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Davide

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TV, Auditel o Sentiment?

Di recente Giovanni Stella, amministratore delegato di La7, ha dichiarato, in una intervista a Repubblica, che i dati dell’Auditel non sono corretti e il sistema di rilevazione va cambiato. Non entriamo nella questione, che tra l’altro è da tempo ampiamente dibattuta. Un dato però ci piace evidenziarlo: corretto o meno che sia, il dato Auditel rimane puramente quantitativo, non tenendo minimamente conto dell’apprezzamento degli spettatori (il famoso indice di gradimento).

Abbiamo quindi provato ad analizzare i dati qualitativi di due trasmissioni concorrenti andate in onda in prime time mercoledì 4 aprile: Unduetrestella di Sabina Guzzanti, e Porta a Porta condotto da Bruno Vespa. Utilizzando strumenti disponibili in rete e la nostra piattaforma, abbiamo considerato il totale dei tweet relativi alle trasmissioni per misurare l’interesse generale, e un sottoinsieme statisticamente significativo per rilevare l’apprezzamento medio.

Partiamo dai volumi di discussione: l’hastag #portaaporta ha registrato circa 380 menzioni, mentre #unduetrestella circa 230. Evidente quindi il vantaggio di Porta a porta, che però come share ha ottenuto quasi il 10%, contro quasi il 4% del programma concorrente. Per farla breve: l’Auditel ci dice che per ogni telespettatore che ha guardato la Guzzanti ce ne sono 2,64 che hanno guardato Vespa. Ma Twitter ci dice che per ogni spettatore che ha twittato sulla prima trasmissione, ce ne sono stai solo 1,65 che hanno twittato sulla seconda.

Ancora più interessante il dato sull’apprezzamento medio della trasmissione: nel campione analizzato, ponderato per i retweet, il 91% era positivo o neutro per Unduetrestella, dato che invece si ferma al 63% per Porta a porta.

Qualche differenza c’è, non vi pare? Per carità, ci sta che un programma di intrattenimento (ma con parti di approfondimento) attiri più consensi di una discussione politica, che di per sé stimola spesso commenti neutri o negativi, ovvero non riferiti all’apprezzamento o meno della trasmissione, ma alle affermazioni degli ospiti. Eppure: possibile che gli inserzionisti pubblicitari non debbano tener conto di questi dati? Dall’engagement (partecipazione sui social media) al gradimento, niente conta per gli investitori? O ancora:  e il gradimento per fasce orarie? Deve costare di più uno spot col massimo numero di spettatori, o uno spot col massimo gradimento?

Siamo nel 2012, a volte me lo ripeto perché è cambiato così poco in Italia in vent’anni… Non sarebbe ora di dare una pacca sulla spalla ai signori dell’Auditel, ringraziarli per l’egregio lavoro svolto, mandarli in pensione, e cominciare a usare strumenti nuovi, analitici, affidabili, democratici?

1024 724 Davide

Sanremo Web Stars

Emma Marrone. Se mai ci fosse stato il dubbio.
La trionfatrice di Sanremo vince per distacco anche la nostra classifica Sanremo Stars on Web. A sorprendere non è tanto il risultato, quanto la differenza che abbiamo registrato in tutte le categorie tra la Marrone e tutti gli altri competitor. Con una interessante eccezione. Ma andiamo con ordine.
Abbiamo innanzitutto considerato la presenza sui social degli artisti in concorso a Sanremo 2012, verificando quanti fan avessero prima dell’inizio del Festival e subito dopo la sua fine. Per poter paragonare i dati, poiché alcuni artisti sono assenti da Twitter, abbiamo calcolato la media dell’aumento dei fan su Facebook e Twitter, in termini assoluti. Non abbiamo considerato la variazione percentuale per due motivi: perché avrebbe premiato troppo artisti con pochi fan / follower iniziali o artisti da poco “sbarcati” sui social, e perché abbiamo ipotizzato che Sanremo garantisca uguale (ed elevata) visibilità per tutti i partecipanti, che quindi combattono “ad armi pari” la battaglia della notorietà. Emma Marrone ha acquisito 10.000 nuovi fan su Facebook, e 5.000 su Twitter. Un dato impressionante, che solo Nina Zilli ha saputo in parte ripetere, con un buon dato su Facebook (oltre 5.000 nuovi fan), e un secondo posto a un soffio dalla Marrone su Twitter. Podio anche per Arisa, mentre chi fa peggio in questa classifica sono i Matia Bazar, assenti da Twitter e con un profilo personale su Facebook che non gli consente di incrementare i fan.

 

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600 422 Davide

35 millimetri

35 millimetri. Ma non è un film. O forse sì. Un pessimo film, però. Un thriller per chi vive a Roma, qualcosa tipo Natale a Cortina per chi ci guarda da fuori. Proiettato venerdì 3 Febbraio.

35 millimetri. Di neve, però. Ovvero 35 centimetri. Lo sanno tutti i tecnici, dicono. Eppure, qualcosa è andato storto. I nostri amministratori non lo sanno. Tutto avviene a loro insaputa. Inutile scrivere cosa sia successo, lo sapete già. Quante ore avete passato in macchina venerdì pomeriggio? Io tre e mezza per fare 8 chilometri. Poco più di 2 chilometri all’ora, però! Sono stato fortunato, c’è chi è stato sul GRA per 5 ore, e chi sul treno per 7 ore. Nei supermercati, sabato mattina, c’è l’assalto ai forni di manzoniana memoria. Pane finito, latte finito, verdura finita. Sembra una guerra. È una guerra.

È la guerra dell’inefficienza diffusa, del pressappochismo, della menzogna, dell’incapacità di gestire sistemi complessi. Dell’informazione malata, anche: i telegiornali, faziosi e inguardabili, dicono che anche a Londra e Parigi ci sono stati disagi (certo, come no), oppure, ridicoli, invitano i senzatetto a rimanere a casa. Ma intanto spargono ansia, dicendo che i generi alimentari scarseggeranno e i prezzi aumenteranno.

Naufraghiamo come Schettino, ubriachi e spavaldi. Mentre il mondo che ci guarda non sa se essere attonito o ridere. Ridere dei nostri leader da operetta, che di fronte ai disastri, paesi navi e città che affondano, come dei bambini rispondono: “non è colpa mia”.
Qualche risata ce la facciamo pure noi. Il finto Alemanno che twitta “abbandonate la città” ad esempio. O guardando i bambini che giocano e fanno i pupazzi di neve. In fondo Roma imbiancata è uno spettacolo.

Ma la colonna sonora perfetta per leggere questo post è Goodbye Malinconia di Caparezza: “Come ti sei ridotta in questo stato?” Abbiamo perso la guerra, per 35 millimetri, è la risposta.

672 960 Davide

The Social Artist

10 Nomination all’Oscar. Uau! Ma andiamo con ordine.

11 novembre.  D’accordo con il distributore italiano del film, iniziamo le attività.

19 novembre. The Artist Il Film, la pagina che gestiamo, ha 75 fan su Facebook. Mancano ancora 20 giorni all’uscita nelle sale italiane. La strategia creativa viene pian piano attuata, per creare crescente interesse specie verso alcuni specifici target. Le idee sono molte, il film, che abbiamo visto in anteprima, è bellissimo, soprattutto. Resta il fatto che 75 fan sono pochini, se vogliamo promuovere il film al meglio.

2 dicembre. 95 nuovi fan in un solo giorno! Oggi siamo andati davvero bene. Quattro post sulla pagina ufficiale sono stati visualizzati da oltre mille persone. Abbiamo parlato delle infinite citazioni del film, del coraggio del regista, dell’essenzialità e della purezza del film anche nella colonna sonora, ed è stato rilanciato il trailer ufficiale.

11 dicembre. 148 nuovi “mi piace”. È il nostro record assoluto. Il film è appena uscito, e naturalmente stiamo spingendo al massimo. Viene sottolineata, come da strategia, la carica emotiva del film, la sua sensualità, la sua capacità di comunicare senza parlare. Ma nel frattempo sta anche succedendo qualcosa di nuovo e interessante, che non ci aspettavamo del tutto. Spagnoli, francesi, persino inglesi e americani stanno cominciando a interagire con noi, postano (Short review of The Artist: http://www.youtube.com/watch?v=DZRmHR-0zGo), commentano (Saw it yesterday night, it was very nice ^_^), domandano (Boston?? Where is this film showing in or around Boston, Massachusetts, usa?), suggeriscono (Go and see it!). Nonostante esista una pagina dedicata in inglese. Il film, l’abbiamo già detto, ci aiuta: è splendido ed il passaparola rimane tra le migliori possibili viralità. Ma forse stiamo anche lavorando bene, non ce lo diciamo da soli, ce lo dicono i numeri e la loro qualità:


Gennaio. Ormai 2 post su 3 dei nostri fan sono in inglese, o francese, o spagnolo. Veniamo praticamente  riconosciuti come una pagina internazionale. Veleggiamo felici sui 3.000 fan. Poi il 24 febbraio la notizia bomba delle nomination. Il post, e la notizia che il film tornerà nelle sale italiane, vengono visualizzati da almeno 4.000 persone. Continuiamo a crescere come seguito.

27 gennaio. Mentre scrivo questo post, in qualche ora la pagina ha acquisito altri 30 fan, siamo ormai oltre 3.800. Se ne acquisiamo 50-60 al giorno a febbraio arriveremo a 6000? Sarebbe un gran risultato! Intanto la portata virale, ovvero le persone che potenzialmente raggiungiamo con i nostri post, ha raggiunto un picco monstre di quasi 15.000 persone tra il 6 e il 12 gennaio.

26 febbraio (cronaca verosimile). Ed eccoci al gran giorno, chi vincerà gli Oscar? Sappiamo su chi scommettere, ci prepariamo alla diretta, ci siamo, proprio come c’eravamo il 19 Novembre con i nostri 75 fan!

516 350 Davide

Il ROI del SMM non esiste

Si sente molto parlare del ROI del Social Media Marketing, il Sacro Graal che dovrebbe convincere i CMO ad investire sulle attività di Web Marketing, perché ne renderebbe finalmente misurabili i ritorni.
Vorrei dare il mio piccolo contributo al dibattito: come sanno tutte le aziende che investono efficacemente sulla Rete, il ROI del Social Media Marketing non esiste.
Ne esistono 10, almeno.
Scordatevi quindi una percentuale che indichi il rendimento del capitale investito in attività sulla Rete. E cominciamo a pensare invece, alle possibili prospettive degli investimenti digitali, come suggerito dagli studi più recenti, e ai vantaggi che si possono ottenere per ciascuna.
Le prospettive sono 4, i benefici 10. Eccovi una sbrigativa, ma veritiera, lista:

1.    Risk Management → gestione e prevenzione delle crisi
2.    Risk Management →  possibilità di gestire il customer care via social media
3.    Brand Management → aumento di valore dell’asset Brand
4.    Brand Management → aumento dell’attrattività, della riconoscibilità e della credibilità del marchio
5.    Digital perspective → rapidità di comunicazione con i propri follower, possibilità di entrare rapidamente in contatto con nuovi follower
6.    Digital perspective → migliore conoscenza dei propri clienti e delle loro aspettative
7.    Financial perspective → fidelizzazione dei propri clienti (+ ricavi)
8.    Financial perspective → maggiore targettizzazione delle offerte (+ ricavi)
9.    Financial perspective → aumento della platea di potenziali clienti a cui rivolgersi (+ ricavi)
10.  Financial perspective → aumento del traffico dai social media verso il proprio sito (+ ricavi)

Tutto questo è valido, naturalmente, solo a patto che il social media marketing sia considerata non una attività residuale da fare a budget residuale e solo per dovere di presenza, ma invece una scelta decisiva per l’impresa, e che di conseguenza venga costantemente allineata alle strategie aziendali, semplicemente perché ne è parte integrante.
E ciascun punto della lista, naturalmente, meriterebbe un post dedicato. A partire dal fatto che se una azienda non ha intenzione di comunicare con trasparenza e rigore, forse sono più i rischi che corre che non i vantaggi che potrebbe ottenere, perché sul web tutto è tracciato, e qualunque parola sul web rimane scolpita nella pietra.
Tutto questo era quindi solamente per dire: la formula magica non esiste ancora, e forse è inutile provare a calcolarla perché il valore dell’investimento digitale è lì davanti ai nostri occhi. Si potrebbe obiettare: ma il caso Apple non dimostra che si può essere leader senza stare sui social? La risposta potrebbe essere semplice: non è forse Steve Jobs il primo, grande, insuperato evangelizzatore di community, con i risultati che tutti conosciamo?

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Caro Babbo Natale

Abbiamo fatto un’analisi del contenuto delle letterine scritte a caro-babbo-natale.it, l’iniziativa di cui vi avevamo parlato anche martedì. I termini sono tanto più grandi, quanto più numerose sono le ricorrenze dei desideri espressi, mentre il posizionamento nello spazio è casuale.
È solo un gioco, naturalmente: quindi, come sanno benissimo i bambini, qualcosa di decisamente serio.
Possiamo ipotizzare che abbiano scritto sul sito le persone più abituate all’utilizzo del web 2.0: semplificando, il campione dovrebbe essere rappresentativo  di quel 25%  di persone giornalmente connesse  ad Internet (fonte: Audiweb ottobre 2011). E cosa chiedono questi italiani al Babbo Natale digitale? Più velocità dell’ADSL, più smartphone, l’ultimo tablet? Se continuate a leggere, avrete qualche sorpresa.
Ecco una nostra interpretazione della letterina a Babbo Natale basata sulla frequenza dei termini utilizzati.

Caro Babbo Natale

Vorrei

persone

mondo

tempo

bambini

sorriso, sempre

lavoro

serenità

salute

sogni

vivere

GRAZIE

P.S. Poi (anche) qualche regalo

Niente tecnologia insomma, ma solo valori e categorie forti. Il che, in fondo, è anche una bella sorpresa; ma è davvero così, o solo così? Forse, per avere più persone e mondo, uno smartphone con social network può essere interessante e per avere più tempo, una connessione veloce o un tablet aiutano eccome. Vogliamo parlare del trovare lavoro senza LinkedIn o senza portali per la ricerca di lavoro? Insomma, forse la tecnologia non compare perché la diamo per scontata, perché il suo uso e la sua pervasività sono la quotidianità, il new normal.
Vi lasciamo con questo spunto di riflessione, e in ogni caso, digitale o analogico che sia, Buon Natale ai nostri follower e a tutti. Ci rivediamo dopo le vacanze.

150 150 Davide

Brandiment, o il sogno del web marketing

L’enorme quantità di dati disponibile liberamente in rete sembra finalmente realizzare il sogno di una vita dei direttori marketing. Conoscere il proprio cliente, così bene da poter capire non solo se è soddisfatto o meno delle scelte fatte, ma anche se e come procederà al prossimo acquisto. Ma siamo sicuri che sia così? O sul web c’è piuttosto enorme rumore di fondo, buzz dicono gli americani, che non consente di distinguere fenomeni di reale consistenza dal chiacchiericcio generalizzato?
Sono proprio gli americani, col loro riconosciuto pragmatismo, a fornirci delle indicazioni chiare su come procedere. È da tempo, almeno un paio d’anni, ovvero un’eternità sulla rete, che gli analisti più avveduti ripetono come un mantra che tutto si sta spostando sul web, e che il marketing delle aziende “tradizionali” deve assolutamente attrezzarsi con delle strutture di intelligence della rete, o comunque essere supportato nel cambiamento da professionisti esterni. Il CRM soprattutto, la gestione della relazione col cliente, nelle aziende più evolute si arricchisce a tal punto da cambiare nome, diventando Social CRM, ovvero un CRM integrato da tutte le informazioni raccolte in rete.
Arriviamo così al punto decisivo: l’integrazione delle informazioni aziendali già esistenti. Raccogliendo uno spunto fornito in un recentissimo report Forrester, possiamo quindi dire che nell’analisi delle conversazioni online c’è un percorso, che va dal semplice crawl, raccogliere dati “passivamente” e meccanicamente, ad un ascolto proattivo (walk), che si affina sempre più attraverso la combinazione dei dati (run) fino a raggiungere l’integrazione nei database aziendali già esistenti (fly). Viene così fornito, in ultima analisi, un contributo enorme alla definizione delle strategie di marketing, e al loro fine tuning una volta che vengono messe in campo. Non si tratta più solo o “semplicemente” di migliorarsi, ma di evolvere verso nuovi modelli di business, sempre più centrati sul cliente e sulle sue aspirazioni. In questo senso Kotler ha parlato di marketing 3.0, un marketing in cui l’opinione del cliente è considerata rilevante in tutte le fasi del ciclo di vita di un prodotto, dalla valutazione finale a risalire via via fino alla stessa ideazione di nuovi servizi e prodotti.
È partendo da queste considerazioni che nasce la Business Intelligence di Estrogeni, prima come struttura organizzativa, due mesi dopo anche come piattaforma integrata progettata in tecnologia php 5, lo stato dell’arte per le applicazioni web dinamiche. È uno strumento in grado di rilevare puntualmente il sentiment online e al tempo stesso di esprimere in maniera chiara il digital brand value di un’azienda in rete. Ovvero, in grado di supportare sia l’operatività che le strategie di marketing. Brand e sentiment quindi, in quello che abbiamo chiamato, in una parola, Brandiment. Un nome sintetico, per uno strumento che permette la sintesi dello stream senza fine dei dati della rete.
Nel web 2.0 tutto corre ad una velocità impressionante, e per un’azienda affidarsi a tentativi artigianali di costruzione della propria immagine rischia di essere un boomerang. Esserci invece con professionalità e visione è una sfida che vale la pena correre, soprattutto se è vero, come qualcuno ha detto, che “il futuro è l’unico posto dove possiamo andare”. In quel posto noi ci saremo, vogliamo andarci insieme?

150 150 Davide

Roma 2011

Roma 2011. Ti occupi di Web Marketing e di Business Intelligence. Hai un convegno di una nota casa produttrice di software. Un appuntamento importante, dove stimolare la mente e incontrare gente. Dove provare ad immaginare il futuro, quantomeno del tuo ambito lavorativo, ma non solo.

Roma 2011. Ti alzi la mattina e vedi che piove. Brutto segno. A Roma il traffico è tremendo quando piove. Dopo un po’ ti accorgi che piove molto, e, a giudicare dai fiumiciattoli che percorrono le strade, piove anche da molto. Prendi la macchina, per raggiungere la metro più vicina. Su twitter i tuoi amici e colleghi imprecano contro il traffico impazzito. Raggiungerla, la metro. Le macchine sono ferme. Impieghi un’ora per arrivare ad una strada allagata, in mezzo un autobus e una macchina abbandonate con l’acqua che arriva fino a sopra le ruote. La strada è allagata, perché? Perché l’acqua non defluisce nei bocchettoni? Provi a raggiungere un’altra stazione, impieghi altri 45 minuti. Prendi la metro. Un annuncio dice che la corsa è limitata, perché alcune stazioni sono allagate. Perché sono allagate? Perché negli altri paesi non si allagano? Chi le ha progettate? L’annuncio è solo in italiano. A fine corsa gli stranieri vedono che tutti scendono e si guardano intorno spaesati. Ti vergogni un po’. Raggiungi la fermata del bus dove dovrebbero passare le navette sostitutive. Dovrebbero. Forse un centinaio di persone aspetta un autobus che non arriva. Quando si intravede, lontanissimo, fermo nel traffico e già pieno, hai già deciso che non andrai più al convegno.

Roma2011. Ti viene in mente Copenaghen dove sei stato poco tempo fa. Città bella e vitale. Una metro efficiente e leggera, come serve alla città. L’ha costruita l’Ansaldo. L’abbiamo costruita noi. Ma allora siamo bravi. Talmente bravi che ci chiamano dall’estero. E invece qui non funziona niente. Per qualche ragione incomprensibile, o forse comprensibilissima, siamo fermi al 1980.

Roma 2011. Non è cambiato niente, solo più smog. Trent’anni fermi. Scopri che c’è una vittima. Il nostro tributo di sangue all’eterno passato. Ti sfoghi anche tu su twitter, gli hashtag sono #piangiroma #roma2011 #echecazzo e tanti altri.  In qualche modo raggiungi l’ufficio. Poi ci scrivi pure un post. Torni al web 2.0. In qualche modo, bisogna continuare a sognare il futuro.

150 150 Davide

A proposito di sentiment

Laureato in Comunicazione, masterizzato in economia della concorrenza, esperto di contabilità regolatoria presso una società di trasporti, consulente sulla configurazione dei sistemi per servizi multimediali presso una società di telecomunicazione, almeno da un paio di anni fortemente attratto dalle analisi di Marketing (il primo amore non si scorda mai).
Un po’ come un novello Zelig nella mia vita lavorativa (e non solo) mi sono adattato alle situazioni più differenti; d’altra parte capita spesso in consulenza di essere “venduto” come esperto di qualcosa che si conosce poco, per accorgersi che il tempo a disposizione per capire coincide con il tempo in cui vanno svolte le attività.
Tra i vari interessi uno ha prevalso: la passione per i numeri e per la possibilità di sintetizzare efficacemente fenomeni complessi, cogliendo ed evidenziando i principali trend in atto, sviluppata nei primi anni di lavoro occupandomi di controllo di gestione. I numeri per spiegare la realtà.
Molti anni dopo, mi si è presentata la possibilità di collaborare alla realizzazione di report sul sentiment online di Trenitalia; non ho avuto dubbi e l’ho colta al volo. Così ho conosciuto Estrogeni. Da subito ho percepito professionalità, attenzione, voglia di provare e rischiare, allergia ai conformismi del mondo del lavoro, intelligenza. La prima volta che sono venuto a visitare la (vecchia) sede, ho avuto la sensazione di avere a che fare con degli hacker. Un seminterrato con stanze strapiene di oggetti e di persone che lavoravano intensamente, allegramente, una confusione splendidamente organizzata. Sì, degli hacker, degli hacker maledettamente in gamba.
A quel punto l’innamoramento (parlando di Estrogeni ci può stare…) era completo. Mi propongo, facciamo una serie di colloqui. Ok, si può fare. Conosco i soci. Altri incontri. Alla fine l’accordo: sarai il responsabile della BI. Responsabile BI. Uau.
Comincia una sfida affascinante, il bello è la sensazione di essere nel posto giusto.