Big Data Analytics

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Fare Digital Revenue

FARE SEO. la nostra visione

FARE è per noi acronimo di Fiducia, Authority, Rilevanza ed Engagement, tutte variabili di una stessa equazione che per noi ha un solo nome: SEO (Search Engine Optimization). Ne parliamo da anni e non esiste strumento di marketing digitale più efficace, produttivo e perché no, redditizio del posizionamento organico.

Qualcuno può ragionevolmente sostenere che il SEO copywriting possa essere un po’ noioso, infarcendo di ripetizioni di parole chiave gli articoli per scalare la classifica della prima pagina Google. I celebri articoli di Salvatore Aranzulla sono l’esempio più facile in questo senso.

Ma è facile controbattere condividendo l’analisi molto interessante realizzata da Evan Bailyn (https://firstpagesage.com/top-seo-roi-by-industry/): suddivisi per i vari settori industriali, possiamo notare gli strabilianti ROI di oltre il 1.000%, in alcuni casi addirittura del 3.000%. Dal punto di vista di Business, un ROI del 3.000% val bene qualche ripetizione nei testi del blog o sito…

Per frenare gli entusiasmi, va precisato a questo punto un dato importante: il SEO nella sua fase di startup (fig. 1.) ha un andamento di crescita molto più lento e di ritorno dell’investimento più basso a classiche campagne PAID. È necessario un periodo, da letteratura variabile tra i tre e i sei mesi, perché i risultati appaiano evidenti. Tuttavia, l’effetto “palla di neve”, ovvero di crescita sempre maggiore, di quest’attività di marketing è riscontrabile nel medio/lungo periodo con un’incidenza unica nelle conversioni.

Al termine dell’investimento come è risaputo e prevedibile il numero di visitatori PPC tende a decrescere, mentre tutte le azioni SEO sia tecniche che di copywriting continueranno a generare visite, lead e conversion (sempre fig. 1).

Perché? Facile sa spiegarsi: credete più facilmente ad una inserzione pubblicitaria o al consiglio di amico? E in questo caso il consiglio viene da un amico molto autorevole, ovvero Google stessa, e corrisponde ai primi posti nella SERP (la pagina che risulta nel motore di ricerca dopo la ricerca di una parola chiave). Google vi sta dicendo che quel sito è al primo posto perché è credibile, è molto visitato, e, soprattutto, corrisponde esattamente a quello che state cercando.

 

fig.1 Tempistiche e ritorno dell’investimento in paid (PPC) e in SEO – da letteratura –

 

Approccio metodologico

Dato questo quadro di riferimento, il nostro approccio metodologico prende in considerazione aspetti tecnici – audit on-site e audit off-site – e aspetti ambientali analisi del settore – così da analizzare, comprendere e capire strategicamente, sin da subito, come i principali player (competitor del settore di riferimento) sono strutturati, quali sono gli aspetti cardine, quali le similitudini e le divergenze nei trend.

In fig.2 e fig.3, un esempio di andamento del posizionamento in prima pagina di keyword generiche e di offerte per i principali player mondo TELCO e FINANCE.

fig.2 Posizionamento in prima pagina di keyword generiche e di offerte per i principali player mondo FINANCE


fig.3 posizionamento in prima pagina di keyword generiche e di offerte per i principali player mondo  TELCO

 

Posizionare keyword in prima pagina aumenta potenzialmente le quattro variabili del SEO: aumenta la fiducia, il trust di trovarci in prima pagina naturalmente infatti è sinonimo di bassa frequenza di rimbalzo, aumento del tasso di engagement e aumento medio della permanenza sul sito.

Valori sempre e nettamente superiori a qualsiasi campagna Paid. Aumenterà l’authority digitale del dominio del brand, nascerà un rete di backlink naturale in grado di incrementare esponenzialmente questo processo aumentando di conseguenza la rilevanza della stessa, il naturale rapporto tra la pagina di interesse e la query stessa.

 

KPI realmente indicativi

Dopo più di quindici anni di analisi dei dati, siamo convinti che il vero valore del dato deriva dall’attività di raccolta, lettura, analisi, clusterizzazione, ponderazione, catalogazione e, dunque, dall’evidenziazione di opportunità e minacce, per la costruzione di scenari evoluti e competitivi e di una comunicazione mirata, profilata, efficace, evitando dispersioni di valore, qualitativo e quantitativo.

Siamo certi, però, che gli indicatori che scegliamo (ne usiamo a decine) garantiscano realmente il risultato che l’imprenditore e/o gli investitori attendono dai loro investimenti? In definitiva, il SEO genera realmente revenue?
La risposta è sì e, per esperienza in due settori a noi vicini, non solo la genera ma è la più efficace e proficua forma di investimento nel medio e lungo periodo.

A conferma, riportiamo di seguito la nostra esperienza TELCO dove, dopo un anno di attività (fig.4 e fig. 5 ), abbiamo ottenuto questi risultati rispetto alle acquisizioni online:

  • il traffico organico è stato il principale canale di acquisizione
  • il canale organico garantisce circa il 50% delle transazioni e entrate – a fronte di circa un terzo di utenti acquisiti sul totale
  • la conversion rate e-commerce – molto alta – di circa il 7%, risulta in aumento ben del 46% rispetto all’anno precedente
  • Il ROI risulta quindi particolarmente elevato
  • Il tutto correlato da un aumento delle chiavi organiche posizionate in prima pagina pari al +149% rispetto all’anno precedente.

fig.4 Breakdown delle revenue per canale online

 

fig.5 Aumenti percentuali rilevati in anno di tasso di conversione, transazioni e revenue del traffico organico di un player TELCO

Volendo analizzare ulteriormente gli aspetti tecnici, possiamo vedere come la correlazione tra tutti gli attributi, variabili e tag (SEO Factor) contribuiscano al posizionamento nella prima pagina in SERP (fig.6) e come questo, a sua volta, sia influenzato dalla lunghezza media dei contenuti nelle pagine da posizionare. Ciò, a conferma che anche la conversion rate delle campagne PAID può beneficiare di una forte strategia SEO (potremmo definirla esternalità positiva organica), poiché migliora di molto il punteggio di qualità di Google (che “premia” la pertinenza degli annunci) e, di conseguenza, abbassa il CPC medio.

fig.6 Fattori più rilevanti SEO on-page


fig.7 Contenuto medio primi 10 risultati

Conclusioni. Il SEO è il miglior amico della marginalità di business

La nostra vision e le nostre esperienze negli investimenti SEO e SEM ci dicono che, fatto 100 il risultato da ottenere in termini di revenue (su base annuale), l’investimento complessivo in attività SEO necessario a raggiungerlo comporterà una spesa collocabile tra 7 e 14. A parità di spesa in attività di traffico a pagamento, le revenue annuali non supereranno il valore di 25.

Per farla ancora più semplice, su base annuale e a parità di spesa, le attività SEO effettuate da professionisti qualificati possono generare revenue fino a quattro volte superiori alle attività di tipo SEM / PAID.

Le aziende spesso si innamorano dell’immediatezza della conversion delle attività paid. E se hanno “fretta”, può essere anche la strada migliore da percorrere. Ma il SEO, dati alla mano, resta ancora oggi il migliore amico della marginalità di business.

1024 429 Davide

L’evoluzione del digital banking e le sfide del 2019

Il digital banking è la nostra “magnifica ossessione” (come disse qualcuno più ossessionato di noi): anche quest’ anno, attraverso i dati raccolti del 2018, ci interroghiamo su come sta evolvendo il mondo delle banche online. Ne parlammo diffusamente qui, in riferimento al 2017, analizzando criticità e driver di crescita del settore.

Partiamo da un dato di pubblico dominio: siamo nel pieno del boom del mobile banking, con il raddoppio degli utenti, passati da 3,5 mln nel 2015 a 7,3 nel 2018. La domanda rimane quindi la stessa della precedente analisi: se la crescita degli utenti è vertiginosa, cresce di pari passo la loro soddisfazione?

Attraverso la nostra piattaforma proprietaria, abbiamo effettuato una sentiment analysis sulle opinioni degli italiani sulle principali banche online, nel corso di tutto il 2018*.  Quasi 100.000 commenti sono stati valutati per sentiment e per argomento (cluster) di appartenenza. Per continuità con le precedenti analisi, abbiamo quindi aggregato i dati che più ci interessavano in quattro macro-aree:

  • AREA LUDICA E PROMOZIONALE: Social Engagement e Offerte promozionali
  • AREA SERVIZI DI ACCESSO: App e Sito
  • AREA PRODOTTI DI BASE: Carte e Conto
  • AREA PRODOTTI AVANZATI: Trading e Risparmio Gestito

Come lo scorso anno, abbiamo riportato il sentiment su scala -100 / +100 (eliminando i commenti neutri – in genere richieste d’informazioni – per evidenziare meglio la polarizzazione delle tendenze).

Ecco il risultato dell’analisi sul 2018:

Fig.1: il sentiment del digital banking nel 2018 per macroaree

Appare evidente che l’area ludico-promozionale e i servizi di accesso (app e sito) mantengono costantemente nel tempo un sentiment positivo o comunque non negativo: gli utenti sono in genere soddisfatti. Non è così per l’area dei prodotti “di base” (conto e carte), che al contrario sono sempre in area negativa. Trading e risparmio gestito – prodotti “avanzati” – mostrano invece, partendo da valori non buoni un crescente gradimento.

Già da queste prime evidenze sarebbe possibile trarre conclusioni importanti. Ma prima, per evidenziare ancora meglio le tendenze di lungo periodo, proviamo ad unire il grafico 2017 con quello 2018:

Fig.2: il sentiment del digital banking da novembre 2016 a dicembre 2018 per macro aree

 

Abbiamo ora, sul lungo periodo, un dato in più: mentre i prodotti avanzati hanno conosciuto una crisi temporanea, da cui si sono ripresi nel corso del 2018, sembra invece più strutturale la crisi dei prodotti di base.

Infine, per togliere ogni dubbio, aggiungiamo ora le linee tendenziali per ciascuna marcoarea:

Fig.3: macro area LUDICO PROMOZIONALE, sentiment da novembre 2016 a dicembre 2018

 

Fig.4: macro area SERVIZI DI ACCESSO, sentiment da novembre 2016 a dicembre 2018

 

Fig.5: macro area PRODOTTI DI BASE, sentiment da novembre 2016 a dicembre 2018

 

Fig.6: macro area PRODOTTI AVANZATI, sentiment da novembre 2016 a dicembre 2018

 

In breve, si evidenzia come le linee tendenziali del sentiment bancario siano positive per offerte ed engagement, e molto positive per i servizi di accesso; male invece i prodotti di base, e in forte recupero i prodotti avanzati dopo la crisi di fine 2017.

Questi dati non ci sorprendono se correlati tra loro e con altre considerazioni:

  • Le crescenti criticità su conto e carte sono in larga parta dovute ai repricing in corso. Quasi tutte le banche hanno introdotto, per alcuni o per tutti i clienti, dei costi mensili o trimestrali sulle carte o sul conto, o delle commissioni sul prelievo. L’”età dell’oro” del digital banking a costo zero sembra terminata.
  • C’è di più: l’introduzione dei pagamenti NFC (near field communication, ovvero Apple Pay e Google Pay, per citare i più conosciuti) – collegati alle carte e non alle app bancarie come molti utenti credono – sta suscitando entusiasmi tra chi ne beneficia e, in misura molto maggiore, moltissime proteste da parte dei clienti che ancora non li possono utilizzare. Il sentiment complessivo è largamente negativo.
  • Di fronte al boom dei clienti in corso, le banche rispondono con offerte sempre più interessanti, e soprattutto rafforzando un asset fondamentale quale l’app bancaria, che sempre più si configura come il centro della relazione banca cliente, fino ad arrivare a conti puramente basati sull’app (es. N26).
  • L’evoluzione delle tecnologie e l’avvento del robo-advisory (consulenza finanziaria automatizzata) mette a disposizione degli utenti piattaforme e possibilità di investimento sempre più raffinate. Al netto di singole casistiche temporanee (truffe, scarso rendimento dei fondi) l’apprezzamento dei clienti appare in crescita

 

Cosa è possibile prevedere per il 2019?

Le linee di tendenza del 2019 saranno le stesse? Probabilmente sì, ma in maniera ancora più accelerata.

Ci possiamo aspettare che il sentiment sui prodotti di base non migliori se tutte le banche non adatteranno velocemente gli strumenti più avanzati (es. pagamenti NFC) che possano giustificare eventuali costi mensili. Alcuni brand sono già in evidente difficoltà, mentre altri più snelli e proiettati sulle nuove tecnologie sono in forte espansione: il quadro è in movimento.

La rapidità di esecuzione dei servizi e la possibilità di effettuare tutte le operazioni senza doversi recare in filiale – o dover interagire con un dipendente della banca – saranno altri plus distintivi. Tutto questo passerà naturalmente dall’aumento ulteriore di funzionalità e usabilità delle app; e dalla capacità di profilare il cliente con un customer care evoluto che identifichi chiaramente le esigenze del cliente, integrando tutti i touchpoint digitali (Web, App, eMail, Social e Chat).

La gestione del risparmio sarà un altro fattore chiave di crescita. Anche in questo caso i vincitori saranno le banche che coniugheranno al meglio l’offerta tecnologica con la gestione personalizzata del cliente. Se i risparmiatori apprezzano in generale la possibilità di operare in autonomia, è anche vero infatti che sugli investimenti la maggioranza preferisce mantenere il contatto “fisico” di un consulente.

 

Vuoi saperne di più? Scrivimi a d.magini@estrogeni.net!

 

* NOTE METODOLOGICHE

Totale di oltre 94.000 commenti (feed) per il periodo novembre 2017 – dicembre 2018. E di oltre 80.000 commenti per il periodo novembre 2016 – ottobre 2017.

Fonti: Facebook (pagine ufficiali dei brand), Twitter (tutti i tweet per hashtag e query pertinenti), Web Forum (commenti amatoriali, ovvero non di testate giornalisitiche), e Google Play (tutti i commenti sulle app).

Banche analizzate: Banca Mediolanum, CheBanca!, Fineco, ING Direct, IWBank, Hello Bank!, N26, Webank, Widiba.

I risultati di sentiment sono ponderati per like, retweet, favorite su social e store («intensità» del sentiment).

686 960 Alfredo

Diritti ai Dati – Marketing territoriale strategico

Premessa

Il tema della misurazione dell’impatto di eventi culturali è, da sempre, uno dei principali topic nell’ambito del marketing territoriale.
La domanda verte, non tanto e non solo sulla quantità (ricaduta in termini di fatturato per imprese ed esercizi commerciali locali), quanto sulla qualità (partecipazione, contaminazione, percezione, discussione). Pertanto, risulta fondamentale delimitare due perimetri di osservazione e analisi: fisico e virtuale.
Ci concentriamo, in questo caso, sulla terza edizione del festival Diritti a Orvieto, svolto dal 1 al 4 novembre 2018 nella città umbra.
Abbiamo, da un lato, somministrato un questionario a un campione ristretto di circa 350 spettatori cinematografici (il festival, avendo come focus i diritti umani veicolati principalmente attraverso documentari e cortometraggi); dall’altro, abbiamo monitorato e valutato le visite al sito istituzionale nonché i trend di ricerca su Google.
L’obiettivo finale è individuare un valore di apporto del festival, in termini di posizionamento, al brand Orvieto.

 

Partecipazione

La maggior parte del campione (oltre il 91%) ha partecipato per la prima volta.
Tuttavia, è interessante notare come quasi il 10% segua fisicamente il Festival anche dopo il cambio di città ospitante, che nelle scorse edizioni si era tenuto a Todi. Una percentuale non trascurabile di utenti può essere quindi ragionevolmente ritenuta già fidelizzata, alla terza edizione del Festival.

 

Conoscenza del Festival

Il Passaparola è chiaramente la prima fonte di conoscenza del Festival (quasi il 50%). Ma hanno avuto ottime performance, in termini di visibilità, anche i social e il sito, che sono stati i principali asset su cui hanno investito gli organizzatori proprio per l’efficienza in termini di costo / contatto. Tra l’altro non possiamo escludere, ed è anzi probabile, che a partire da queste fonti si sia amplificato l’effetto del passaparola.
A livello locale, un buon contributo è stato dato dalle affissioni del manifesto, da librerie e scuola; mentre meno rilevante è stato il contributo di giornali e televisioni, che potrebbero dare un contributo importante all’ulteriore crescita del Festival.

 

Provenienza (grafico fino a minimo 5 risposte)

Il Festival ha esercitato una attrazione forte su Roma e sul centro Italia.
Al di là di Orvieto, e dell’Estero (ipotizzando che gli stranieri fossero già in viaggio in Italia), si nota come il Festival abbia capacità attrattive molto più dal resto del centro Italia che non dalla sola Umbria.
Inoltre, oltre il 20% dei partecipanti (sempre al netto di Orvieto e dell’Estero) provengono dal nord o sud d’Italia, quindi da distanze considerevoli.

 

Età

Il pubblico del Festival è chiaramente adulto e molto spesso over 50.
Se, da un lato, uno degli obiettivi delle prossime edizioni sarà quello di coinvolgere maggiormente i giovani su temi comunque non facili, dall’altro, in termini di marketing territoriale, va notato come le fasce d’età coinvolte siano quelle a maggiore capacità di spesa.
Questo dato, inoltre, conferma la necessità di organizzare il Festival in giornate di apertura delle scuole (cosa che non è capitata quest’anno, essendo coincise le date con feste da tempo inserite nel calendario scolastico regionale).

 

Sito Web

Sul versante dell’interesse online, l’indicatore utenti unici conferma, su base temporale 12 ottobre – 5 novembre 2018, ciò che già emergeva dai questionari, cioè l’attrazione del Festival per il Lazio (regione d’elezione), con un’interessante evidenza della Lombardia e, in generale, di tutto il centro Italia.
L’indicatore utenti, nel medesimo arco di tempo, dimostra invece come il Festival abbia coinvolto in misura discreta (10%) visitatori provenienti dall’estero.
Emergono, infine, due valori che confermano l’ottimo lavoro di divulgazione svolto e l’organicità/spontaneità dell’interesse: durata media visita, che ha sfiorato i 4 minuti; traffico organico e diretto, che ha rappresentato quasi il 60% delle fonti di accesso al sito.

 

Penetrazione digitale

Le evidenze che emergono da una prima analisi di Search Engine Results Page palesano l’ottimo posizionamento organico del sito dirittiaorvieto.it, in merito alle keyword o locuzioni estremamente pertinenti. In particolare, da segnalare la prima posizione su Google per la locuzione Human Rights International Film Festival, su un totale di quasi 95 milioni di risultati nel mondo.

dati aggiornati al 5 novembre 2018

 

Al di là dei tecnicismi, dalla lettura dei dati di traffico organico possiamo, facilmente, prevedere una coda lunga che avrà un impatto nei prossimi sei mesi, in termini di engagement strettamente legato al festival e, indirettamente, a Orvieto.
A questo proposito, in ottica di posizionamento della città, è altamente soddisfacente notare come in Serp, da ottobre 2018 a oggi, sia possibile verificare la presenza di 99 nuove Snippet legate alla chiave Orvieto, tutte strettamente collegate al festival Diritti a Orvieto. Il dato incide, dunque, per circa il 3% sulle pagine complessive dell’ultimo anno (sempre legate alla chiave Orvieto).
Clusterizzando ulteriormente (associazione diretta Festival dei diritti + Orvieto), la link popularity presenta un aumento diretto ai vari siti locali di circa 542 nuovi link nelle ultime tre settimane. Il dato incide, dunque, per circa il 5% sui dati di referral generici relativi alla locuzione Orvieto dell’ultimo anno.

 

Conclusioni

  • Il modello proposto integra rilevazioni offline (questionario) con rilevazioni online (web analytics), consentendo una analitica misurazione della capacità attrattiva di un evento culturale. Tale capacità di monitoraggio può risultare ulteriormente raffinata effettuando analisi comparative per eventi simili per dimensioni organizzative
  • Nello specifico di Diritti A Orvieto, la capacità attrattiva si ritiene elevata valutando le percentuali di spettatori da luoghi fisicamente distanti dall’evento, stante anche la scarsa visibilità su giornali e televisione, e l’efficacia di passaparola e comunicazione digital
  • Incoraggiante risulta la correlazione tra creazione di Snippet inerenti a Diritti a Orvieto e link popularity per il brand Orvieto
  • L’interesse rilevato si presta, come indicato, allo sviluppo di iniziative collegate al Festival e sviluppate lungo tutto il corso dell’anno (proiezioni on demand, microeventi durante l’anno), in particolare sfruttando gli asset digitali (contenuti su blog e social)
  • Una stretta collaborazione tra realtà organizzativa del Festival e associazione degli esercenti commerciali, potrebbe garantire in futuro una misurazione analitica dell’impatto dell’evento anche sull’indotto economico/finanziario

Autori: Alfredo Borrelli, Davide Magini, Virgilio Panarese

1024 682 Davide

L’evoluzione del digital banking tra criticità e nuove opportunità

Come sta evolvendo il mondo del digital banking? Alla crescita decisa del totale degli utenti, corrisponde una altrettanto elevata soddisfazione? È quello che ogni mese, in Estrogeni, analizziamo attraverso i nostri servizi di sentiment analysis.

Attraverso una piattaforma proprietaria, abbiamo rilevato il sentiment degli italiani sulle principali banche online negli ultimi 12 mesi*, per  un totale di oltre 80.000 commenti (feed) su Facebook, Twitter, Web Forum, e Google Play**.  Ciascun feed è stato valutato per sentiment e per argomento (cluster) di appartenenza.  Abbiamo quindi aggregato una parte rilevante dei dati in 4 macro-aree:

  • AREA LUDICA E PROMOZIONALE: Engagement e Offerte
  • AREA SERVIZI DI ACCESSO: App e Sito
  • AREA PRODOTTI DI BASE: Carte e Conto
  • AREA PRODOTTI AVANZATI: Trading e Risparmio gestito

Su una scala da -100 a +100 abbiamo quindi rappresentato il sentiment per aree, eliminando i commenti neutri (in genere richieste di maggiori informazioni, o discussioni non connotate) per evidenziare meglio i cambiamenti nel tempo. Ecco il grafico che sintetizza i risultati dell’analisi:

evoluzione del digital banking

 

Risulta evidente come il sentiment legato ai prodotti personali o gestiti del digital banking è in caduta libera rispetto all’anno scorso ( parliamo dei cluster Conto, Carte, Trading, Risparmio Gestito).  I canali di accesso, ovvero i siti e in particolare le app, continuano invece ad avere un sentiment prevalentemente positivo, allo stesso modo delle attività ludiche e promozionali.

In breve: cosa sta succedendo? Molte banche online hanno messo in atto diverse manovre di modifica delle condizioni del conto, in genere unilaterali con possibilità di recesso, che hanno aumentato i costi dei prodotti bancari, e hanno inevitabilmente inciso sulla soddisfazione dei clienti.

Alcuni esempi? L’introduzione del canone della carta di credito di CheBanca! (ancora azzerabile, ma solo con spesa annuale superiore a 5.000 euro), l’aumento di costo delle commissioni di trading Fineco, l’aumento dei costi di prelievo presso sportelli automatici di terzi da parte di Iwbank, l’introduzione di una commissione di 0.80 euro per prelievi inferiori a 100 euro ancora nel caso di Fineco.  La notizia di diversi ex consulenti finanziari di banca Mediolanum indagati per frode è stata la ciliegina sulla torta del tracollo del sentiment.

 

Possiamo aspettarci dei cambiamenti a breve di questo trend negativo? Sì, e no.

Sì, per il continuo aggiornamento e miglioramento delle applicazioni per smartphone, che rende sempre più facile effettuare le operazioni bancarie ovunque. Il trend che rileviamo è più che positivo e ogni mese vengono rilasciate nuove funzionalità che entusiasmano gli utenti, come ad esempio i recenti pagamenti Apple Pay introdotti da Mediolanum e Widiba.

No, perché con l’inizio del 2018 entreranno in vigore nuove discipline europee mirate a regolare i servizi finanziari europei, che porterà probabilmente ad un ulteriore aumento dei costi dei bonifici e dei prelievi.

Naturalmente, quella proposta è un’analisi aggregata per i vari brand, e in realtà il sentiment è più che positivo per alcune realtà e decisamente negativo per altre. Se di base è ovvio che all’aumentare dei costi cresca il malcontento degli utenti, è anche vero che i clienti riconoscono la qualità del servizio offerto, e le strategie di fidelizzazione e l’ampliamento della gamma dei servizi offerti riescono in alcuni casi a più che controbilanciare il sentiment negativo da maggiori costi. Inoltre, alcune banche tengono duro e ancora mantengono servizi e prodotti a costo zero.

Cosa succederà? Senza dubbio il mercato del digital banking continuerà ad evolvere rapidamente, e l’annunciato arrivo di altri big player non potrà che accelerare la digital disruption nel settore bancario. Le banche che riusciranno meglio a cavalcare l’onda senza scaricare tutti i costi sugli utenti finali saranno i probabili vincitori. Noi, interessati spettatori, continueremo a monitorare.

 

Per saperne di più, e per analisi su misura per ciascuna esigenza, scriveteci a info@estrogeni.net

 

NOTE METODOLOGICHE

* Banche analizzate: Banca Mediolanum, CheBanca!, Fineco, ING Direct, IWBank, Hello Bank!, Webank, Widiba

** Web – tutte le fonti per keyword pertinenti (solo i commenti amatoriali); Facebook – pagine ufficiali dei brand, tutti i commenti; Twitter – tutti i tweet per hashtag e query pertinenti; Google play – tutti i commenti sulle app delle banche analizzate; i risultati di sentiment sono ponderati per like, retweet, favorite sui social («intensità» del sentiment)

 

980 540 Alfredo e Virgilio

Il valore dei beni intangibili in un percorso di protezione e sviluppo aziendale

La protezione degli asset aziendali costituisce un’esigenza fondamentale per qualsiasi azienda.
Quest’affermazione, così come formulata, potrebbe ottenere senza fatica una posizione di rilievo nell’ambito della classifica delle ovvietà del linguaggio di impresa, riferite ad intenti tanto sbandierati quanto poco praticati o, comunque, realizzati con modalità poco proattive.

Tranne che in rari casi virtuosi, infatti, la protezione aziendale continua a essere caratterizzata da un approccio piuttosto datato caratterizzato da due elementi: la difesa fisica dell’azienda – riferita, pertanto, soprattutto agli asset materiali – e l’utilizzo di strumenti dedicati di natura inibitoria o coercitiva (sistemi antintrusione, procedure e check list da osservare da parte dei dipendenti, ecc.).

Questa funzione organizzativa, poiché spesso strutturata come una sorta di polizia privata, finisce con il costituire quasi un corpo estraneo dell’azienda e il maggior ostacolo alla sua integrazione è costituito dalla cultura e dal modus operandi che caratterizza gli operatori.

Una grossa opportunità di cambiamento è stata rappresentata dalla relativamente recente introduzione della sicurezza informatica, che si è proposta fin da subito con visioni, approcci e metodi radicalmente diversi e innovativi.

Purtroppo, finora, le esperienze maturate non hanno fatto registrare quella virtuosa osmosi che avrebbe consentito di fare un salto di qualità al modo di interpretare e attuare la protezione aziendale.

Tuttavia, facendo leva anche sulle indicazioni in merito ad Automazione, digitalizzazione, globalizzazione del recente Piano Nazionale Impresa 4.0 approntato dal Ministero dello Sviluppo Economico, è auspicabile che passi avanti in tal senso vengano effettuati.

Al di là degli stimoli o delle decisioni dirigistiche, restiamo però convinti che le innovazioni, nella maggior parte dei casi, non sono studiate a tavolino ma sono il frutto di situazioni impreviste, favorite da contaminazioni, esigenze di mercato e, ovviamente, dalla capacità di traguardare il futuro individuando non solo i potenziali pericoli ma anche le correlate opportunità.

In questo senso, una delle opportunità potrebbe essere costituita dalla sentiment analysis, un processo di monitoraggio interno ed esterno in grado di rappresentare un formidabile input per l’innovazione di processo, al fine di reingegnerizzare e riconsiderare , ampliandolo, il concetto di protezione aziendale, rispetto ai tanti tentativi di miglioramento incrementale risultati spesso vani.

Si tratta di fare propria una mutazione culturale che incide sui classici processi (valutazione, decisione, condivisione) e porta in primo piano la quantificazione di entità fino a oggi poco ponderate e misurate, anche per assenza di strumenti adeguati.

Un cluster di innovazione aziendale che consente di sostenere le attività di crisis managament, attraverso una costante osservazione di flussi di informazione non condizionata, in grado di evidenziare picchi di allerta negativa e neutralizzare, anticipandola, l’eventuale ricaduta sul posizionamento istituzionale o addirittura sulle decisioni d’acquisto da parte dei destinatari dei beni.

La discontinuità con il passato è focalizzata, non a caso, proprio sui parametri a cui abbiamo prima fatto cenno e che sono universalmente riconosciuti da decision maker: asset e strumenti.

In relazione agli asset, rispetto ai beni materiali vengono valorizzati prioritariamente quelli immateriali. Per questi ultimi, allo stato attuale, vi è una maggiore consapevolezza del loro ruolo e, conseguentemente, le aziende devono individuare, valutare e gestire gli asset intangibili in quanto essi sono in grado di incidere in misura rilevante sul vantaggio competitivo rispondendo a diverse esigenze quali:

  •  l’applicazione dei principi contabili internazionali (IAS 38) per la loro valutazione economica;
  •  la comunicazione del loro valore al mercato dei capitali (le varie Borse Valori);
  •  la formulazione di strategie per creare valore sociale in senso lato (anche responsabilmente sociale, con impatti su uomini e territorio);
  •  la pianificazione e il controllo degli investimenti in beni immateriali (marketing, R&D, ICT, risorse umane), sempre più rilevanti sia dimensionalmente che strategicamente;
  •  la definizione del loro ruolo crescente nella differenziazione del prodotto/servizio.Dopo aver creato un proprio portafoglio di beni intangibili, ogni azienda deve naturalmente proteggerli e qui entra in campo l’innovativo strumento della sentiment analysis.
    Essa consiste nell’osservazione, estrazione, analisi semantica, ponderazione, polarizzazione e classificazione delle opinioni che gli utenti esprimono in maniera sincera e non indotta all’interno della blogosfera, relativamente a prodotti/servizi/testimonial/offerte/dirigenti, per arrivare a pesare e misurare, anche in chiave comparativa, la brand reputation.

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    Ma qual è il collegamento con la protezione aziendale?
    Per rispondere, bisogna partire dal fatto che la prospettiva di tale funzione organizzativa mira tradizionalmente a tutelare ciò che è contenuto nel perimetro aziendale (e quindi, ciò che sta dentro). Il maggior rilievo attribuito alla tutela dei beni intangibili porta a modificare questa prospettiva: occorre proteggere il bene nel momento di maggiore vulnerabilità che, per i beni immateriali, così come per gran parte di quelli materiali, coincide con quello in cui essi escono dall’azienda ed entrano in contatto con gli stakeholder (consumatori, clienti, autorità regolatrici, organi di stampa specializzata, investitori, ecc.).

     

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    In definitiva, possiamo affermare che la sentiment analysis ci permette di tutelare i beni intangibili di un’azienda, in primo luogo la sua reputazione, attraverso la possibilità di:

    •  analizzare la percezione online: possono crearsi situazioni in cui anche un solo cliente insoddisfatto può dar vita ad un’eco di insoddisfazioni in rete verso il brand;
    •  comprendere il peso online di un brand/prodotto/personaggio: i commenti che gli utenti pubblicano in rete si diffondono rapidamente, alimentando contenuti che verranno poi condivisi e segneranno in qualche modo il brand in questione (sia positivamente che negativamente);
    •  misurare il ritorno delle attività di marketing: in seguito alle attività di comunicazione, in modo particolare sui social media, diventa fondamentale tenere traccia di tutte le opinioni a riguardo e ricavare una visione d’insieme sul tono delle conversazioni.Un processo integrato tra virtuale e reale consente quindi di fornire un potente supporto non solo per la protezione del bene – collocandola nettamente in una prospettiva di prevenzione – ma anche per il suo sviluppo.*Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Giuseppe Nucci, esperto di Risk Management. Articolo pubblicato il giorno 10 ottobre 2017 sul sole 24 ore

     

980 652 Alfredo e Virgilio

Ammore e rendimento

Per anni, siamo stati impegnati nella comunicazione per il settore della distribuzione cinematografica.
Abbiamo esplorato un po’ tutte le possibilità che il digitale è andato via via proponendo, dalla metà del primo decennio del 2000 in avanti.
Sostenuti dalla voglia di osare di alcuni responsabili marketing, abbiamo avuto la fortuna di introdurre la pratica del film raccontato attraverso un blog, l’occasione di testare formati creativi fino ad allora inusuali, il piacere di realizzare interazioni tra street e online marketing.

Per un certo periodo, forse in via troppo sperimentale per il panorama italiano, importandolo dall’applicazione nel settore del digital banking, abbiamo spinto molto sul tema della reputation, attraverso attività di sentiment analysis legate al singolo titolo, in un’ottica sia di misurazione dei ritorni o dell’impatto del messaggio che, addirittura, di predizione dell’andamento al box office.

Oggi, che non abbiamo in portafoglio alcuna commessa legata al settore dell’entertainment ma che al cinema restiamo comunque legati, sia a livello personale che professionale, osserviamo con il giusto distacco e una costante attenzione il dibattito intorno alle evoluzioni di mercato.

Difronte a dati o andamenti, notiamo uno spirito critico legato a vecchie interpretazioni, che poco si addicono alle trasformazioni che il settore sta vivendo, in termini di offerta ma soprattutto di domanda.
Continuano a ripetersi schemi di proposizione e pianificazione sempre uguali, una predilezione per la quantità dell’audience superiore alla ricerca di una qualità della profilazione, un processo di assessment incentrato sulla leva del prezzo, senza però coglierne i valori e le ragioni dei singoli pesi che lo compongono o dell’elasticità che offre.

Commentare il lunedì mattina l’andamento del box office comparando sic et simpliciter il totale rispetto alla settimana o all’anno precedente, senza tenere conto dell’incidenza dei costi totali di gestione del lancio di un film (in cui, parte non secondaria è appannaggio della comunicazione), ha pochissimo senso economico/finanziario. Così come proporre al medesimo prezzo film che, a monte produttivamente o a valle commercialmente, risultano budgettizzati in maniera fortemente disomogenea, ha altrettanto pochissimo senso finanziario/culturale.

Tutte queste considerazioni, ci hanno condotto a stilare una piccola analisi comparativa e incrociata (base dati online e offline) tra due film che, in comune, hanno solo la data d’uscita (5 ottobre 2017).
Si tratta, infatti, di Blade Runner 2049 (Warner Bros Italia) e Ammore e Malavita (01 Distribution), classificatisi rispettivamente primo e quarto al box office stilato da Cinetel, tra il 5 e l’8 ottobre 2017.

La domanda che ci siamo posti è: se, nell’ambito del vasto campo del marketing, la comunicazione ha un senso, è possibile lavorare per ottimizzarla e valorizzarne i ritorni? È possibile incidere quindi in qualche misura sui costi di lancio di un film, rendendo così più sostenibile l’andamento al box office? La gestione, più o meno efficiente, degli strumenti di comunicazione, quale impatto ha o potrebbe avere sulla resa del film in sala?

CONTESTO ED EVIDENZE
Abbiamo analizzato le pagine ufficiali Facebook dei due film (per Blade Runner 2049, la directory italiana), a partire dall’11 settembre 2017.
Ciò che colpisce a prima vista (ma è puramente un dato quantitativo), è il numero di fan.
156.000 circa per Blade Runner 2049 e 20.577 per Ammore e Malavita.

Scendiamo di un primo livello e scopriamo che il numero di post pubblicati è di 71 per Blade Runner 2049 e 43 per Ammore e Malavita.
Siamo ancora nell’ambito del quantitativo, che dice poco ma lo dice bene.

Scendiamo di un secondo livello e raggiungiamo il confine del qualitativo. Diciamo quali/quantitativo. Parliamo, quindi, del totale delle reazioni (like, reaction, commenti, condivisioni). Esse sono 35.323 per Blade Runner 2049 e 51.902 per Ammore e Malavita (s’inizia a percepire un’inversione di tendenza e anche notevole, tra i due film, i due pubblici, i due toni di comunicazione).

Scendiamo di un terzo livello e andiamo nel campo dell’interazione dei post. Questo sì che è un valore interessante, sta a significare in termini percentuali quanto i fan trovano mediamente interessante la comunicazione della pagina. Ebbene, il primato va nettamente ad Ammore e Malavita, con il 6%, rispetto a Blade Runner 2049, che fa registrare lo 0.32%.

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Figura 1 Dato percentuale trasformato in valore discreto. Confronto relativo all’interazione dei post (Fonte: Facebook Graph – elaborazione Estrogeni; periodo d’osservazione: 11 settembre – 8 ottobre 2017)

Scendiamo ancora di un quarto livello e approdiamo al dato forse più interessante, in una prospettiva di correlazione con l’andamento in sala. Parliamo dell’engagement. Non era così scontato prevederlo, se ci si fosse fermati a considerare target e serialità di uno dei due ma risulta ancora più performante Ammore e Malavita, con un bel 9,2%, rispetto allo 0,82% dei Blade Runner 2049.

 

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Figura 2 Rappresentazione di un grafico a bolle per rendere possibile il confronto delle variabili Numero di post, Engagement, Numero di fan (Fonte: Facebook Graph – elaborazione Estrogeni; Periodo d’osservazione: 11 settembre – 8 ottobre 2017)

A memoria di chi ci legge, ricordiamo anche l’esito in sala: Blade Runner 2049 ha chiuso con 1.995.294 euro, pari a 269.993 spettatori, per una media sala di 2.561 euro; Ammore e Malavita ha chiuso con 590.913 euro, pari a 90.981 spettatori, per una media sala di 2.164 euro.

Figura 3 Comparazione quali/quantitativa. Scelto 100 come tetto il valore di Blade Runner 2049, su di esso è stata comparata la variazione percentuale di Ammore e Malavita su tutti i cluster (Fonte: Facebook Graph - elaborazione Estrogeni; Periodo d’osservazione: 11 settembre - 8 ottobre 2017)

Figura 3 Comparazione quali/quantitativa. Scelto 100 come tetto il valore di Blade Runner 2049, su di esso è stata comparata la variazione percentuale di Ammore e Malavita su tutti i cluster
(Fonte: Facebook Graph – elaborazione Estrogeni; periodo d’osservazione: 11 settembre – 8 ottobre 2017)

SCENARIO

Ogni tipo di analisi porta con sé riflessioni e proiezioni. Ogni tipo di evidenza serve a misurare il passato e immaginare il futuro. Predicendolo? Non necessariamente, meglio dire inquadrandolo. Ancora di più, interrogandolo.

In una visione quantitativa ideale, confrontando i dati del box office con il numero dei fan, il dato che emerge è che il 57,77% dei fan di Blade Runner 2049 ha convertito il like alla pagina in acquisto del biglietto, rispetto al 22,61% di Ammore e Malavita.

Invece, in una visione qualitativa ideale, confrontando i dati del box office con gli effetti delle azioni di social media marketing (leggi Engagement), possiamo affermare che 1.893 persone/fan di Ammore e Malavita (il 2% del totale di spettatori) hanno poi convertito una qualsiasi reazione ai singoli post in acquisto del biglietto, rispetto alle poco meno di 1.300 persone/fan di Blade Runner 2049 (lo 0,47% del totale di spettatori).

Non sta a noi dire se questi tassi di conversione siano sostenibili o meno, dovremmo conoscere le strategie iniziali e i ritorni attesi. Sta a noi (e a chiunque abbia a cuore il futuro del cinema italiano), costruire scenari competitivi.

Se la comunicazione della pagina Facebook di Blade Runner 2049 fosse stata più coinvolgente, avesse mostrato un tasso migliore, anche di un solo punto, di Engagement e Interazione con i post, il box office ne avrebbe guadagnato? Se sì, di quanto?
Se la comunicazione della pagina Facebook di Ammore e Malavita avesse intercettato più fan e, nel caso, fosse stata in grado di mantenere lo stesso livello di coinvolgimento, il box office ne avrebbe guadagnato? Se sì, di quanto?

E più in generale, ha ancora senso investire nella gestione di una pagina Facebook dedicata al singolo film? Non si rischia, ormai, di rendere omologante e superfluo uno strumento che, invece, nasce per creare relazioni strette e personalizzate?

Ognuno può divertirsi a offrire una risposta, i dati sono a disposizione, così come i parametri.

Quello che ci sentiamo di affermare è che la comunicazione è un valore e un’elevata qualità della comunicazione contribuisce a ridurre il gap di investimenti. Se sai coinvolgere gli utenti, se sai profilarli, se sai tenerli vivi, se sai selezionare argomenti e toni coinvolgenti, potrai sperare di avere maggiori ritorni qualificati al box office.

Chiudiamo con un esempio, non potevamo resistere al fascino dell’ipotesi.

Se l’engagement di Blade Runner 2049 fosse stato => di Ammore e Malavita, oggi conteggeremmo circa 14.352 persone/fan tra quelli che hanno convertito il like in acquisto del biglietto (un ipotetico 5,31% del totale di spettatori reali).

Di conseguenza, ciò implica che, a parità dell’engagement derivante dalle altre campagne non social, Blade Runner 2049 avrebbe riscontrato un numero di spettatori in più pari a circa 13.060, per un valore di 96.000€ (un +4,8% rispetto all’incasso reale).

Il dato diventa interessante considerando che, dal confronto dell’Ad Value delle due pagine (Ammore e Malavita = 31.000€; Blade Runner 2049 = 19.000€), risulta un gap di soli 12.000€.

 

300 212 Davide

Widiba innova ancora con la sentiment analysis di Estrogeni

Una collaborazione prestigiosa. Un team affiatato e attento ai bisogni del cliente. E un riconoscimento importante per il nostro lavoro. Pubblichiamo di seguito il Comunicato stampa “Widiba innova ancora con la sentiment analysis di Estrogeni”.

Widiba, la banca del Gruppo Montepaschi, nata nel 2014 con le logiche del crowdsourcing, ha scelto un’avanzata soluzione di brand reputation per analizzare le conversazioni online sui canali web e social, attraverso una collaborazione con Estrogeni, digital intelligence agency specializzata in sentiment analysis.

Gli insight derivanti dalle conversazioni online consentono di valutare le iniziative di marketing in atto, monitorare la percezione dei clienti anche al di fuori delle properties bancarie, correggere eventuali criticità e rafforzare / emulare comportamenti virtuosi, anche tramite competitive intelligence. Fino all’integrazione, in alcuni casi, con i dati del CRM.

Secondo Emilio Martano, Direttore Comunicazione e Acquisizione Clienti di Widiba, “Widiba è una banca nata dall’ascolto delle piattaforme sociali. Un approccio che non si è esaurito nel percorso di lancio, ma che fa parte del DNA di quest’azienda che continua a costruire la sua offerta in sinergia con i consumatori e con la sua rete distributiva. È per questo per noi fondamentale avere un partner come Estrogeni che ci offre gli strumenti giusti per consolidare il nostro posizionamento”.

Davide Magini, Web Marketing & Analytics Director di Estrogeni, ha dichiarato: “Widiba è la banca digitale che sta innovando maggiormente il mercato italiano, e che in soli due anni ha raggiunto e in qualche caso superato le best practice italiane, come testimoniano anche i numerosi premi che ha ricevuto. Essere scelti da questa realtà è per noi un ulteriore importantissimo riconoscimento della qualità del servizio che siamo in grado di fornire, dopo la significativa collaborazione biennale con il gruppo BNL. L’analisi semi-automatizzata del sentiment si conferma una scelta vincente rispetto alle soluzioni software. Con i nostri report riusciamo a supportare Widiba sia nel day-by-day che nelle scelte strategiche di marketing, in un rapporto che per noi è più di partnership che di tradizionale approccio cliente / fornitore”.
big-data-analysis

1024 620 Vincenzo

Stress, lavoro e benessere nell’era dei social network: il contributo di Estrogeni

La scorsa settimana sono stati pubblicati due nostri capitoli all’interno del volume “Stress, lavoro e benessere nell’era dei social network. Linee di pensiero e d’azione”, per la collana “Scienze e Tecniche Psico-sociali per il Lavoro, l’Impresa e le Organizzazioni” della Franco Angeli.

libro Franco Angeli

Il volume, disponibile da oggi 18 marzo in libreria e online al seguente link, presenta il lavoro del prof. Javier Fiz Pérez, docente di Psicologia presso l’Università Europea di Roma, e di Flavia Margaritelli, psicologa del lavoro e presidente dell’Associazione Osservatorio Salute e Sicurezza.

Due i nostri capitoli:

indice Stress, lavoro e benessere nell'era dei social network. Linee di pensiero e d'azione

 

  • nel primo, dal titolo “Communities d’azienda e social network: identità, appartenenza e condivisione”, provo a sistematizzare le implicazioni che le nuove tecnologie hanno determinato in questi ultimi anni sia in campo sociale, con lo sviluppo di nuovi modelli di aggregazione come i gruppi virtuali e le communities, sia in campo prettamente organizzativo, con la diffusione dell’apprendimento a distanza, del knowledge management o dell’enterprise 2.0.

piramide di Maslow web

 

  • nel secondo, scritto assieme a Davide e Vincenzo, pubblichiamo la ricerca “Stress, tempo e lavoro: le percezioni degli italiani attraverso un’analisi di sentiment online“. Si tratta di un lavoro di opinion mining, realizzato nel primo trimestre 2015, avvalendoci della piattaforma di intelligence di Estrogeni, in grado di prelevare, nel rispetto della privacy, grandi quantità di dati da varie fonti, quali siti web, blog, forum, quotidiani online e social media (Facebook e Twitter). Obiettivo della ricerca è stato quello di ricostruire le opinioni di un numero significativo di utenti sui temi del work life balance, ed in particolare su stress e benessere.

word cloud stress lavoro benessere

Il lavoro afferisce contemporaneamente a diversi ambiti:

 

    1. psico-sociale il riferimento è alla teoria dell’influenza sociale ed in particolare alla teoria delle rappresentazioni sociali di S. Moscovici;
    2. linguistico e tecnologico, che si sostanza in quelle metodologie, risalenti al Natural Language Processing (NLP l’analisi del linguaggio naturale), della text analysis e della linguistica computazionale, che scaturiscono nell’opinion mining o sentiment analysis.

Un ringraziamento particolare va al professor Fiz Pérez e al laboratorio Business & Health dell’Università Europea di Roma, impegnati nel settore della psicologia del lavoro e delle organizzazioni.

Agostino

And the best movie award 2016 goes to…

We see three candidates very close for Best movie award 2016: the last Iñárritu, the movie with DiCaprio, and The Revenant.



These are the insights coming from our sentiment analysis, which we carried out on Twitter, on the English-language tweets about hashtag #oscarnoms, from 14 to 18 January.



In recent years, in 2014 and in 2015, we correctly predicted the winner. We applied the same methodology to 2016, and surprisingly the ultimate indication is rather univocal.


But first things first. We started as usual from the quantitative analysis, or the number of unique tweet related to each film. The Revenant wins hands down, and all the other films  are far behind.


Share of voice - film candidati agli Oscar 2016

Even on the sentiment side, on a scale from 0 to 100, the indication is still univocal in favor of The Revenant.


Sentiment - film candidati agli Oscar 2016

 

If we merge the share of voice and the sentiment, we get a Brandiment® map.



The positioning of the movies ON THE MAP shows even more clearly that The Revenant is definitely the favourite.



Mappa Brandiment - Film candidati agli Oscar 2016

 

Finally, we added the Box Office USA (source: IMDB), represented in the map with the size of the bubble.

Mappa Brandiment 2 - Film candidati agli Oscar 2016

And: wow! The Revenant is not only the film with better sentiment and share of voice, but it is also among the films that have grossed more.


A little surprising, The Big Short does not stand out in any of the examined parameters, and, together with the other movies colored in yellow, it is not among our favorites.


So, here our final victory percentages:


Room 5%: discreetly positioned, but also with the lowest BO in the lot, and distributed by a small production company (lacking the lobbying capacity of big Studios).


Spotlight 10%:  good values of share of voice and sentiment, the only one with Room and The Revenant to exceed 80 points of sentiment.


The Revenant 85%: absolutely solid on all parameters examined, with important confirmations that come from awards before the Oscars.


These are our predictions, what do you think? In a few days, we’ll see!



 

Agostino

And the best movie award 2016 goes to…

Per l’Oscar a miglior film del 2016 siamo molto indecisi tra tre candidature: l’ultimo di Iñárritu, il film in cui recita Di Caprio, e The Revenant.


Queste le indicazioni che provengono dall’analisi del sentiment, che abbiamo effettuato su Twitter, sui tweet in lingua inglese in merito all’hashtag #oscarnoms, nei giorni dal 14 al 18 gennaio.



Negli scorsi anni, nel 2014 e nel 2015, abbiamo predetto correttamente il vincitore. Abbiamo applicato al 2016 la stessa metodologia, e sorprendentemente l’indicazione finale appare piuttosto univoca.



Ma andiamo con ordine. Partiamo come di consueto dal dato quantitativo, ovvero dal numero di tweet unici per film. Stravince The Revenant, molto indietro tutti gli altri film.


Share of voice - film candidati agli Oscar 2016

Anche lato sentiment, su una scala da 0 a 100, l’indicazione è ancora una volta univoca a favore di The Revenant, che sfiora il punteggio altissimo di 90.


Sentiment - film candidati agli Oscar 2016


Se incrociamo i dati di share of voice e sentiment, otteniamo una mappa Brandiment®.


Il posizionamento dei vari film mostra in maniera ancora più evidente il favore che il sentiment degli utenti Twitter americani accorda a The Revenant.


Mappa Brandiment - Film candidati agli Oscar 2016


Aggiungiamo infine il Box Office USA (fonte: IMDB), rappresentandolo con le dimensioni della bolla.

Mappa Brandiment 2 - Film candidati agli Oscar 2016

The Revenant non solo è il film con miglior sentiment e share of voice, ma è anche tra i film che hanno incassato di più in assoluto.


Un po’ a sorpresa, The Big Short non spicca in nessuno dei parametri esaminati, e, insieme agli altri film colorati in giallo, non rientra tra i favoriti secondo il nostro parere.


Ecco quindi le nostre percentuali finali di vittoria:


Room 5%: discretamente posizionato, ha però gli incassi più bassi del lotto, ed è distribuito da una piccola casa di produzione  (priva delle capacità di lobbying dei grossi Studios).


Spotlight 10%: buoni valori di share of voice e sentiment, unico insieme a Room e The Revenant a superare il valore 80 di sentiment.


The Revenant 85%: assolutamente solido su tutti i parametri esaminati, con importanti conferme che giungono dai premi precedenti agli Oscar.


Queste le nostre predictions, voi che ne dite? Tra pochi giorni, we’ll see!