il livello più semplice ed è stato superato della metà dei giocatori.
Nel secondo livello era necessaria una conoscenza di base del funzionamento di Adobe Flash e di Action Script. La username e la password venivano passate tramite FlashVars all’interno dell’swf che conteneva il form e l’Action Script che verificava se le credenziali usate nel form, corrispondevano a quelle inviate tramite FlashVars. Circa il 40% dei giocatori ha superato questo livello.
Nel terzo livello era necessaria una conoscenza di base del PHP e di SQL. La username e la password questa volta a differenza dei livelli precedenti non era nascosta nel codice, per cui bisognava superare il livello senza usare le credenziali necessarie. In questo livello era stata creata una vulnerabilità che permetteva iniezioni di SQL tramite il form, bastava quindi inserire una forma tautologica tale da invalidare la verifica delle credenziali ed il codice necessario a modificare la query SQL. Solo il 25% dei giocatori ha superato questo livello, accedendo quindi al form tramite il quale era possibile inviare il proprio curriculum.
Il risultato finale del gioco è andato anche al di là delle nostre aspettative. Oltre a ricevere da chi ha partecipato diverse mail con i complimenti per l’idea (fa sempre piacere…) abbiamo registrato circa 400 tentativi da parte degli oltre 200 giocatori, in prevalenza uomini (78%) fra i 18 e i 34 anni (61%) provenienti soprattutto da Roma e Milano (50%), numeri che hanno portato all’invio di 20 curriculum fra i quali potrebbe esserci anche quello del nostro nuovo web developer, dopo i colloqui che inizieranno oggi.
Chi sarà il Chris Putnam di Estrogeni?

720 540 Agostino

Una giornata diversa

Venerdì 17 dicembre è stata una giornata diversa. Una giornata dolce.
Per il cliente Vivadolce, storico brand di prodotti dolciari tipici del napoletano, abbiamo realizzato una serie di scatti dei loro prodotti che verranno utilizzati per la comunicazione istituzionale e aziendale. Inutile dire che per me, che faccio parte di questo team da poco più di tre mesi, è stata un’esperienza davvero stimolante. Già solo entrare nello studio dei fotografi è stata un’esperienza valsa il lungo viaggio per raggiungere il posto e il grande freddo di quel giorno (imbiancato da una timida nevicata proprio come zucchero a velo sui cornetti!).
Per la prima volta, mi sono trovato a stretto contatto con professionisti che tutti insieme si muovevano per un fine comune: circa 12 scatti di cornetti e piccoli rustici della linea Cuore di burro. Oltre ai fotografi infatti c’era anche la food designer, che ha curato il trucco dei nostri gustosi modelli. Agli scatti erano anche presenti i clienti ed è stato interessante capire quelle piccole dinamiche di mediazione che dall’idea creativa di un art director arrivano a soddisfare le esigenze concrete del cliente. È stata una giornata lunga, faticosa (sempre in piedi muovendosi tra il set, il tavolo da lavoro della food designer e il computer dal quale vedevamo le preview) ma anche dolce: il profumo dei cornetti e dei rustici ci ha accompagnato per l’intera giornata mettendo duramente alla prova il mostro appetito!
Giornate come quella di venerdì hanno un’importanza fondamentale per chi come me ama questo mestiere; ti confronti con dei professionisti, osservi come lavorano, come si relazionano con i clienti e come un’idea cresce e diventa reale. In una parola: impari.
Ma soprattutto accosti tutto quello che hai visto quel giorno a quello che magari hai sempre visto, hai sempre avuto sotto gli occhi e non sapevi quanto e come quella semplice foto di un cornetto, una bistecca o un panino ha impiegato per essere realizzata.
Un’esperienza che ti fa smontare quello che prima eri solo abituato a vedere.

150 150 Agostino

I giovani non hanno paura del buio

A distanza di due anni, un po’ per mia volontà, un po’ grazie alla lungimiranza di Alfredo e alla fiducia di Riccardo, mi ritrovo nuovamente a varcare il maestoso portone di Palazzo Giannelli Viscardi in Corso Vittorio Emanuele, sede di Ateneo Impresa.
Mi aspettano nell’aula degli specchi gli allievi dei Master in Marketing e Comunicazione dello Show Business e di Relazioni Pubbliche Europee, per loro è un momento importante, il lancio del Project Work.
Quando in Ateneo mi occupavo della coordinazione didattica, l’assegnazione del Project Work era sempre un momento di grande tensione per gli allievi. Nell’ambito del percorso di studi è la prima vera occasione di confrontarsi con un lavoro concreto e un committente reale. Ieri ero lì a rappresentare i committenti, Estrogeni e BIM Distribuzione. L’opportunità che diamo ai ragazzi di Ateneo è di elaborare un piano di comunicazione e marketing per il film Hai paura del Buio, primo lungometraggio del regista Massimo Coppola, prodotto da Indigo Film, in collaborazione con BIM Film e MTV Italia e presentato durante la Settimana Internazionale della Critica alla 67° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Mi cimento con una breve presentazione dell’opera.
Hai paura del buio racconta la storia di due ragazze che lottano per i loro sentimenti e per il loro futuro. Un doppio viaggio attraverso cui Coppola racconta anche uno spaccato di realtà da un inedito punto di vista, dimostrando quanto sia necessario essere giovani eroi per affrontare il mondo di oggi.
Segue la visione del trailer, poi obiettivi, timing e budget. Partono le domande, i ragazzi sono un po’ perplessi, la visione integrale del film potrebbe aiutarli, ma per ora si devono accontentare di queste poche informazioni. Il lavoro d’agenzia è anche questo. Mi viene spontaneo chiedere “avete paura del buio?”, no rispondono, allora buon lavoro!
Gli allievi saranno divisi in due gruppi concorrenti tra loro, la sana competizione non guasta mai; i progetti saranno presentati il 28 ottobre, vinca il migliore, come si dice in questi casi.
Il film sarà nelle sale cinematografiche nei primi mesi del 2011, con la doppia valenza di credere e valorizzare i giovani talenti. Mission che in Estrogeni abbiamo a cuore, visto che alcuni ex allievi di Ateneo Impresa, Daniela, Alessia, Ignazio, fanno parte del nostro organico a pieno titolo.